
Un'altra lezione, l'ennesima. E a questo punto (anche molto prima in realtà) dico: impariamo da loro. Ancora una volta, cerchiamo di imparare da loro, di elevare una cultura sportiva che non abbiamo e forse non abbiamo mai avuto. Speranza che rischia di restare tale: il DNA è quasi impossibile da modificare, e lo è ancor di più in questo caso.
A tutti gli Urbano Cairo della situazione si consiglia di riflettere su quanto è successo domenica scorsa nell'ultima di campionato a Birmingham, dove si è giocato Aston Villa-Newcastle. Il Newcastle di Shearer retrocede perchè battuto da un Aston Villa senza alcuna motivazione di classifica. Dopo 16 anni, i Magpies abbandonano la Premiership, nonostante una rosa che avrebbe certamente potuto ambire a ben altre posizioni. Pensiamo a ex campioni d'Europa come Butt, a calciatori che hanno calcato palcoscenici importanti come Duff, Martins, Coloccini, e ad un ex pallone d'oro come Owen. Retrocessi, perchè quando l'annata è storta, è storta, e nessuno è riuscito a salvare la barca che affondava.
In Italia, se una squadra così retrocedesse, partirebbe la contestazione più efferata. Al Villa Park, non si è andati oltre la faccia scura di Alan Shearer e le lacrime dei tifosi: nè isterismi, nè tentativi di giustizia fai da te. Il campo ha parlato, e ha detto che il Newcastle meritava la retrocessione. Agli inglesi, tanto basta per accettare il verdetto, senza accusare altre squadre di essersi impegnate troppo o troppo poco.
E così, al fischio finale, i giocatori rimangono a lungo in mezzo al campo, disperati ma confortati da un tifo straordinario. Uno striscione recitava, tradotto letteralmente: "Orgogliosi di essere Magpies..vi seguiremo ovunque". Roba da far venire i brividi, e di una bellezza assoluta.
E noi, un anno luce indietro, stiamo qui a guardare ammirati quella che in altri Paesi è semplicemente la quotidianità. Stiamo qui a pensare che il Genoa forse si è sbattuto troppo in una partita che contava poco, mentre Bologna e Chievo mettevano in forno quello che sarebbe stato il biscotto più stupido della storia del calcio (come ho spiegato altrove). E lungi da noi l'idea di guardare in casa nostra: sarebbe un peccato mortale che ci costringerebbe a fare i conti coi nostri errori, e a queste cose non siamo abituati.
Impariamo da loro. Non solo a vincere una Champions, ma anche ad accettare che nello sport la vittoria e la sconfitta sono due facce della stessa medaglia, ed entrambe vanno accettate con stile.