24 marzo 2011

Amarcord: ricordavate? George Best, genio e sregolatezza..


"Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcool e automobili. Il resto l'ho sperperato."

Genio e sregolatezza: questo era George Best, uno dei calciatori più forti della storia, ma anche una testa matta che ha fatto dell'eccesso il leit motiv della sua vita.

Istinto puro, quello che guidava le giocate dell'attaccante nordirlandese. Nulla di razionale in quelle accelerazioni ed in quei dribbling ubriacanti che lasciavano di sale i difensori di tutta Europa, solo semplice e purissimo talento.

Negli undici anni passati nelle fila del Manchester Utd (1963-1974), il quinto Beatle arriva ai massimi vertici del calcio mondiale, vincendo la Coppa dei Campioni nel 1968 in finale contro il Benfica di Eusebio.
Quel successo, ottenuto da protagonista, gli spalanca le porte per la conquista del pallone d'oro, che però segna anche l'inizio della sua parabola discendente: donne e alcool non sono decisamente due cose di cui abusare in una vita da atleta, così come gli allenamenti sono un obbligo e non una semplice opzione.

A 28 anni decide allora di chiudere col calcio che conta, e di emigrare negli USA per poi tornare in Gran Bretagna solo in club minori, lontano dalle luci della ribalta. La dipendenza dall'alcool purtroppo segnerà l'intera esistenza di questa testa matta dai piedi fatati, e dopo che il suo fisico già in età giovane era stato indebolito, a 56 anni subisce un trapianto di fegato.

Nonostante riesca perfettamente l'intervento, di fare una vita normale non se ne parla, e così la stella nordirlandese decide di continuare a bere: il 25 novembre 2005, si chiude l'avventura su questa terra di questo folle, geniale personaggio che ha vissuto per 59 anni su una montagna russa, ma che si è guadagnato senza dubbio un posto d'onore nella hall of fame dei più grandi di tutti i tempi.

Non sarà stato uno spot per la vita sana, ma la sua leggenda, comunque sia, vivrà per sempre.

22 marzo 2011

Da zero a dieci: miracolo Malesani, Matuzalem da bollino rosso!


VOTO 10 - ALBERTO MALESANI Il suo Bologna non fa niente di eccezionale, pareggiando 1-1 in casa col Genoa. Con questo punticino però i rossoblù toccano la fatidica quota 40, e il miracolo di una salvezza incredibile è ormai compiuto. Evidenti i meriti di un tecnico dato per finito, ma che ha messo in piedi una formazione combattiva, solida, difficile da affrontare per chiunque e quasi infallibile negli scontri diretti. Il tecnico veronese, dopo tante delusioni, ha così la sua rivincita. Volpone.

VOTO 9 - ALESSANDRO DEL PIERO Il tempo passa, la Juve annaspa, ma la sua classe è sempre cristallina. Gol da antologia che risolve la gara col Brescia, prestazione da capitano vero. Non sarà più uno da 90 minuti a partita, ma sa essere ancora decisivo. Lui. Fiore nel deserto.


VOTO 8 - FRANCESCO TOTTI Seconda doppietta consecutiva, che evita la sconfitta a Firenze. E con i due gol segnati al Franchi fanno 201 in serie A, roba grossa per uno che per anni è stato considerato un trequartista puro. E' in forma strepitosa, Ranieri aveva depresso anche lui. Trascinatore.

VOTO 7 - EDINSON CAVANI Ci si chiedeva dove fosse finito, il Matador. Ed eccolo, con una doppietta che suona tanto come uno "scusate il ritardo", dopo le ultime opache prestazioni. Secondo gol da incorniciare, freddo sul rigore: trascina il Napoli verso un sogno che continua oltre ogni previsione possibile, ed in questo sogno c'è tanto, tantissimo di suo. Macchina da gol.

20 marzo 2011

Milan, la frittata è servita..

Goian batte Abbiati: è l'1-0. (Foto Gazzetta.it)
Possiamo dirlo, il Milan sta ufficialmente provando a suicidarsi sportivamente. Cosa neanche troppo rara, nella storia di un campionato in cui tante volte è successo che la squadra saldamente al comando perda la brocca nel momento decisivo, commettendo il più classico degli harakiri calcistici. Che poi ci riesca o meno, è tutto da vedere, ma il tentativo è comunque di quelli seri.

Il curvone Napoli-Torino sembrava essere davvero l'ultimo serio ostacolo tra i rossoneri ed il tricolore. E se per consolidare la loro leadership sarebbero bastai anche 4 punti nelle due complicate trasferte, la squadra di Allegri è invece riuscita a saccheggiare prima il San Paolo e poi il Delle Alpi, stroncando le velleità di rimonta dei cugini e degli stessi partenopei.

Poi succede che la squadra esca dalla Champions League, nonostante la grande gara di Londra; e lì, improvvisamente, parte l'effetto domino. Pareggio in casa col Bari ormai con un piede e mezzo in serie B, sconfitta questa sera a Palermo al termine di una gara in cui si è vista una squadra involuta, che senza Ibrahimovic perde quello che è il fulcro di tutta la produzione offensiva. Certamente non era in forma, certamente domenica scorsa ha combinato una fesseria, ma c'è poco da fare: a questo Milan Ibra serve come il pane, e chi pensava che senza lo svedese si sarebbe visto un gioco migliore, è servito.

17 marzo 2011

Auf Wiedersehen, Bayern!

Pandev esulta con Nagatomo   (Foto Gazzetta.it)
Ho sempre dato un grosso peso ai segnali, specialmente in competizioni come la Champions League dove, lo dico da sempre, sono i particolari a fare la differenza. E proprio sulla base di questi "segnali", credevo che alla fine del primo tempo di Bayern Monaco-Inter fossimo ormai prossimi alla scomparsa dei campioni d'Europa in carica (e con loro dell'intera bandiera italiana, alla faccia dei 150 anni di storia) dalla geografia calcistica continentale.

Già dopo la gara di andata tante nubi avevano iniziato ad ingrigire l'orizzonte, con la mezza papera di Julio Cesar che a tempo praticamente scaduto serviva a Mario Gomez su un piatto d'argento una vera e propria ipoteca per i quarti di finale, dopo che la squadra nell'arco dei novanta minuti aveva sprecato l'incredibile almeno al pari dei tedeschi. Quello che poi succede nella prima frazione di gioco all'Allianz Arena ha avuto dell'incredibile, e ben pochi ottimisti avrebbero potuto immaginare che di lì a poco questa gara sarebbe entrata di diritto nell'elenco delle imprese indimenticabili dell'intera storia nerazzurra.

Eto'o, in probabile offside, azzera l'handicap della gara d'andata dopo soli 4'. E lì, pensi, inizia un'altra gara. In effetti è vero, ma non nel senso che il tifoso interista sperava. Al 21' sembra di vedere un film già visto solo tre settimane addietro: Robben semina il panico, si accentra partendo da destra, scaglia un tiro non certo irresistibile che però innesca un nuovo paperone colossale del portierone nerazzurro, che regala di fatto a Gomez l'1-1. Due azioni di Robben, due harakiri del miglior portiere del mondo, due gol di Gomez: un segnale? "Magari no, dai".

Poi succede che sempre Robben, 10' più tardi, serva un passaggio in area che non avrebbe alcun futuro senza il tocco suicida di Motta, che lo fa diventare un assist prelibatissimo per Muller. Il campioncino tedesco chiaramente non si fa pregare di fronte a tanta grazia e batte Julio Cesar. Tirando le somme, tra andata e ritorno il parziale recita 3 gol del Bayern, di cui due regali di un portiere versione saponetta ed uno generosissimo del brasiliano naturalizzato italiano. Segnale ancora più forte che non c'è proprio nulla, ma nulla di nulla, da fare? "C'è ancora tanto tempo, chissà cosa può ancora succedere".

15 marzo 2011

Da zero a dieci: ciclone Udinese, largo al Suma-show!


Dopo una settimana di colpevole assenza (per adesso il tempo è più tiranno del solito!), torna la mia hit parade settimanale.

VOTO 10 - UDINESE Potremmo parlare dell'ennesima doppietta di Di Natale, della meravigliosa rete di Sanchez, o magari dello straordinario lavoro di Guidolin, ma la verità è una sola: questa Udinese è un collettivo meraviglioso, ed il 4-0 di Cagliari dimostra che ad oggi nessuno, squadroni compresi, è come loro. L'azione del quarto gol poi è da vedere, rivedere, e rivedere ancora: sembravano il Barcellona. Macchina da guerra.

VOTO 9 - LUIGI DELNERI Non si può dare un voto diverso ad uno che ogni settimana è impegnato in una finale. Ed anche se le prime tre gli sono andate male in compenso gliene restano nove, altro che triplete, cinquine, tombole e storie varie. In tutto questo proliferare di finali ha anche visto la Juventus giocare un buon calcio a Cesena, il che non guasta. Del resto i risultati sono importanti, ma anche l'occhio vuole la sua parte, no? Se poi mi dicesse (anche via mail) da chi si rifornisce, magari ci faccio un pensierino anche io: deve essere roba buonissima. Alice nella tana del Bianconiglio.

VOTO 8 - FRANCESCO TOTTI Torna ad essere decisivo nella gara più importante dell'anno. Primo tempo sufficiente, ripresa da campione con i due gol su calcio da fermo che fanno pendere la bilancia del derby dalla parte giallorossa. Matuzalem per poco non lo sfigura, lui provoca ma non cade nelle provocazioni: insomma, per un romano come lui, è il derby perfetto. Re di Roma.

VOTO 7 - EZEQUIEL LAVEZZI La sua assenza ha evidenziato ulteriormente quanto sia imprescindibile per questo Napoli, la prestazione di ieri lo ha ribadito con tanto di punto esclamativo finale. Confeziona l'assist del pari di Hamsik (in fuorigioco), poi provvede a siglare il raddoppio che uccide di fatto la partita. Per sicurezza stavolta non sputa neanche per terra: aveva paura che il prato del Tardini chiedesse la prova tv. Insostituibile.

10 marzo 2011

Italia, flop (quasi) totale. Senza se e senza ma..

Foto Gazzetta.it
I se ed i ma quando si parla di calcio sono da sempre strumento letale, quasi autolesionistico, per chi prova a spostare, scambiare, manipolare eventi cercando di abbozzare un finale differente rispetto a quello che la dura realtà ha già servito. Quando si parla di Champions, competizione dei particolari per eccellenza, questa tendenza viene spesso esasperata, perchè gli episodi hanno un peso specifico incredibilmente importante e fanno la differenza nella quasi totalità dei casi.

Senza gli errori di uno sciagurato Robinho, chissà, magari oggi staremmo parlando di un'impresa rossonera a White Hart Lane. E magari, volendo spiccare un volo ancora più alto con la fantasia, potremmo anche immaginare gli orizzonti che si sarebbero spalancati ad una Roma che con il testardo Borriello trasforma il calcio di rigore e si scatena come una furia sullo Shaktar ribaltando il ko dell'Olimpico. Peccato però che questo non sia Sliding doors, e non sappiamo, realmente cosa sarebbe potuto succedere. Possiamo però decidere di guardare obiettivamente la cosa, e dire che alla fine, tutto sommato, abbiamo quello che ci meritiamo. Nè più, nè meno.

Sicuramente il Milan a Londra ha fatto tutto il possibile per ribaltare lo svantaggio, contro una formazione che ha badato più a non prenderle che ad altro. Il peccato originale sta però in quella gara d'andata, in cui una squadra amorfa è stata irretita da un'avversaria non certo irresistibile ma brava ad azzeccare il contropiede della vita su cui costruire un ritorno più morbido del previsto. Una squadra dal blasone e dalla caratura dei rossoneri deve provare a chiudere il discorso già a San Siro, dove invece il Milan non ha creato un solo pericolo alla porta di Gomes.

08 marzo 2011

Scaldacollo addio, ne va della vita dei calciatori!


Argomento soft, oggi. A quanto leggevo ieri, dal 2012 i calciatori avranno il divieto tassativo di indossare i comodissimi "snoods", ovvero gli scaldacollo, per ragioni legate all'incolumità dei calciatori stessi. Inizialmente mi sono messo a ridere, poi mi sono reso conto che stiamo veramente arrivando al delirio paranoico, e allora la mia risata è stata smorzata, pur non scomparendo del tutto.

Cosa rischia il calciatore che indossa lo scaldacollo? La vita, come minimo. Tornando per un attimo seri, secondo l'International Football Association Board (Ifab), il rischio è che il calciatore lanciato a rete possa essere afferrato dall'avversario proprio per lo scaldacollo, rischiando così serie lesioni (citando il portavoce Fifa). In effetti, da quando è partita la "snoods-mania" i morti e feriti non si contano più, ed è giusto creare dei deterrenti per evitare che in breve tempo il genere umano si estingua del tutto. Meglio prendersi un accidente giocando a dicembre con cinque gradi sottozero, decisamente.

Così, dopo il giallo per chi si toglie la maglia dopo un gol o si azzarda solo a mostrare una maglia con dedica, dopo il vergognoso e discriminante decreto anti-bestemmia, ecco una nuova riforma che parte dall'alto, ad aggiungere una spolverata di ridicolo ad un ambiente in cui le contraddizioni sono già in abbondanza.

Chissà, magari tra qualche tempo verranno proibiti anche elastici e fasce per capelli: motivi adesso non me ne vengono, però io non ho la fantasia di certi geni contemporanei. Attendiamo fiduciosi, ci stupiranno ancora.

06 marzo 2011

Juve, capolinea Delneri. O no?

Foto Gazzetta.it
Sinceramente quando leggo e sento parlare di biscottone, argomentando così uno Juve-Milan tra i peggiori degli ultimi 20 anni, mi viene da ridere. Sì, perchè va bene che siamo in Italia, ma pensare che in qualche modo una gara del genere possa essere stata influenzata da taciti accordi è pura e semplice follia. Detto questo, tanto per sgomberare il campo da illazioni di qualsiasi tipo, ho visto una Juventus, in una parola, orripilante. E adesso voglio vedere cosa si inventeranno quei fenomeni (sempre meno, a dire la verità) che ancora difendono (come se fosse il loro) l'operato della premiata ditta importata da Genova, roba che al confronto quando passavano gli Unni era la gita di una scolaresca.

Questa sera il Milan ha giocato una gara assolutamente ordinaria, tenendo il pallino del gioco senza però risultare particolarmente brillante in fase di possesso palla. Chiaramente, se giochi contro una squadra che non tira mai, e dico mai, in porta, può bastare pochissimo per portare a casa l'intera posta in palio. Ed infatti, è proprio quello che è successo: un'azione confusa, un pallone che arriva a Gattuso al limite dell'area, un sinistro a 0 km/h che basta però per battere un impreparato Buffon. Gioco, partita, incontro: i rossoneri mettono le mani su uno scudetto che adesso, passato a bottino pieno il ciclo dipinto come terribile con Napoli e Juventus, sembra davvero saldamente in pugno.

03 marzo 2011

Da zero a dieci: Sanchez Maravilla, flop Palermo


Con un pò di ritardo, ecco la mia hit parade della giornata di serie A.

VOTO 10 - ALEXIS SANCHEZ Quando a gennaio l'Inter si avvicinò sensibilmente al Nino Maravilla, le cifre che circolavano (25 milioni) sembravano folli. Provate a chiederlo adesso a Pozzo senza presentarvi con un assegno da almeno 30 milioni: vi riderà in faccia. Contro il Palermo visto domenica avrebbe segnato anche Pancev con 40 di febbre, ma la sua prestazione (con relativo poker, il primo della sua carriera italiana) rimane comunque superlativa. Talento purissimo, sembra avere l'argento vivo addosso. Scheggia impazzita.

VOTO 9 - ANTONIO DI NATALE La regolarità con cui segna da due anni a questa parte fa quasi passare inosservata l'ennesima tripletta del bomber napoletano, che sale a quota 21 e scavalca nuovamente Cavani in testa alla classifica cannonieri (già vinta l'anno scorso). Assieme a quel satanasso cileno fa a fette la panchina di Delio Rossi, mandando in orbita la sua Udinese: a posteriori, quella di tatuarsi addosso il bianconero friulano rifiutando quello della Juventus non è stata solo una scelta di vita, ma anche una scelta quantomai azzeccata. Capitano coraggioso.

VOTO 8 - MARCO DI VAIO Due reti alla Juventus, una più bella dell'altra, e il Bologna espugna Torino dopo 31 anni. Autentico simbolo di una squadra che nonostante mille difficoltà sta portando a termine una salvezza incredibile: i gol sono 16 adesso, e la doppia cifra è ormai a un passo. Killer.

VOTO 7 - ALEXANDRE PATO Finalmente una prestazione da trascinatore. Nella notte più importante diventa assolutamente devastante, rubando la scena a uno spento Ibrahimovic, ignorato tra l'altro nell'azione del 3-0. Quando però uno si inventa un gol del genere, c'è solo da applaudire, altro che storie. Può essere l'uomo decisivo per la seconda parte della stagione rossonera. Asso.

01 marzo 2011

Palermo, avanti un altro: ma stavolta, forse, è giusto così..

Rossi e Zamparini: c'eravamo tanto amati.. (foto Ansa.it)

La fortuna di avere un blog in cui dire la propria opinione senza alcun problema e senza censure di nessun tipo sta nel fatto che, giuste o sbagliate che siano le opinioni stesse, il blog ti è testimone. Se hai detto un'emerita idiozia, sta lì a testimoniarlo, se invece ti sei esposto e alla lunga i fatti ti hanno dato ragione, idem.

Da sempre ho individuato in Maurizio Zamparini uno dei mali del Palermo, per via del suo controverso rapporto con tecnici prima amati, poi sopportati, infine cacciati malamente dopo un logorante lavoro ai fianchi fatto di intromissioni, aspre critiche, feroci attacchi diretti su scelte iniziali, sostituzioni, questioni tattiche di ogni tipo. Un'opera quasi scientifica di svilimento professionale, che ha riservato finora sempre lo stesso triste epilogo.

La media degli esoneri operati dall'imprenditore friulano è da capogiro: 29 in 20 anni, più di uno all'anno, e spesso i nomi sono stati importanti come quelli di Guidolin (preso e ripreso più e più volte), Zaccheroni, Delneri, Zenga e, ultimo della lista, Rossi. Per non parlare di Ballardini, che dopo aver sostituito Colantuono lasciò a fine stagione dopo un ottimo campionato, perchè "stressato" proprio dal presidente rosanero, ad evidenziare la difficoltà di lavorare alle dipendenze di un elemento così "focoso" (tanto per usare un eufemismo).