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Ricomincio da tre..



La favoletta di Zaccheroni credo la conoscano quasi tutti i calciofili di buona memoria, ma la ricordo per chi avesse rimosso il particolare. 

13 aprile 1997, l'Udinese allora guidata dal tecnico romagnolo è di scena a Torino, sul campo di una lanciatissima Juventus. Dopo 3' viene espulso il terzino belga Genaux (deceduto poi a soli 35 anni), e il tecnico anzichè togliere una punta inserendo un difensore rimane con una sorta di 3-4-2. L'Udinese vincerà 3-0 (grazie anche a due rigori falliti da Zidane e Vieri) e successivamente il modulo definitivo adottato da Zac sarà proprio il 3-4-3, col tridente Poggi-Bierhoff-Amoroso che ha reso i friulani la terza forza d'Italia.

Da quel giorno in poi, il tecnico si è andato ad identificare in modo quasi simbiotico con il suo modulo, diventato come il 4-4-2 per Sacchi o il 4-3-3 per Zeman: imprescindibile, qualunque sia la squadra e qualunque sia il materiale umano a disposizione. Dopo aver preso in mano la Juventus, però, credevo che il nuovo allenatore avesse quantomeno il buon senso di aspettare di avere gli uomini giusti a disposizione, prima di mettere in moto la sua macchina creativa, come se di equivoci questa Juve non ne avesse già abbastanza.

E così, già dalla trasferta di Livorno, ecco che i bianconeri vengono subito schierati in campo con un 3-4-1-2, con Diego (appunto, a proposito di equivoci) trequartista dietro Amauri e Del Piero. La difesa a tre era una sorta di difesa a due, visto che Cannavaro è ormai un ex giocatore accertato (che però andrà in Sudafrica, ovviamente) e Chiellini non ha tra le sue qualità la facoltà di sdoppiamento, con Legrottaglie a completare la galleria degli orrori. Vedere il più nano della cucciolata (Filippini) saltare in mezzo a due NAZIONALI è un'infrazione alle comuni leggi della fisica.

Domanda: non sarebbe stato meglio inserire Caceres al posto dell'ectoplasma, visto che tra l'altro l'uruguaianao è un difensore centrale? No, perchè Caceres viene piazzato come esterno del centrocampo a quattro, cioè volevo dire a tre, vista l'inutilità di Grosso (che però - ripetizione voluta - andrà in Sudafrica, ovviamente). E così, ecco bella e pronta una formazione in cui la spinta sulle fasce è praticamente inesistente, visto che da un lato c'è un difensore riciclato a esterno e dall'altro un esterno che si è autoriciclato a non si sa bene cosa, mentre davanti è il delirio assoluto dell'approssimatività.

Domanda: non sarebbe stato meglio aspettare almeno il rientro di Marchisio, Sissoko, Camoranesi, prima di dare libero sfogo alla fantasia tattica? Non sia mai, Zac il suo 3-4-3 se lo sogna la notte, e Diego deve ringraziare Jesus con una maglietta se lo ha corretto in 3-4-1-2 (modifica che tra l'altro gli permise di inserire Boban vincendo lo scudetto del '99). Peccato che stavolta davanti non abbia Bierhoff e Weah davanti, bensì l'Amauri più scandaloso mai visto in Italia (ma tranquillo Carvalho, se segni un paio di gol Lippi ti porta in Sudafrica con le altre due belle statuine) e un Del Piero sul viale del tramonto (con Iaquinta e Trezeguet sarebbe tutta un'altra musica).

E i due pareggi ottenuti dal tecnico finora sono stati addirittura considerati da qualcuno come un passo avanti rispetto alla gestione Ferrara, in cui la sconfitta era compagna di viaggi abituale: peccato che le avversarie erano la Lazio da retrocessione vista finora, e il Livorno altrettanto pericolante. Proprio un bel bottino, Zac.

La verità è che nel lotto dei possibili "traghettatori" è stato scelto proprio quello che si sapeva avrebbe portato con sè una sorta di rivoluzione tattica, in una squadra che già di confusione ne ha avuta abbastanza dalla precedente gestione e tutto quello che necessiterebbe è EQUILIBRIO.

La domanda che mi pongo adesso è: arriverà il momento in cui la premiata ditta Blanc-Secco-Elkann ne azzeccherà una?


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Oh, my God!


"Dopo averci pensato molto, credo che togliere la fascia a Terry sia la cosa migliore da fare. Come capitano dell'Inghilterra John ha avuto sempre un comportamento estremamente positivo, ma ho dovuto considerare anche altre cose per il bene della squadra"


Tradotto: i tabloid inglesi mi hanno fatto due marroni così, e alla fine anche se io sono pur sempre il grande e irreprensibile Capello, è meglio dare la fascia di capitano ad uno dalla carriera cristallina come Rio Ferdinand.

Già, Rio Ferdinand. Quello che nel 2004 fu squalificato per 8 mesi dopo aver saltato volutamente un controllo antidoping, e lo stesso dei festini a luci rosse, delle multe per guida in stato di ebbrezza e delle serate "allegre" a base di alcol nei migliori strip club e localini di Manchester e Londra, senza contare il processo subito a Leeds per violenza sessuale, aggressione e rapimento. Almeno non si è fatto la moglie di nessun compagno di squadra, e a quanto pare tanto basta per renderlo meritevole a sufficienza della fascia di capitano.

La faccenda trasuda ipocrisia da ogni lato, e come si dice, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Qualsiasi errore imputabile a Terry non è minimamente legato al campo, ma solo ed esclusivamente alla sua VITA PRIVATA, che in quanto tale non dovrebbe essere argomento di giudizio per stabilire le gerarchie di uno spogliatoio.

Terry non è Clinton (per andare con la mente al vecchio, celeberrimo sex gate a stelle e strisce), nè Obama, nè Tony Blair: è "solo" il capitano di una nazionale di calcio, che andrebbe pertanto giudicato per le sue prestazioni sul rettangolo verde e per la dedizione alla causa della propria squadra. E sotto questo aspetto, al miglior difensore d'Oltremanica non si può dire proprio nulla.

La cosa più bella è che i tabloid, una volta giustiziato Terry, si sono concentrati sul nuovo capitano Ferdinand pubblicando la cronostoria di tutte le sue bizze passate. Insomma, l'importante è sputtanare, poi morto un papa se ne fa un altro.


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Pubblicata la nuova tabella Ruiu, e già gli effetti si vedono..

Non mi dilungherò in commenti superflui, già peraltro abbondantemente rilasciato nel precedente post dedicato a questo Nostradamus a tinte rossonere. Certo è che una domanda bisogna pur farsela, perchè va bene non credere al paranormale, ma di fronte a manifestazioni del genere non si possono chiudere gli occhi e far finta di nulla.

Non ce l'hanno fatta a tenerla nascosta più di tanto, la nuova tabella-Ruiu che prevedeva come già anticipato il sorpasso a Pasqua, e così qualche giorno fa è stata divulgata pubblicamente, scatenando l'ilarità dei presenti e la rassegnazione dei tifosi ormai stremati dall'inutile lotta contro le forze del male.

Eccola qui, è un piano completo d'azione che farebbe invidia a statistici e matematici del MIT, con tanto di orgogliosa rivendicazione finale da parte dell'artefice di tutto questo:


E questo è quello che è successo domenica:


Appena stilata, la nuova tabella del giornalista rossonero ha già sortito i suoi effetti: gli Stadio canterebbero "Generazione di fenomeni"..


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Panchina d'oro ad Allegri: e a chi sennò?

Ha suscitato un certo clamore l'assegnazione del premio "Panchina d'oro" per l'anno 2008/09, premio annuale riservato al miglior allenatore del campionato di calcio di Serie A della stagione precedente, assegnato in base ai voti dei tecnici delle squadre stesse.

Ci si aspettava probabilmente la vittoria di Josè Mourinho, vincitore dello scudetto con l'Inter, ma a spuntarla è stato l'allenatore del Cagliari Massimiliano Allegri, autore coi sardi di un campionato straordinario concluso con un incredibile nono posto. Sinceramente, la notizia non mi ha lasciato per nulla sorpreso, per almeno due motivi.

Innanzitutto, se la mettiamo sul piano squisitamente tecnico, il lavoro del tecnico toscano è stato assolutamente eccezionale. Dopo il terrificante inizio nella passata stagione, con 5 sconfitte in altrettante partite (come sia sopravvissuto a Cellino, forse se lo starà chiedendo anche lui), Allegri non ha perso la bussola e incassata la fiducia del patron ha continuato a credere nel suo progetto, restituendo al campionato una splendida realtà: il suo Cagliari oggi non è solo una squadra che lotta per salvarsi, bensì una mina vagante capace di fare molto male anche alle big. I 53 punti dello scorso campionato ed i 32 di questa prima abbondante metà di stagione (con uno sguardo importante all'Europa), la valorizzazione di talenti come Matri, Cossu, Astori, Lazzari, e un gioco bello e propositivo rendono a mio parere quasi legittimo il riconoscimento al giovane tecnico.

Certo, Mourinho ha vinto lo scudetto, che è sempre un traguardo importante. Ma diciamolo, la sua Inter nella scorsa stagione ha fatto nè più nè meno di quanto ci si attendeva alla vigilia, confermandosi inarrivabile per tutte le altre squadre del campionato. Il gap che separava (e continua a separare) la squadra che il portoghese ha ereditato da Mancini dalle altre pretendenti storiche era (e continua ad essere) talmente ampio che almeno per la scorsa stagione risultava difficile capire in quale misura il tecnico avesse inciso sulla vittoria finale, anche in considerazione del fatto che il gioco ha spesso latitato e altrettanto spesso Ibra ha salvato capre e cavoli. Un pò diversa la questione relativa a questa stagione, in cui il tecnico con una squadra più "sua" sta finalmente dando una forte impronta, specialmente sotto il profilo della mentalità e del carattere.

La seconda motivazione è legata più ad aspetti extra-calcistici: obiettivamente, Mourinho non gode certo grandissima simpatia tra i colleghi, per via delle continue schermaglie avute in questi suoi (quasi) due anni italiani, e di fronte ad un avversario tosto come Allegri è facile immaginare che nel dubbio diversi abbiano optato per il rivale del portoghese. Per farla breve, diciamo che un tecnico bravissimo come quello del Cagliari ha costituito un'ottima e credibile alternativa all'interista.

Tocca così ad Allegri succedere a Roberto Mancini (campione d'Italia, poi esonerato) nell'albo d'oro del trofeo: è curioso vedere come negli ultimi anni di tecnici campioni d'Italia ce ne siano veramente pochi. Prima dell'attuale allenatore del Manchester City, troviamo Prandelli (2006 e 2007), Spalletti (2005, dopo lo splendido campionato con l'Udinese), Ancelotti (2003 e 2004, uno scudetto), Delneri (2002), Cavasin (2000).

Ulteriore dimostrazione insomma di come il premio vada non necessariamente al tecnico più vincente, bensì al tecnico che mostra durante la stagione le cose migliori, facendo la differenza per la propria squadra. Ben vengano gli Allegri a portare una ventata di freschezza al nostro campionato: allenatori così il loro scudetto lo vincono ogni anno.


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Il folle mercato dei saldi di gennaio..

Altro che mercato di riparazione: negli ultimi giorni se ne sono viste davvero di tutti i colori, con novantadue colpi messi a segno. Squadre rivoluzionate, calciatori che una domenica segnano contro una squadra e la domenica dopo giocano proprio in quella squadra (vedi Castillo), cavalli di ritorno nel nostro campionato (Jimenez), prestiti tra squadre in piena guerra fredda (Mancini), e chi più ne ha più ne metta.

Proprio il passaggio di Amantino al Milan è probabilmente il colpo meno atteso e con la maggiore risonanza di questo frenetico rush finale delle ultime giornate di mercato, riaprendo un dialogo tra due squadre i cui rapporti sembravano ormai difficili (se non impossibili) da ricucire. Sulla carta, un colpetto per il Milan, che così inserisce una punta esterna che possa dare il cambio ai soliti Dinho-Pato-Beckham, e una perdita da poco per l'Inter, che si libera di un giocatore mai incisivo e ormai ai margini delle scelte di Mourinho.

L'operazione però riapre inevitabilmente capitoli passati, che hanno visto i rossoneri più volte sghignazzare per i folli scambi andati in porto coi cugini nerazzurri, sui quali la squadra allora di Ancelotti ha costruiti cicli e successi in serie, lasciando calciatori mediocri o bolsi ai tanti allenatori che in quel periodo occupavano la panchina che adesso è di Mourinho. Roba da internare Moratti e tutto il suo entourage, con tanto di applicazione di camicie di forza.

Un giovane e promettente Pirlo scambiato con un Guly qualsiasi, per non parlare dell'integro e maturo Seedorf approdato sulla sponda rossonera in cambio del terzino più infortunato della storia, Francesco Coco. C'erano anche discorsi particolari di plusvalenze tra i due club, ma sta di fatto che in quegli anni i nerazzurri dilapidarono un capitale tecnico notevole, servendo su un piatto d'argento ai rivali di sempre l'opportunità di mettere su una delle squadre più vincenti degli ultimi dieci anni. E non dimentichiamo lo scambio Carini-Cannavaro con la Juventus: inutile aggiungere chi ci andò a guadagnare, nell'operazione.

Scongiuri nerazzurri a parte, obiettivamente è difficile pensare che Mancini in rossonero possa ripetere le gesta dei suoi predecessori: certo è che di questo calciatore in Italia se ne sono viste due versioni, quella spumeggiante degli anni romani con Capello e Spalletti e quella abulica e inconcludente dell'ultimo anno nella capitale e del biennio interista. Una parabola discendente che non ha avuto soluzioni di continuità, e che pertanto lo rende almeno per il momento un caso differente da quelli di Pirlo e Seedorf. Nel calcio però non si sa mai, e dopo le tante fregature prese in passato forse sarebbe stato meglio cederlo all'estero (anche se il brasiliano sembrava restio a trasferirsi in Francia), per evitare nuove scottature, anche se a quanto pare il "regalo" è servito a sotterrare l'ascia di guerra tra i due club.

L'Inter nel frattempo si era consolata con Mariga, giovane centrocampista keniota del Parma, oltre che con il già assestato colpo a costo zero Pandev: piazzati Vieira al City di Mancini, Suazo al Genoa, la squadra di Mourinho sta pian piano cambiando pelle, spuntando la rosa negli elementi superflui e quasi tutti appartenenti al vecchio ciclo manciniano. E' fallito nuovamente il tentativo di sbolognare Quaresma, ma probabilmente se ne riparlerà in estate.

E la Juve? La Juve anche a gennaio ha deciso di perseverare su una logica in linea con la sua dirigenza strampalata: tralasciando i discorsi sugli errori estivi, argomento ormai inflazionato, i bianconeri hanno richiamato in fretta e furia Paolucci per fargli giocare in definitiva solo contro il Chievo, preso Candreva senza che ce ne fosse l'impellente necessità, anzichè lasciarlo maturare a Livorno e in tutto questo, chiude il saldo delle operazioni di mercato per la stagione 2009/10 ampiamente sotto i trenta milioni di euro. E a Firenze c'è sempre quel Corvino che si frega le mani per i milioncini sonanti incassati per Melo..

Dirigente straordinario, il salentino. Scoppia la grana Mutu, e per poco non strappa Cassano alla Sampdoria, scontrandosi solo con il dietro-front improvviso del barese. Come se non bastasse, ha preso Keirrison che può essere la vera sorpresa del girone di ritorno, attaccante per il quale il Barcellona ha sborsato 18 milioni di euro. Fenomeno.


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Angola 2010: vince l'Egitto, perde il calcio africano

Una cosa è il pronostico, un'altra il riscontro del campo. E l'Egitto, favoritissimo per la finale di Luanda, ha sofferto non poco per domare il giovane Ghana di Asamoah, riuscendo nell'impresa solo nel finale grazie ad un gol del solito-insolito Gedo.

Solito perchè è lui il capocannoniere dei Faraoni in questa competizione, insolito perchè non si è mai visto un attaccante così decisivo entrare sempre dalla panchina. Anche stavolta infatti, Shehata ha preferito cedere alla scaramanzia e tenersi il gioiello accanto fino al 70', mentre nella gara regnava un equilibrio imprevisto e cresceva la consapevolezza che sarebbe potuta davvero finire in qualunque modo.

Il Ghana, giovane e spavaldo, ha affrontato i più nobili avversari con il giusto piglio di chi ha voglia di stupire, con un  indiavolato ma impreciso Gyan Asamoah e tanti nomi interessanti. L'Egitto però, ha saputo soffrire e colpire proprio quando faceva più male, lasciando i margini di rimonta degli avversari praticamente a zero: è la legge del più forte, e nel continente africano i più forti, ancora una volta, sono loro.

Curioso pensare come una squadra così organizzata, con talenti veri e un impianto di gioco ormai collaudato debba guarda il primo mondiale africano da casa, senza parteciparvi. Ma per adesso, i Faraoni hanno di che consolarsi: terza vittoria di fila, settimo trofeo continentale messo in bacheca, ventesimo risultato utile nella manifestazione.

Manifestazione che registra l'assurda e adesso ufficiale decisione della federazione africana di squalificare per le prossime due edizioni della Coppa il Togo, per essersi ritirato dalla competizione dopo l'agguato subito dal pullmann a Cabinda. La decisione è stata definita, mostruosa dall'attaccante Adebayor, che non le ha mandate a dire al presidente Issa Hayatou: cosa avrebbero dovuto fare i togolesi, continuare come se nulla fosse, ignorando la strage subita mentre si recavano in Angola? Se un regolamento prevedeva la squalifica in caso di abbandono della manifestazione, si doveva bypassare per l'evidente tragicità dell'evento che ha portato il Togo a ritirarsi.

La coppa d'Africa si chiude così con un'ingiustizia che il mondo del calcio intero dovrebbe condannare: triste epilogo, dopo un prologo tragico. L'edizione 2010 del massimo trofeo africano passerà certamente alla storia, ma non per le motivazioni squisitamente tecniche che lo sport si sarebbe augurato.


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Coppa d'Africa, la finale è Ghana-Egitto! E intanto, continua la vergogna-Togo

Si giocherà domani a Luanda l'ultimo atto della coppa d'Africa 2010, in corso in Angola. Le semifinali hanno detto che a disputarsi il massimo trofeo continentale saranno il Ghana e l'Egitto: se la qualificazione dei Faraoni non sorprende nessuno, quella delle Black Star invece sorprende eccome.

Senza più di metà squadra (Essien, Muntari, Appiah, Paintsil, Mensah), la formazione ghanese è riuscita a sfoderare una grande prestazione al cospetto di un colosso come la Nigeria, imponendosi 1-0 grazie ad un gol dell'ex Udinese Gyan Asamoah (ha giocato anche l'altro Asamoah, che nei friulani invece milita ancora).

Ordinaria amministrazione invece per il favoritissimo Egitto, che ha passeggiato sulla comunque sorprendente Algeria: il 4-0 finale è l'ennesima dimostrazione di come la squadra nordafricana sia la più attrezzata per la vittoria finale. Le Volpi del deserto, che chiudono in 8 per via di tre espulsioni comminate dal direttore di gara (assolutamente insufficiente), subiscono così la vendetta dei Faraoni, eliminati dal mondiale proprio dall'Algeria e che persero l'ultima gara in Coppa d'Africa 6 anni fa sempre contro gli algerini.

Ed in attesa della gara che decreterà i campioni d'Africa, nelle ultime ore è trapelata una notizia che se confermata avrebbe dell'assurdo: il Togo, che ha lasciato la competizione dopo la strage di Cabinda, sarebbe stato squalificato dalla federazione africana per le prossime due edizioni della coppa d'Africa. Di fronte a certi fatti così tragici, il regolamento potrebbe essere messo da parte, almeno per una volta.


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