"Il senso del calcio è che vinca il migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio e dal budget" (Johann Cruijff)
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04 febbraio 2011
Sampdoria, è caos: lettera dei tifosi doriani a Garrone..
La Sampdoria è caduta in un tunnel, tra l'altro quasi senza rendersene conto. Ad inizio campionato, pensare ad una coppia Pazzini-Cassano lontana da Genova sarebbe stata follia pura, adesso i due ex gemelli del gol sono andati a rinforzare le due milanesi con due operazioni che non sono fruttate altro che la miseria di 12 milioni più il cartellino di Biabiany.
Un sogno Champions tramontato già in agosto per mano del tutt'altro che irresistibile Werder Brema, la lite Cassano-Garrone finita in collegio arbitrale, la cessione in quattro e quattr'otto di un Pazzini che a Genova sembrava non vedere la porta quest'anno e con la nuova maglia nerazzurra ha già segnato 3 gol in 2 gare, diventando già decisivo: il giocattolo si è smontato troppo velocemente, restituendo al tifoso esaltato dalla stagione passata una squadra molle, senza nè arte nè parte, che vivacchia nell'anonimato ed ha adesso solo un margine di 6 punti sul terz'ultimo posto.
E adesso proprio la curva blucerchiata ha deciso di dire basta, di far sentire la sua voce in maniera netta e senza lasciare nulla da parte: ieri sera si è tenuta a Genova l'assemblea dei Gruppi della Sud, alla quale era stato invitato anche Garrone, che ha declinato l'invito chiedendo comunque ai supporters di sostenere la squadra in questo momento difficile. Per comunicare al presidente ciò che avrebbero voluto dirgli personalmente, i tifosi della Doria hanno deciso di scrivere una lettera articolata per punti, il cui testo (fonte fantagazzetta.it) è il seguente:
"Signor Presidente, le cose che leggerà di seguito avremmo voluto dirgliele di persona . Tuttavia, come noto, Lei ha ritenuto di declinare il nostro invito, fatto che ci ha profondamente deluso, anzi, lo riteniamo ingiustificabile. Crediamo che come presidente dell'U.C. Sampdoria avesse il dovere di confrontarsi apertamente con la sua tifoseria che mai è venuta meno al rispetto verso di Lei e al sostegno verso la squadra. Così non è stato e per iscritto Le facciamo presenti i nostri malumori, dubbi e domande riguardo al difficile momento che coinvolge tutti:
• Pretendiamo rispetto, quel rispetto che spesso è venuto a mancare nei nostri confronti. La ringraziamo per l'impegno e i successi alla guida della nostra Sampdoria, abbiamo imparato a memoria la storia della ballerina malata, ma non sopportiamo più di sentircela rinfacciare ad ogni sentore di difficoltà. Le circostanze che l'hanno portata alla presidenza dell'U.C. Sampdoria non vengano mai più usate come risposta alle nostre legittime perplessità.
• Riscontriamo la presenza, in ruoli chiave della società, di individui di dichiarata fede genoana. Converrà con noi che questa situazione, se mai lo è stata, non è più accettabile.
• Le chiediamo di analizzare seriamente e con serenità le sue intenzioni riguardo la permanenza alla guida della società. Se, come i fatti lasciano presagire, perverrà alla conclusione di voler passare la mano, si adoperi per individuare un acquirente degno della Sampdoria e dei Sampdoriani.
• Chiediamo apertamente l'esonero dell'allenatore Di Carlo. Mai siamo entrati in questioni tecniche, ma alla luce dei fatti questa è l'unica scossa che si possa dare ad una squadra palesemente priva di motivazioni"
Credo che sia una forma di protesta più che civile, e che come base non ha i risultati negativi della squadra bensì un clima attorno ad essa che non è più tollerato da chi ama la propria squadra e la vede implodere giorno dopo giorno. Esonerare Di Carlo credo sia un'eventualità che Garrone stia prendendo in considerazione a prescindere dalla spinta dei tifosi blucerchiati, più che altro perchè la Sampdoria vista sin qui è squadra senza nè arte nè parte, priva di gioco e di idee. Anche se chiaramente, ritrovarsi dall'oggi al domani senza Cassano prima, e senza Pazzini poi, non sarebbe semplice per nessuno.
Rimane il fatto che la Sampdoria non segna da 4 partite 4, e se non fosse stato per il ciclone Juan abbattutosi sulla Roma probabilmente saremmo di fronte ad una serie negativa clamorosa. Dopo il 3-0 al Bari risalente alla quindicesima giornata, questo il ruolino di marcia della formazione genovese:
Brescia-Sampdoria 1-0
Sampdoria - Genoa rinviata
Palermo - Sampdoria 3-0
Sampdoria - Roma 2-1
Lazio - Sampdoria 1-0
Sampdoria - Juventus 0-0
Napoli - Sampdoria 4-0
Sampdoria - Cagliari 0-1
In totale, fanno 7 partite giocate, con cinque sconfitte, un pari e una sola vittoria, 11 gol subiti e solamente 2 fatti (peraltro tutti in una sola gara). Crisi nerissima, e una scossa a questo punto sembra necessaria. Se non dovesse arrivare nemmeno quella, la prognosi per la malata sarà infausta..
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09 novembre 2010
Cassano via? Una sconfitta per tutti..
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| Cassano e Garrone, c'eravamo tanto amati.. |
La beffa e il danno (materiale). Tempi grami per Antonio Cassano, il contemporaneo barese più famoso d’Italia. Il motivo è presto detto: la guerra con Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria, comincia ad assumere connotati persino grotteschi. L’ultima della serie? Dopo il celebre litigio in cui Cassano ha mandato al diavolo il suo datore di lavoro, dopo il perdono urbi et orbi richiesto dal calciatore e la sua difesa accorata fatta persino da Gigi D’Alessio, ecco arrivare dalla Erg — sponsor della Samp e società petrolifera di proprietà della famiglia Garrone — una richiesta di risarcimento per danni d’immagine.
La minaccia legale si somma ad un mobbing degenerato in due iniziative quantomeno singolari: la cancellazione del calciatore dal sito ufficiale del club blucerchiato e la rimozione, nel Sampdoria Point di Genova, delle maglie e di altri gadget dove vengono riportati nome e volto di Cassano.
Fonte: Corrieredelmezzogiorno
La situazione sembrava andare schiarendosi, con all'orizzonte addirittura il possibile reintegro in rosa dell'attaccante barese, ma a leggere su sembra che stia per succedere l'esatto contrario, con la rottura totale tra le parti, senza possibilità di appello.
Cassano sicuramente l'ha combinata grossa, e non serve aggiungere che la sua reazione spropositata verso Garrone sia da censurare, condannare e punire nei modi che la società ritiene opportuni. In qualunque ambiente lavorativo se mandi a cagare il tuo datore di lavoro dandogli del "vecchio di merda", tempo 40 secondi ti ritrovi licenziato in tronco. Qui si parla di una situazione ancora più paradossale, perchè Cassano non è un normale impiegato, bensì l'uomo simbolo del mondo Samp, e pareva che questo ruolo potesse ormai recitarlo tranquillamente, senza incappare nuovamente in quelle idiozie che gli hanno rallentato pesantemente la carriera.
E invece, in un giorno come tanti, è scoppiato il bubbone. Ancora una volta, si è innescato il raptus di follia, di cui sono più che certo si sia pentito mezzo minuto dopo. Per Garrone, come per Cesare nelle famose idi di marzo, dev'essere stata una pugnalata troppo forte, un colpo al cuore. E così siamo arrivati al capolinea, salvo colpi di scena nei prossimi giorni.
In una situazione del genere, manco a dirlo, non ci sono vincitori, ma solo sconfitti. Ci si può schierare con Cassano o col presidente Garrone, poco importa: la frattura che si è creata lede entrambe le parti, senza distinzioni.
Senza Cassano, la Sampdoria ha segnato un gol a Cesena a tempo scaduto, zero ieri contro il Catania a Marassi. Discorso gol fatti a parte, è chiaro come il genio del barese a questa squadra serva come il pane, e i pur bravi Pozzi e Marilungo non possono colmare una lacuna come quella creatasi dopo l'allontanamento. Per una Sampdoria da Europa, non si può prescindere dal talento di Cassano, che tra l'altro con questa sua bravata si è precluso anche la possibilità di giocare con la Nazionale.
D'altro canto, c'è un discorso morale mica da poco. Cassano è un calciatore fondamentale per questa Sampdoria, ma questo non conferisce nessun beneficio dal punto di vista comportamentale. Anzi, visto il rapporto "speciale" col presidente e il suo ruolo di leader in campo, una sparata del genere non può passare in cavalleria, vista oltretutto la recidività del barese, che un anno fa fu messo fuori da Delneri a gennaio e poi reintegrato dopo diverse gare.
Garrone non sembra intenzionato a calare il capo, e come biasimarlo? Certo è che portare avanti questa lotta e farla magari culminare con la rescissione unilaterale del contratto vorrebbe dire perdere il miglior calciatore della rosa a costo 0, dandolo in pasto ai diversi pescecani che si aggirano famelici aspettando che la cosa accada sul serio. Così come è altrettanto certo che qualora le due parti riuscissero a riavvicinarsi, e al calciatore venisse data un'altra possibilità, la scelta premierebbe senz'altro la Sampdoria.
La sensazione tuttavia è che si vada verso la separazione, che chiuderebbe una storia bellissima nel peggiore dei modi e rovinerebbe il futuro prossimo di entrambe le parti coinvolte nella vicenda. Una sconfitta su tutta la linea, insomma: non credete?
17 settembre 2010
Sveglia Italia!

Non sembra essere cambiato troppo rispetto agli ultimi anni, anche se per fare del disfattismo è ancora troppo presto. Certo è che, fatto salvo per l'exploit dell'Inter a Madrid (per certi versi irripetibile), in Europa le nostre rappresentanti continuano a collezionare figure barbine, dando un perfetto seguito al trend recente, mondiale compreso.
Bilancio triste, quello della prima giornata dei gironi di Champions ed Europa League: una vittoria sudata del Milan a San Siro contro il modesto Auxerre (penultimo in Ligue 1), un pari in Olanda per l'Inter campione in carica, con Juventus e Napoli che hanno fatto anche peggio facendosi bloccare in casa da Lech Poznan e Utrecht, e le sconfitte rumorose di Roma e Palermo, due squadre in preoccupante involuzione. Il buon pari della Samp a Eindhoven se non altro dona un pò di luce alla tre giorni europea delle italiane.
Che succede? Succede che non facciamo più paura a nessuno, e non riusciamo a tradurre sul campo una superiorità sulla carta oggettiva ma influenzata da variabili che a quanto pare portando un centravanti sconosciuto come Rudnevs a coprirsi di gloria segnando per ben tre volte alla Juventus, per esempio.
Perchè parliamoci chiaro, ci può stare il non essere ancora al top, l'essere alla ricerca dei meccanismi giusti e via discorrendo, ma questo vale fino a un certo punto. Certe partite vanno vinte, ed anche in scioltezza, perchè è così che si lanciano segnali di vita al resto di quell'Europa a cui ormai non incutiamo più il minimo timore reverenziale.
L'Auxerre va a Milano e si gioca una signora partita, piegato poi da due contropiedi dopo aver dilapidato due palle gol colossali nel primo tempo: la Gazzetta dello Sport che fa? Titola IBRADINHO, come se fosse stata la grande serata dei due campioni, quando a parte i gol del Milan c'è da salvare poco altro, stendendo un velo più che pietoso sul siparietto Ibra-Sacchi, davvero stomachevole.
L'Inter pareggia contro la cenerentola del girone, il Twente, e si cerca di far passare il pareggio come un buon risultato, giudicando il secondo tempo come "ottimo" quando in realtà la manovra nerazzurra ha prodotto 0 palle gol nonostante un secondo tempo giocato nella metà campo avversaria. Certo, che sia finita 2-2 anche l'altra gara del girone è un colpo di fortuna, ma non cambia molto il giudizio di una gara mediocre.
Per tacere della Roma, presa a pallonate nel secondo tempo da un Bayern tutt'altro che irresistibile, scegliendo di non giocare a calcio ma di subire passivamente sperando di non prendere gol. Il problema è che il gol primo o poi arriva, se lasci tutto in mano all'avversario: anche l'Inter stava per pagare carissimo il suo catenaccio al Camp Nou, e il gol lo prese comunque.
Cosa dire poi della Juventus: la si inserisce costantemente tra le pretendenti al titolo, ma anche ieri ha dimostrato una fragilità difensiva mostruosa e nel complesso poca qualità in tutte le zone del campo. 3 gol dalla Samp, 3 dagli sconosciuti polacchi di ieri: numeri imbarazzanti, ma del resto se la tua difesa è Motta-Chiellini-Bonucci-De Ceglie non è che ci sia poi da attendersi chissà quale miracolo.
Napoli e Palermo rimangono convalescenti, e continuano poi a non esprimere il valore delle proprie rose. I siciliani in particolare sono un colabrodo, e sembra che Zamparini stia proprio perdendo la pazienza: Rossi come Zenga? Chissà, magari vincerò anche questa scommessa.
Al di là di tutto, è comunque ora di svegliarsi, perchè certe figure non sono più ammissibili. Italiane, SVEGLIA!
21 febbraio 2010
Inter, just relax, take it easy..
La gara coi londinesi incombe, il nervosismo sale, e così succede che per dieci minuti praticamente non si gioca. Falli a ripetizione, interruzioni continue, e diciamolo, un'Inter non brillante.
Guardando la gara con gli occhi di Mourinho, sembrerebbe di assistere ad un attentato in pieno stile-Ovrebo (o Moreno, tanto siamo lì). La realtà è stata, effettivamente, ben diversa, e i colpevoli vanno ricercati principalmente nei due centrali nerazzurri (Samuel e Cordoba), che nonostante un bagaglio di esperienza enorme si sono fatti letteralmente mettere in saccoccia da un Pozzi decisamente più furbo di loro.
Capitolo Samuel: poteva andare fuori già al 28' per un fallo assassino su Pozzi (che almeno stavolta ha poco da accentuare), beccandosi un giallo, poi tre minuti dopo ci va in modo diretto per la manata allo stesso attaccante doriano. Scoppiano le protese a San Siro, ma c'è poco da protestare: il mistero si chiarisce (almeno per me) quando un mio amico dallo stadio mi chiama a fine primo tempo per chiedere informazioni sulla dinamica dell'accaduto, visto che nella curva nerazzurra tutti pensavano ad un tocco netto di braccio di Pozzi che però non c'è.
Capitolo Cordoba: una prima ammonizione che a regolamento è automatica (esce dalla barriera prima del fischio dell'arbitro), una seconda che personalmente qualche dubbio lo lascia. La furbata di Pozzi è volare senza ritegno alcuno appena sente il fiato del colombiano, il cui errore è invece quello di andare a commettere un'infrazione del genere con un giallo già sul groppone.
Insomma, uno sbarbatello che fa cacciare due difensori della caratura di Samuel e Cordoba non è cosa da tutti i giorni, ma è quello che è successo a San Siro, e fin qui c'è poco da recriminare.
Quello che secondo me è stato valutato in modo forse troppo lieve è il gesto di Pazzini, che probabilmente avrebbe dovuto guadagnare la via degli spogliatoi ben prima del quarto d'ora finale. Lucio lo urta nella foga di uscire dall'area piccola, e l'attaccante gli assesta un bel calcione in modo del tutto intenzionale: atteggiamento violento, rosso automatico. E dato che a pochi minuti di distanza c'è stata la seconda espulsione, è facile capire che quell'episodio avrebbe potuto modificare in modo sostanziale la gara.
Le manette di Mourinho (che già spopolano su blog e siti vari) sono la perfetta fotografia di uno stato d'animo non tranquillo del portoghese, che più volte ha esternato le sue perplessità riguardo il metro di giudizio dei direttori di gara contro la propria squadra. E non ha nemmeno tutti i torti, ma non è questo il punto.
Il punto è che il nervosismo mostrato dalla capolista nella prima mezz'ora di ieri è sintomatico di una pressione che sta diventando insostenibile e andrà affievolendosi solo quando il Chelsea, comunque vada, sarà alle spalle. E un anno fa, a cavallo della doppia sfida con il Manchester, successe esattamente la stessa cosa.
La gestione del doppio impegno è sì faticosa, ma non deve diventare un'ossessione, specialmente in considerazione del fatto che la squadra ha dimostrato anche ieri (se mai ce ne fosse stato bisogno) di essere forte, avere carattere e poter tranquillamente affrontare gli inglesi a viso aperto, a differenza degli anni passati in cui arrivava in riserva e con evidenti problemi di gioco.
Avrebbe retto, il Chelsea, in 9 contro 11 per un'ora, sfiorando la vittoria e rischiando poco o nulla? Questo dovrebbero chiedersi i nerazzurri, e la risposta è che il Chelsea visto ieri contro il Wolverhampton forse ci avrebbe anche lasciato le penne.
Semmai, c'è da lavorare sulla tenuta nervosa di una squadra che sembra soffrire terribilmente l'avvicinarsi di un appuntamento di importanza cruciale, e che cela al suo interno anni e anni di delusioni da cancellare. E la soluzione non è ammanettare il direttore di gara, ma trasformare questa tensione evidente in energia positiva, per evitare che anche stavolta finisca come troppo spesso è accaduto nel recente passato.
Per usare una frase di quel Cat Stevens tanto caro a Leonardo, verrebbe da dire "Inter, just relax, take it easy"..
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03 novembre 2009
Fischi a Cassano, siamo alle solite..
Concetto chiaro, evidenziato più di una volta nel dopopartita di Sampdoria-Bari: "l'ho fatto a Roma, l'ho fatto a Madrid, posso farlo anche qui: prendo la valigia e vado via". Un Antonio Cassano senza peli sulla lingua, che scaglia la sua stilettata a una frangia della tifoseria blucerchiata, rea di averlo fischiato nello scialbo pomeriggio doriano. E, come tiene a precisare il barese, non è la prima volta che sente dei mugugni al suo indirizzo.
Diverse le voci che si sono rincorse sulla vicenda, certo è che quello visto in sala stampa è un Cassano furibondo, che non lascia spazio alle domande dei cronisti, sfogandosi in un monologo. Ho sentito dire in una trasmissione sportiva che il calciatore è particolarmente nervoso già di suo per via delle continue esclusioni da parte di Lippi, che in barba al suo "le porte della nazionale sono aperte a tutti" ignora deliberatamente le magie dell'attaccante, senza avergli mai dato la minima chance in azzurro. Il mondiale sudafricano è lontano anni luce, e questo Fantantonio lo sa bene: ma che alla base del suo sfogo ci sia questa motivazione, sinceramente ne dubito.
In un'altra trasmissione sportiva mi è capitato di sentir dire da un opinionista che "i tifosi pagano e possono fare quello che vogliono": il che, detto francamente, mi suona come una completa idiozia.
Quel che comunque è un dato oggettivo, è che se davvero sono piovuti fischi all'indirizzo del miglior calciatore italiano, ed è già successo in passato, continuiamo a dar dimostrazione di essere un passo indietro rispetto ai canoni di civiltà che i nostri spalti meriterebbero. Frange, piccole accozzaglie di simil-tifosi che anzichè capire il momento di difficoltà di un calciatore, di una squadra, recriminano senza criterio. Poi la mente però fa un passo indietro, e la mia conclusione è impietosa: dopo aver visto milanisti contestare Maldini nel giorno del suo addio al calcio, c'è da stupirsi ancora?
25 ottobre 2009
Anticipi: Inter facile sul Catania, la Samp demolisce il Bologna
"Attenti, se ne vanno": questo titolo compare in piccolo, in un articolo sulla sinistra della prima pagina della Gazzetta dello sport. Proclamo eccessivo, è ancora troppo presto per parlare di fuga importante, ma di sicuro le altre squadre di vertice dovranno darsi una mossa dopo i risultati degli anticipi di ieri.
E se la Sampdoria non usa certo le buone maniere, maltrattando il primo Bologna di Colomba con una gara straordinaria, l'Inter ci mette mezz'ora a mettere in cassaforte i 3 punti che gli garantiscono il mantenimento del primato in classifica.
Nel 4-4-2 della Samp c'è tutto il lavoro di Del Neri: velocità, organizzazione, e grande lavoro degli esterni di centrocampo. Mannini e Ziegler, ai margini con Mazzarri ma grandi protagonisti con il tecnico friulano, sembrano ricalcare le orme di Luciano e Manfredini del Chievo dei miracoli. E davanti, c'è un genio che risponde al nome di Antonio Cassano. La prova del barese è da applausi, gli assist che regala ai famelici Pazzini e Mannini sono da leccarsi i baffi. E il gol che non arriva non toglie il sorriso: il 4-1 finale proietta i blucerchiati a quota 20, a ridosso proprio dei nerazzurri.
Nerazzurri che se in Champions stentano, in campionato offrono una versione decisamente meno affannata di se stessi. La difesa pasticciona e bucherellata in Europa torna magicamente solida e affidabile (con Cordoba al posto di Samuel, lasciato a riposo), Vieira lanciato come vertice arretrato del rombo sfodera una buona prestazione, e davanti in attesa di Milito c'è un Balotelli che nonostante le pecche di gioventù guadagna una miriade di falli. Il Catania, diciamolo, non è un test probante per una corazzata come quella nerazzurra: va però detto che l'approccio alla gara da parte dei nerazzurri è stato quello giusto, così come a Genova, così come non lo è stato contro Kazan e Dinamo.
Sneijder si conferma un ottimo acquisto, siglando anche il primo gol su punizione della sua avventura italiana, Muntari fa pace con San Siro segnando un gol fortunoso (Eto'o non tocca il cross del ghanese) e incassando gli applausi dei sostenitori nerazzurri. L'infortunio alla Dida di Julio Cesar, da cui nasce il rigore per i siciliani (fallo su Plasmati, che andava forse messo prima) dà alla gara l'illusione di essersi riaperta, ma nei 5' finali non succede praticamente nulla.
E adesso, le due aspiranti fuggitive aspettano i risultati di Juve (impegnata a Siena), Fiorentina (in casa col Napoli), e perchè no, anche del rinato Milan di Leonardo (all'esame Chievo).
Perchè Samp e Inter già un tricolore se lo sono contese, in passato: era il '91, e alla fine la spuntarono i blucerchiati, andando a vincere lo scontro diretto a San Siro. Che giorno era? Uno come tanti: il 5 maggio.
E se la Sampdoria non usa certo le buone maniere, maltrattando il primo Bologna di Colomba con una gara straordinaria, l'Inter ci mette mezz'ora a mettere in cassaforte i 3 punti che gli garantiscono il mantenimento del primato in classifica.
Nel 4-4-2 della Samp c'è tutto il lavoro di Del Neri: velocità, organizzazione, e grande lavoro degli esterni di centrocampo. Mannini e Ziegler, ai margini con Mazzarri ma grandi protagonisti con il tecnico friulano, sembrano ricalcare le orme di Luciano e Manfredini del Chievo dei miracoli. E davanti, c'è un genio che risponde al nome di Antonio Cassano. La prova del barese è da applausi, gli assist che regala ai famelici Pazzini e Mannini sono da leccarsi i baffi. E il gol che non arriva non toglie il sorriso: il 4-1 finale proietta i blucerchiati a quota 20, a ridosso proprio dei nerazzurri.
Nerazzurri che se in Champions stentano, in campionato offrono una versione decisamente meno affannata di se stessi. La difesa pasticciona e bucherellata in Europa torna magicamente solida e affidabile (con Cordoba al posto di Samuel, lasciato a riposo), Vieira lanciato come vertice arretrato del rombo sfodera una buona prestazione, e davanti in attesa di Milito c'è un Balotelli che nonostante le pecche di gioventù guadagna una miriade di falli. Il Catania, diciamolo, non è un test probante per una corazzata come quella nerazzurra: va però detto che l'approccio alla gara da parte dei nerazzurri è stato quello giusto, così come a Genova, così come non lo è stato contro Kazan e Dinamo.
Sneijder si conferma un ottimo acquisto, siglando anche il primo gol su punizione della sua avventura italiana, Muntari fa pace con San Siro segnando un gol fortunoso (Eto'o non tocca il cross del ghanese) e incassando gli applausi dei sostenitori nerazzurri. L'infortunio alla Dida di Julio Cesar, da cui nasce il rigore per i siciliani (fallo su Plasmati, che andava forse messo prima) dà alla gara l'illusione di essersi riaperta, ma nei 5' finali non succede praticamente nulla.
E adesso, le due aspiranti fuggitive aspettano i risultati di Juve (impegnata a Siena), Fiorentina (in casa col Napoli), e perchè no, anche del rinato Milan di Leonardo (all'esame Chievo).
Perchè Samp e Inter già un tricolore se lo sono contese, in passato: era il '91, e alla fine la spuntarono i blucerchiati, andando a vincere lo scontro diretto a San Siro. Che giorno era? Uno come tanti: il 5 maggio.
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14 maggio 2009
Lazio di rigore, la coppa Italia resta a Roma

Non sono bastati i novanta minuti regolamentari, sono serviti a nulla i tempi supplementari nella notte di passione dell'Olimpico. La drammatica lotteria dei calci di rigore premia la Lazio di Delio Rossi, dopo 14 tiri dal dischetto. Dagli undici metri, Campagnaro sbaglia, Dabo no. E così inizia la festa biancoceleste, doppia se consideriamo che oltre al conseguimento dell'ambito trofeo, vincendo ieri i capitolini si sono anche garantiti l'accesso alla prossima coppa Uefa e a quell'Europa che sembrava impensabile fino a qualche mese fa.
Numericamente, sul piano del tifo non c'è stata partita: quasi 70mila i supporters di casa, tre volte meno i blucerchiati. Ma la tifoseria della Samp ha tenuto botta. Il suo settore, diviso con precisione millimetrica in spicchi con i colori della squadra: bianco, azzurro, rosso e nero, è un bel vedere. Dall'altra parte il popolo laziale, con la Nord che addirittura si trasforma in un bandierone biancoceleste a scacchi sopra a uno striscione dedicato alla memoria di Gabriele Sandri.
Lazio che fa la partita, mentre la Sampdoria attende sorniona spiragli per le ripartenze dettate dal genio di Cassano. Al 4', però, è già vantaggio biancoceleste: Zarate, in forma strepitosa, bissa il capolavoro siglato nel derby con un folgorante destro a giro da fuori area. Pazzini è a terra, ma Rosetti lascia correre, e considerato il balzo che fa l'attaccante blucerchiato per rialzarsi, è stato giusto così.
La Samp rischia di capitolare al 27', quando un gran tiro di Kolarov viene respinto da Castellazzi sui piedi di Zarate che calcia a botta sicura ma si vede deviare in angolo la sua conclusione dal miracoloso intervento del portiere blucerchiato. E come è tradizione nel calcio, a gol sbagliato corrisponde gol subito: Cassano si accende al minuto 31, porta a spasso un paio di avversari e imbecca Stankevicius, il cui colpo di testa viene catturato da Pazzini che incorna alle spalle di Muslera. L'1-1 accende definitivamente la partita, l'incertezza torna a regnare sovrana.
La Samp potrebbe segnare ancora con Sammarco, mentre l'indemoniato Foggia crea pericoli in serie. Rocchi sostituisce Pandev, e su servizio di Zarate potrebbe far crollare l'Olimpico, ma non arriva al tap-in per un soffio. Col passare dei minuti le squadre iniziano a perdere lucidità e freschezza, come è normale, e subentra la paura. I supplementari scivolano via senza particolari emozioni, poi dagli undici metri sbagliano Cassano e Rocchi nella prima serie. Si va ad oltranza, e al quattordicesimo rigore, Campagnaro si fa ipnotizzare da Muslera, mentre Dabo è impeccabile. L'Olimpico esplode, Rocchi e Ledesma alzano insieme il trofeo tanto ambito. Delio Rossi scoppia in lacrime: resti o no a Roma, la sua Lazio ha un futuro.
Quasi certo, invece, l'addio di Mazzarri: la conferma non data all'allenatore da Garrone nel dopopartita sa di addio.
Umori diametralmente opposti, per Yashal e Andrea, tifosi e blogger rispettivamente di Lazio e Sampdoria: comunque sia andata, stringetevi la mano, le vostre squadre hanno davvero dato tutto.
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24 aprile 2009
Ibra non basta, in finale ci va la Samp
La partita la fa e la vince l'Inter, in finale però ci va la Samp. Forti del 3-0 dell'andata, frutto di una grande gara e degli scempi della difesa nerazzurra, i blucerchiati limitano i danni perdendo 1-0 e raggiungendo così in finale la Lazio. Le due squadre, oltre alla coppa, si contenderanno anche l'Europa: la vincente del trofeo infatti disputerà la prossima coppa Uefa.L'Inter ha provato a fare l'impresa, ma si sapeva che non sarebbe stato semplice. Un gol di Ibrahimovic al 27' ha aperto spiragli per la squadra di Mourinho, che poi ha sfiorato il raddoppio più volte, cogliendo anche un palo con lo stesso Ibra. Ma la Sampdoria si è difesa con ordine, e nel finale Maxwell ha dovuto salvare sulla linea su Campagnaro, a Julio Cesar battuto.
Finisce 1-0, con la festa blucerchiata e l'abbraccio tra Mourinho e Cassano. L'allenatore portoghese nelle dichiarazioni del dopopartita ne ha per l'arbitro e per gli avversari, rei di aver messo in atto "l'anticalcio". Mazzarri invece è raggiante, e afferma che la sua squadra ha giocato meglio dell'Inter anche a San Siro. Contorno, insomma, la sostanza è che dopo la Juventus, anche l'Inter è fuori, dopo 4 finali consecutive (sempre contro la Roma). La finale è Lazio-Sampdoria, e tutto sommato per quello che si è visto è giusto così.
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