
Che Zlatan Ibrahimovic non sia un giocatore come gli altri, credo sia anche inutile sottolinearlo più di quanto abbia già fatto il campo in tutti questi anni. Certo, i suoi detrattori potrebbero sottolineare la sua inconsistenza sul palcoscenico europeo e la mancanza di risultati al di fuori dei confini nazionali, ma anche se questo è certamente vero non si può ignorare come in qualsiasi squadra lo svedese abbia militato sia arrivato a fine anno lo scudetto, con lui indiscusso protagonista.
Ibrahimovic, insomma, rappresenta un fattore. Puoi amarlo o odiarlo, ma lui è indiscutibilmente uno di quelli che spostano gli equilibri: chi lo ha in squadra vince lo scudetto, e soprattutto chi lo ha ne diventa spesso dipendente. E' successo all'Inter di Mancini prima e Mourinho poi, sta succedendo oggi al Milan, non è successo a Barcellona, dove anzi ci fu una sorta di crisi di rigetto figlia di un peccato originale che portò all'inserimento (per Eto'o e tanti soldi) di un fuoriclasse anarchico nella più efficiente orchestra che la memoria calcistica umana ricordi.