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Foto Gazzetta.it |
Per una delle due sarà la prima volta in cima al mondo, e questo è un pensiero che non può non essere ricorrente nella mente di spagnoli e olandesi, a tre giorni dalla finalissima che incoronerà la nuova squadra campione del mondo. Ci sono arrivate loro, dopo un cammino complicato, per certi versi esaltante, e mollare adesso sarebbe uno smacco mondiale, ma qualcuno alla fine al tappeto ci dovrà pur andare.
Spagna e
Olanda, storie diverse che si stanno per andare ad intrecciare in una gara imprevedibile e assolutamente inedita. Per la
Spagna la finale di un mondiale è una novità assoluta, mentre per l'
Olanda le ferite lasciate dalla doppia beffa del '74 e del '78 sono ancora fresche, e chissà chi credeva davvero che ci sarebbe stata un'altra possibilità.
Non ha tradito il pronostico la squadra di
Del Bosque, che partiva in prima fila assieme a
Brasile e
Argentina come pretendente al titolo. Però che spavento, dopo quell'esordio mortificante contro la
Svizzera, che sembrava aver messo a nudo pecche che nessuno riconosceva alla squadra campione d'Europa in carica. Da lì in poi si è aperta la fase "dentro o fuori" con netto anticipo rispetto ai tempi previsti, e le
Furie Rosse hanno vinto tutte le gare disputate: battuto l'
Honduras, battuto il
Cile, eliminati con tre sofferti 1-0 di fila
Portogallo,
Paraguay e
Germania. Il tutto senza l'aiuto di
Torres, vera delusione del mondiale, compensata però dallo stato di grazia dell'immenso
David Villa, per il quale a
Barcellona si staranno già leccando i baffi: micidiale contropiedista, sempre nel vivo del gioco, l'ex attaccante del
Valencia ridarà al gioco di Guardiola quello che di fatto lo scambio
Eto'o-Ibrahimovic gli aveva tolto.
Questa
Spagna, come il Barça di cui il motore è costituito dai due professori
Xavi e
Iniesta, soffre maledettamente le squadre chiuse che fanno della fase difensiva l'unica arma da contrapporre al gioco palla a terra dei campioni d'
Europa. Questa tendenza si è vista praticamente in ogni gara fin qui disputata, e persino il
Portogallo, il cui calcio è sempre stato votato all'attacco e al possesso palla, nel derby iberico ha preferito giocare una gara di rimessa, snaturandosi alla ricerca dell'episodio e finendo punito da un gol irregolare di
Villa. La sfacciata
Germania che aveva fatto a pezzi l'
Argentina ha anch'essa impostato una gara di contenimento e ripartenze, puntando più a rompere il gioco avversario che a costruire vere trame offensive: il problema è che se con l'undici di
Maradona era una pacchia, vista la formazione sconclusionata e sconnessa scesa in campo, contro una squadra organizzata e che ha un solido reparto difensivo lasciare il pallino del gioco è un mezzo suicidio. Perchè se lasci il pallone tra i piedi sopraffini di quei professori per 70 minuti prima o poi il gol arriva, e le barricate vincenti come quella dell'
Inter a
Barcellona non sono altro che eccezioni che confermano la regola.
Curioso che il gol della finale sia arrivato grazie all'inzuccata di
Puyol, visti i centimetri dei tedeschi, ma il successo spagnolo è strameritato. E adesso rimane da fare l'ultimo passo verso la storia, ovviamente
Olanda permettendo.
L'approdo della squadra di
Van Marwijk alla finalissima è stato accolto da più parti con scetticismo, e qualcuno ha anche utilizzato il termine scandalo, dimenticando forse come ci arrivammo noi alla finale di Berlino. La realtà è che senza un briciolo di fortuna non si va da nessuna parte, ma gli arancioni arrivano al grande appuntamento con pieno merito. Superato a punteggio pieno un girone che non era dei più complicati (ma almeno tre volte più arduo del nostro, diciamolo), gli arancioni hanno battuto senza incantare (ma senza neanche soffrire più di tanto) quella
Slovacchia che ci aveva fatto piangere, il favoritissimo
Brasile e l'
Uruguay rivelazione, viaggiando alla media di due reti a partita (12 reti in tutto, 6 quelle subite).
Dopo aver incantato nelle amichevoli pre-mondiale, gli olandesi finora non hanno esibito un calcio spumeggiante come quello che generalmente erano abituati a mostrare, spesso a discapito dei risultati. L'
Olanda vista finora è una squadra più pratica, micidiale nelle ripartenze e avente come tallone d'Achille il pacchetto arretrato, finora già bucato 6 volte. Per fortuna davanti c'è una batteria di campioni, perchè altrimenti per il ct olandese sarebbe davvero difficile far quadrare i conti. In particolare, contro l'
Uruguay si è avuta l'ulteriore dimostrazione dell'imprescindibilità di
De Jong, che in coppia con
Van Bommel forma la cerniera a protezione delle scorribande dei vari
Robben,
Sneijder,
Kuyt e
Van Persie.
L'ala del
Bayern e il "10" nerazzurro sono stati fin qui i veri trascinatori degli arancioni: il primo è semplicemente incontenibile come lo è stato durante l'annata bavarese, il secondo è il cervello pensante ed è in uno stato di grazia assoluto, uno stato nel quale trasforma in oro qualsiasi cosa tocca. E quando hai due così là davanti, essere pragmatici è un tantino più redditizio.
Per la prima volta, una squadra europea si laureerà campione del mondo lontano dal vecchio continente. Se devo sbilanciarmi su come andrà la finale, dico comunque
Spagna, per quanto comunque sia una gara assolutamente aperta ad ogni esito possibile. Dico
Spagna perchè la qualità che hanno loro non ce l'ha nessuno, e se riusciranno a tenere in mano le redini del gioco non sarà impossibile trovare la via della rete di fronte ad una difesa allegrotta come quella olandese. Tuttavia, i duelli tra
Robben e i terzini iberici
Ramos e
Capdevila (vista la mobilità dell'olandese) e quello tra
Sneijder e
Busquets saranno tra le chiavi della partita, perchè l'
Olanda ha delle armi importanti per far malissimo a questa
Spagna.
Staremo a vedere, siamo all'ultimo atto: in quello che per noi italiani è stato il mondiale della vergogna, al pari di quello del '66 che ci vide uscire con la
Corea, non ci resta che applaudire la prima volta di una tra
Spagna e
Olanda, e sperare che da settembre inizi un nuovo corso credibile e che ci faccia tornare a sognare.