"Il senso del calcio è che vinca il migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio e dal budget" (Johann Cruijff)
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06 maggio 2013
Juventus, è tuo! E adesso?
Quando nell'estate 2012 la dirigenza bianconera decise di affidare ad Antonio Conte le chiavi del progetto di ricostruzione dopo i due fallimenti consecutivi di Ferrara e Delneri, l'idea principale era quella di restituire competitività ad una squadra che era scivolata nell'anonimato ed iniziava ad assestarsi pericolosamente su uno status quo in netta controtendenza rispetto a quello cui era storicamente abituata.
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30 novembre 2011
Napoli-Juventus 3-3: appunti e considerazioni..

Il recupero del San Paolo termina con un pirotecnico 3-3, un risultato che per come si era messa la gara ed in generale per la valenza che aveva per la classifica delle due squadre soddisfa soprattutto la Juventus di Conte, mentre il Napoli ingoia amaro per aver buttato al vento quella che forse era l'ultima possibilità per continuare a sognare il tricolore.
Qualche considerazione sparsa sulla partita:
Il carattere Juve. Se in passato la squadra di Conte aveva dimostrato un bel gioco, questa sera si è visto altro: carattere, cuore, determinazione nell'opporsi ad un risultato che per due volte sembrava essere sfavorevole e quasi definitivo. Come ho già detto in altre occasioni, il miglior acquisto della Juventus 2011/12 è proprio questa mentalità vincente che il tecnico (non perfetto tatticamente in questa occasione) è riuscito a inculcare nei suoi giocatori, diversamente da quanto successo nelle precedenti gestioni in cui la squadra andava verso una preoccupante "provincializzazione".
La fragilità del Napoli. Questa sera la squadra di Mazzarri dietro ha fatto acqua, nonostante fosse fin qui la seconda difesa meno battuta del campionato (adesso è la terza, dietro Udinese e Juventus): al di là del fortunoso rimpallo che ha consegnato a Pepe la palla del pari, le reti di Matri ed Estigarribia sono state frutto di clamorosi errori di piazzamento della retroguardia azzurra. Con la squadra in vantaggio 3-1 a 20' dalla fine, amnesie del genere costituiscono un vero e proprio harakiri. Stanchezza da doppio impegno? Probabile, ma lo scudetto così è andato.
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07 novembre 2011
Napoli-Juventus rinviata, largo a sospetti e polemiche

"Dispiaciuti perché siamo in un buon momento. Il Napoli, che ha partecipato al vertice, avrà certamente avuto qualche elemento in più per aiutare le autorità nell'analisi. Abbiamo appreso la notizia da Sky, ho chiamato immediatamente la Lega, che in quel momento non era a conoscenza. Successivamente ho ricevuto una telefonata del direttore sportivo del Napoli Bigon che mi ha comunicato quanto deciso al termine del vertice"
Parole e musica di Beppe Marotta, sempre per alimentare quel concetto secondo il quale a pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca. Non ci vuole certo un vate della psicologia per capire che nell'ambiente-Juventus la decisione di non giocare la partita del San Paolo non sia stata presa proprio benissimo, ed il motivo è molto semplice. Dopo il nubifragio che effettivamente aveva causato diverse ore prime l'apocalisse, di quel maltempo causa del rinvio della gara di fatto non c'era più traccia, e su Napoli splendeva il sole.
Perchè allora è stata rinviata la gara? Motivi di sicurezza e viabilità, pare, e dopo i terribili fatti di Genova tutto questo non dovrebbe essere sorprendente per nessuno. Quello che sorprende è la collocazione temporale del comunicato, arrivato intorno all'una con la gara che si sarebbe giocata solo alle 20.45. Non era possibile in nessun modo attendere qualche altra ora, vista la situazione meteorologica in netto miglioramento?
Evidentemente, quello che è successo negli ultimi giorni non ha lasciato indifferente nessuno, ma purtroppo viviamo in un Paese dove la polemica è sempre dietro l'angolo, pronta a scoppiare anche laddove forse sarebbe meglio prendere atto serenamente di una decisione che sicuramente non è stata semplicissima da prendere per chi di dovere.
Pensare che il Napoli, stanco dopo la trasferta di Monaco, abbia preso la palla la balzo per non giocare la partita francamente è uno scenario che mi rifiuto di accettare, e farebbero bene a rifiutarlo un pò tutti perchè il rinvio di una partita con i calendari così fitti di impegni (ed una giornata già da recuperare, non dimentichiamolo) è qualcosa che sarebbe in linea di principio da evitare quanto più possibile. Leggo di furbate De Magistris-De Laurentiis, di un Napoli che se si fosse giocato le avrebbe prese di sicuro, di una vergogna annunciata, e tante altre robe che lasciano un pò il tempo che trovano.
Non giocare forse è stato un grosso errore, ma ormai nel sistema calcio la misura è talmente colma che per creare un'ipotesi di complotto basta davvero, ma davvero poco..
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17 ottobre 2011
Napoli-Parma 1-2: un prevedibilissimo Mazzarri..
"Ci sono stati troppi falli tattici, il primo giallo è arrivato tardi. Se l'arbitro avesse ammonito prima, magari sarebbe stata un'altra partita. Le squadre che giocano dovrebbero essere tutelate. Il rigore su Lavezzi? Per me quello è rigore. L'arbitro non l'ha dato, ma come abbiamo sbagliato noi, puo' sbagliare anche lui: certo poteva cambiare l'andamento della gara. Ma come noi sbagliamo i gol, loro sbagliano in alcune occasioni come con la Fiorentina. Spero che alla fine si compensino"
Notate qualcosa che "stona" in questa dichiarazione post-partita?
Mentre vi scervellate per svelare l'arcano (ci metterete circa 4-5 secondi, ne sono certo), ribadisco il concetto più volte espresso su questo blog: grande allenatore, ma di sportività neanche l'ombra.
28 settembre 2011
CSKA-Inter 2-3, Napoli-Villarreal 2-0: inizia bene la tre giorni europea delle italiane..

Dopo una prima settimana europea tutto sommato positiva (eccezion fatta per la caduta dell'Inter contro i turchi del Trabzonspor), anche questa tre giorni è iniziata nel migliore dei modi possibili. La ritrovata Inter di Ranieri sbanca Mosca, rientrando in corsa dopo lo scivolone interno di 15 giorni fa e lanciando ulteriori segnali di ripresa, mentre il Napoli di Mazzarri annichilisce il Villarreal con una prestazione scintillante che vale il secondo posto nel girone dietro il Kaiser Bayern, avversario nelle prossime due gare europee dei partenopei.
Sul sintetico del Luzhniki, per l'Inter era già clima da dentro o fuori contro un avversario ostico, più avanti nella preparazione e che in patria è secondo solo allo Zenit di Spalletti (al comando con due punti di vantaggio). Ranieri, a cui già sono state prematuramente appiccicate etichette come "normalizzatore" o "aggiustatore", prosegue effettivamente sulla strada della logica, presentando una formazione quadrata con un centrocampo a rombo, i cui vertici sono Cambiasso e Alvarez, rispettivamente play basso e trequartista.
Dell'Inter di Gasperini, dopo soli 6 giorni, c'è sempre meno traccia: ulteriore dimostrazione che quella vissuta dalla squadra nerazzurra è stata una vera e propria crisi di rigetto verso un tecnico che forse avanzava pretese eccessive, sia in termini di disposizione in campo che di rivalutazione dei ruoli dei singoli. La squadra vista ieri ha ritrovato solidità, quadratura, e meccanismi andati persi durante la rivoluzione copernicana a cui era stata sottoposta negli ultimi mesi: certo, a voler ben vedere tra il 2-2 e la vittoria finale c'è stato "solo" un Zarate di differenza, ma nel complesso la prestazione dei nerazzurri è stata confortante, anche in considerazione del fatto che questa Inter rimane ancora una convalescente con dei problemi da risolvere non proprio banalissimi.
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06 settembre 2011
Serie A, ci siamo quasi: le venti partecipanti - parte 1
Diciamocelo pure, il nostro campionato non è più quello che una volta chiamavamo (e con ragione da vendere) "il più bello del mondo". Il ranking Uefa ci dice impietosamente che anche la Germania ci è passata davanti, con Portogallo e Francia che non sono poi così lontane come qualche tempo fa, mentre stadi fatiscenti rendono sempre meno gradevole lo spettacolo rispetto a quanto è possibile vedere ad esempio in Premier. Tutta roba che sappiamo insomma, ma la nostra vecchia serie A è ancora capace (ne sono sicuro) di tenerci lì attaccati alla tv, anche se ogni tanto scappa uno sbadiglio.
In questo primo articolo (saranno tre in tutto) ho iniziato ad analizzare le sei squadre che a mio parere partono davanti ai nastri di partenza, con gli articoli di domani e dopodomani completerò la mia analisi, sperando di confrontarmi come sempre con voi lettori.
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28 luglio 2011
L'Aurelio furioso, un fenomeno ormai fuori controllo
A tutto c'è un limite. E Aurelio De Laurentiis, tutto questo, sembra ormai non considerarlo più. Si è instaurato in lui il tarlo del sospetto, del complotto, della macchinazione ai danni del suo Napoli, e ieri è esplosa una bomba che potrebbe avere ripercussioni sul suo futuro presidenziale o comunque nel suo rapporto con una federazione attaccata pesantemente e senza mezzi termini.
Dopo aver dato del cretino al miglior giocatore del mondo, correggendo il tiro solo in un secondo momento (direzionando l'insulto al ct Batista), e aver sfanculato pubblicamente un giornalista della Gazzetta dello sport (accusando la rosea di ordire trame oscure per favorire l'allontanamento dei suoi gioielli), il tutto con un linguaggio decisamente poco consono al suo ruolo, il DeLa stavolta l'ha decisamente fatta fuori dal vaso.
Il computer ieri ha fatto come ogni anno il suo lavoro, compilando il calendario della serie A che partirà il 27 agosto. Scorrono le giornate, e il presidente azzurro trova Napoli-Milan alla terza giornata e Inter-Napoli alla sesta. E parte lo show, come se fossimo in uno dei cinepanettoni che ogni anno gli gonfiano il portafoglio ma che forse lo hanno assuefatto a comportamenti che nella vita reale sarebbero decisamente da evitare.
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20 luglio 2011
Hamsik "salta"..addio Milan?

27 giugno 2011 - "Sarebbe una svolta per la mia carriera, so che Galliani e Allegri mi hanno elogiato. Io sono giovane, ma al momento non ho vinto nulla e direi che adesso è arrivata l’ora di cominciare a farlo"Questo l'Hamsik-pensiero di circa tre settimane fa, quando tutto lasciava presagire un suo imminente addio alla maglia azzurra per effettuare un salto di qualità in un top club. Poche le speranze lasciate dallo slovacco ai suoi tifosi, che probabilmente si erano ormai rassegnati a perdere uno dei loro gioielli: il Milan, sornione ma sempre a caccia del colpo ad effetto, rimaneva alla finestra, pronto a balzare sul centrocampista (reduce comunque da una stagione non esaltante). De Laurentiis, lavorato ai fianchi dai continui propositi di fuga del suo calciatore, si sarebbe ammorbidito aprendo spiragli per una trattativa. E invece..invece no.
"De Laurentiis non vuole cedermi? Si, è vero. Nulla, però, è certo e io so che posso parlare di qualsiasi cosa con lui perché è un uomo generoso"
"E’ sempre difficile capire il momento giusto per andar via. Non so con quale squadra giocherò nella prossima stagione, ma ho voglia di cambiare maglia. Non voglio muovermi dall’Italia, sono qui da sette anni, ho imparato la lingua e fatto conoscere il mio nome. Per me sarebbe un passo importante approdare in un club come il Milan. A metà luglio si conoscerà il mio futuro” (Gazzetta.it)
Prima la richiesta di 40 milioni come "rimborso spese", poi la stilettata al giornalista della rosa durante la presentazione di Inler con tanto di conferma secca dei suoi gioielli: una presa di posizione forte da parte del presidente napoletano, che ha sortito gli effetti sperati.
A giudicare da saltelli e sorrisi, sembrerebbe che "Marekiaro" Hamsik abbia accantonato (almeno per ora) la sua sfrenata voglia di Milan..
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25 gennaio 2011
Campionato aperto? Certo, come no..
Qualche tempo fa scrissi un articolo in cui esternavo tutte le mie perplessità riguardo il tanto decantato equilibrio di questo campionato, un campionato che, come ho più volte ho affermato, a mio parere rischia di essere stravinto da un Milan non eccezionale, ma semplicemente superiore ad una concorrenza che, tanto per usare un eufemismo, è poco credibile.
Certo, a meno che non vogliamo considerare come titaniche imprese le vittorie del Napoli a Bari e della Roma all'Olimpico contro il Cagliari, o sminuire catalogandola alla voce "serate no" la fragorosa caduta dell'Inter a Udine, magari dando un seguito alla follia incontrollata di Delneri che considera la sua Juve la squadra migliore del campionato. Ecco, se facciamo tutto questo, allora è un campionato apertissimo. Se guardiamo con obiettività i valori espressi in campo, allora il discorso magari cambia un tantino.
Ieri sera il Milan sceso in campo contro il Cesena non ha fatto di certo stropicciare gli occhi, ma ha portato a casa la gara senza troppe difficoltà come era lecito aspettarsi visto il valore dell'avversario, tra l'altro provato da un ciclo terribile che gli ha visto affrontare in 7 giorni tre delle grandi del campionato. Ibrahimovic a questi livelli è un giocatore che fa la differenza, e se a lui sommiamo un Cassano a mezzo servizio che dispensa assist come se nulla fosse e un Robinho sempre più calato nel ruolo di trequartista si capisce bene quanto poco basti a questa squadra per riuscire a sbloccare una partita. Nonostante infortuni in serie, a cui si sono aggiunti Gattuso e Nesta oltre ai vari Pirlo, Flamini, Boateng, e Seedorf, anche se l'assenza di quest'ultimo francamente fatico a considerarla come un malus.
Napoli e Roma con le loro vittorie sono rimaste rispettivamente a 4 e 6 punti dalla vetta, ma da qui a ritenerle capaci di strappare lo scudetto ai rossoneri ci passa parecchio. Gli azzurri a Bari ringraziano un grande Lavezzi, i giallorossi del filastroccaro che "in tempesta non perde la testa" giocano una gara di ordinaria amministrazione contro il Cagliari, ottenendo forse più di quanto il campo avesse rispecchiato. Vincere due gare del genere, però, in termini di credibilità non vuol dire assolutamente nulla se non che giallorossi e azzurri rimangono in questo momento in scia, sperando che qualcosa là davanti si muova.
Chi non si muove, anzi indietreggia, è l'Inter. Anche qui comunque c'è poco da sorprendersi, perchè la disfatta di Udine se non era scritta era comunque ampiamente preventivabile per chiunque avesse visto con attenzione Inter-Cesena. Un'Inter come quella vittoriosa a fatica coi romagnoli, riproposta a Udine contro la squadra più in forma del campionato senza Milito andava al massacro, e così effettivamente è stato: errori di Castellazzi a parte, non c'è mai stata partita. E torna d'attualità il problema della rosa priva di alternative già esternato da Benitez più e più volte: Leonardo sarà stato meno diretto, ma anche per lui voltarsi e vedere che in attacco c'è da pescare solo Biabiany perchè Pandev è già in campo a farsi ridere dietro è dura. Viene così annullato il potenziale -3, e la squadra di Leonardo adesso, bene che vada a Firenze, potrà portarsi solo a sei lunghezze dai cugini. Discorso relativo anche questo, comunque: con questa rosa, e senza rinforzi adeguati che difficilmente si potranno pescare a gennaio nell'ultima settimana utile di mercato, ambire ad una stagione di successi è una chimera.
La Juventus, dal canto suo, a Genova ha sprecato una buona occasione per continuare a prendersi in giro parlando di scudetto. Delneri, visibilmente emozionato dalla strepitosa prestazione dei suoi (o più probabilmente sotto l'effetto di qualche narcotico) è addirittura uscito allo scoperto snocciolando quella che entra di diritto nell'olimpo delle vaccate dell'anno: "sono ancora convinto che la mia squadra sia la migliore del campionato", ha detto. Essere convinti è sempre importante, ma in questo caso sarebbe ancora più importante rendersi conto che una squadra priva di campioni difficilmente può arrivare a portare a casa titoli a maggio. E questa Juventus, a parte un Del Piero a fine carriera e un Krasic estenuato da 10 mesi ininterrotti di calcio, di campioni non ne ha neanche mezzo.
In uno scenario così desolante, vedere un Milan lì in testa con soli 4 punti di vantaggio è quasi una sorpresa. Se però pensiamo al tunnel da cui sono appena usciti praticamente illesi i rossoneri, la mia impressione è che per la fuga manchi davvero poco. A chi è di bocca buona consiglio comunque di vedere uno sport simile al calcio, lo gioca ogni settimana una squadra blaugrana ed è un perfetto antidoto allo strazio domenicale: funziona, ve lo assicuro.
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08 gennaio 2011
Dov'è l'anti-Milan?

Ero convinto già ben prima di ieri che questo campionato fosse saldamente nelle mani del Milan, e chiaramente dopo ieri non posso che esserlo ancora di più. La squalifica di Ibrahimovic, gli infortuni di Pirlo e Nesta sembravano il preludio ad un possibile, nuovo passo falso della capolista sul difficile campo di Cagliari, con le altre inseguitrici pronte ad approfittarne per saltargli alla gola.
E invece, come spesso accade quando l'annata è di quelle giuste, succede l'esatto opposto: i rossoneri al Sant'Elia soffrono maledettamente, rischiano di capitolare prima col palo colpito dai rossoblù e poi con il regalo di Abbiati a Nenè (che spreca sciaguratamente), e mettono a segno il match-point col giovanissimo Strasser (in lieve offside) buttato nella mischia al posto dell'infortunato Gattuso. Con la Lazio bloccata a Genova, la Juventus travolta all'ora di pranzo dal Parma, e il Napoli battuto nel posticipo dall'Inter, la vittoria vale doppio e dà il via a quella che se non è una fuga vera e propria, è senz'altro un allungo importante.
Il punto, come ho detto più volte, non è il valore reale di questo Milan, squadra che ieri pur vincendo ha dimostrato che di fronte a una defezione importante come quella di Ibrahimovic non ha per il momento contromisure da proporre. Il punto è che le avversarie della squadra di Allegri erano e continuano ad essere poco credibili come candidate alla vittoria finale, e la sensazione è che l'unica squadra potenzialmente in grado di contrastare la leadership rossonera è l'Inter di Leonardo, ovviamente nel caso in cui riuscisse ad infilare un filotto di vittorie tale da alleggerire il gap attualmente pesante che la separa dalla vetta. Certo, anche la Roma è lì ed ha un organico che può dire la sua, ma i giallorossi non mi hanno mai convinto appieno e ieri senza le nefandezze arbitrali forse avrebbe alzato bandiera bianca in casa contro un ottimo Catania.
Lazio e Napoli? Buone squadre, ma lo scudetto è un'altra cosa. La differenza tra Reja e Mazzarri è che mentre il primo probabilmente è al corrente di questa cosa, il secondo si è fatto ubriacare da titoli e titoloni sulla famosa zona che porta il suo nome e che ha fruttato parecchi punti a pochi secondi dal fischio finale, finendo col credere davvero alla possibilità di centrare il bersaglio grosso ed iniziando a sentire pure lui il "rumore dei nemici", come quel portoghese da lui tanto disprezzato e che al suo cospetto ha vinto robetta.
La Juventus, che aveva la possibilità di agganciare il secondo posto e rimanere quantomeno a -5 dalla vetta, è caduta rumorosamente in vecchi vizi che gettano nuove ombre sul futuro di questa squadra e sulle sue reali potenzialità. Il tonfo contro il Parma, firmato da due ex bianconeri come Giovinco e Palladino (sicuri che non servivano a questa squadra?) e da uno che quando vede Juve si esalta come Crespo mette a nudo tutti i limiti di una squadra che ancora forse non è pronta per fare il passo in più, visto che di occasioni per una svolta ne ha avute già diverse fallendole praticamente tutte (vedi Chievo). La perdita di Quagliarella (crociato rotto, stagione finita) poi è una perdita pesantissima, in un reparto già messo malissimo e che fondava tutte le sue speranze proprio sull'attaccante napoletano.
Se Cassano ci ha stupito con le Cassanate, anche Felipe Melo evidentemente merita che le sue gesta vengano etichettate sotto un nome simile: la scarpata a Paci è un gesto sconsiderato e assolutamente fuori luogo, a ribadire il concetto che chi nasce rotondo difficilmente può morire quadrato. L'inaffidabilità di questo centrocampista lo rende inadatto a certi livelli, perchè è impensabile affrontare ogni gara con una spada di Damocle pendente sulla testa della squadra. A proposito di brutte abitudini, devo dire che anche Krasic ne sta prendendo una tutt'altro che simpatica: ha scambiato l'area di rigore per una piscina, e questo non va bene anche perchè già una volta la bravata gli è costata due giornate di squalifica.
Insomma, non credo che il campionato sia chiuso in senso assoluto, c'è ancora troppo da giocare. Credo però che non ci sia al momento una squadra che sia capace di andarsi a prendere lo scudetto, e senza una vera anti-Milan è difficile pensare ad un campionato che non si tinga di rossonero. Certo, siamo solo a gennaio e gli scenari possono ribaltarsi, ma la mia idea per il momento rimane quella. Domani è già campionato, staremo a vedere..
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17 settembre 2010
Sveglia Italia!
Non sembra essere cambiato troppo rispetto agli ultimi anni, anche se per fare del disfattismo è ancora troppo presto. Certo è che, fatto salvo per l'exploit dell'Inter a Madrid (per certi versi irripetibile), in Europa le nostre rappresentanti continuano a collezionare figure barbine, dando un perfetto seguito al trend recente, mondiale compreso.
Bilancio triste, quello della prima giornata dei gironi di Champions ed Europa League: una vittoria sudata del Milan a San Siro contro il modesto Auxerre (penultimo in Ligue 1), un pari in Olanda per l'Inter campione in carica, con Juventus e Napoli che hanno fatto anche peggio facendosi bloccare in casa da Lech Poznan e Utrecht, e le sconfitte rumorose di Roma e Palermo, due squadre in preoccupante involuzione. Il buon pari della Samp a Eindhoven se non altro dona un pò di luce alla tre giorni europea delle italiane.
Che succede? Succede che non facciamo più paura a nessuno, e non riusciamo a tradurre sul campo una superiorità sulla carta oggettiva ma influenzata da variabili che a quanto pare portando un centravanti sconosciuto come Rudnevs a coprirsi di gloria segnando per ben tre volte alla Juventus, per esempio.
Perchè parliamoci chiaro, ci può stare il non essere ancora al top, l'essere alla ricerca dei meccanismi giusti e via discorrendo, ma questo vale fino a un certo punto. Certe partite vanno vinte, ed anche in scioltezza, perchè è così che si lanciano segnali di vita al resto di quell'Europa a cui ormai non incutiamo più il minimo timore reverenziale.
L'Auxerre va a Milano e si gioca una signora partita, piegato poi da due contropiedi dopo aver dilapidato due palle gol colossali nel primo tempo: la Gazzetta dello Sport che fa? Titola IBRADINHO, come se fosse stata la grande serata dei due campioni, quando a parte i gol del Milan c'è da salvare poco altro, stendendo un velo più che pietoso sul siparietto Ibra-Sacchi, davvero stomachevole.
L'Inter pareggia contro la cenerentola del girone, il Twente, e si cerca di far passare il pareggio come un buon risultato, giudicando il secondo tempo come "ottimo" quando in realtà la manovra nerazzurra ha prodotto 0 palle gol nonostante un secondo tempo giocato nella metà campo avversaria. Certo, che sia finita 2-2 anche l'altra gara del girone è un colpo di fortuna, ma non cambia molto il giudizio di una gara mediocre.
Per tacere della Roma, presa a pallonate nel secondo tempo da un Bayern tutt'altro che irresistibile, scegliendo di non giocare a calcio ma di subire passivamente sperando di non prendere gol. Il problema è che il gol primo o poi arriva, se lasci tutto in mano all'avversario: anche l'Inter stava per pagare carissimo il suo catenaccio al Camp Nou, e il gol lo prese comunque.
Cosa dire poi della Juventus: la si inserisce costantemente tra le pretendenti al titolo, ma anche ieri ha dimostrato una fragilità difensiva mostruosa e nel complesso poca qualità in tutte le zone del campo. 3 gol dalla Samp, 3 dagli sconosciuti polacchi di ieri: numeri imbarazzanti, ma del resto se la tua difesa è Motta-Chiellini-Bonucci-De Ceglie non è che ci sia poi da attendersi chissà quale miracolo.
Napoli e Palermo rimangono convalescenti, e continuano poi a non esprimere il valore delle proprie rose. I siciliani in particolare sono un colabrodo, e sembra che Zamparini stia proprio perdendo la pazienza: Rossi come Zenga? Chissà, magari vincerò anche questa scommessa.
Al di là di tutto, è comunque ora di svegliarsi, perchè certe figure non sono più ammissibili. Italiane, SVEGLIA!
07 marzo 2010
Mazzarri, l'uomo che non deve perdere mai..

"Anche oggi, fino all'ultimo, abbiamo creato delle occasioni clamorose, meritavamo quanto meno il pareggio e abbiamo perso. E' un periodo che ci gira male" (Bologna-Napoli 2-1, con ottima prestazione dei rossoblù)
Parole e musica di Walter Mazzarri, l'allenatore che in proporzione ha vinto più di Mourinho (chissà cosa vorrà dire poi), e soprattutto l'allenatore le cui squadre hanno tutte una caratteristica peculiare: non meritano mai di perdere, e a cui il pari sta quasi sempre stretto.
Lo ricordo già dai tempi di Reggina e Sampdoria, con le sue dichiarazioni post-partita, ma senza andare a scavare nel mesozoico mi limito a riportare fedelmente gli ultimi commenti rilasciati ai microfoni dopo le recenti gare del Napoli:
Napoli-Roma 2-2: "Alla luce delle occasioni avute e del gioco espresso, posso dire che oggi il Napoli ha perso due punti" (il Napoli per la cronaca si è salvato al 90' grazie ad un rigore inesistente fischiato dall'arbitro)
Napoli-Inter 0-0: "Abbiamo giocato una partita bellissima, praticamente perfetta e sinceramente resta l'amarezza di aver lasciato due punti. La vittoria sarebbe stata strameritata in termini di gioco e solo per sfortuna non siamo riuscita a tradurre una grande partita in un successo" (sempre per la cronaca, all'Inter è stato negato un rigore solare per fallo di mani in area di Aronica)
Siena-Napoli 0-0: "Oggi ci è mancato soprattutto il gol. Il Siena giocava quasi con un 6-3-1 per chiudere tutti gli spazi e abbiamo avuto tante difficoltà a entrare nella loro difesa" (come se il fatto che mancasse il gol fosse un particolare irrilevante per una prestazione di squadra)
Udinese-Napoli 3-1: "Il Napoli meritava la vittoria sul campo. Forse era scritto che dovevamo perdere. Gli episodi ci sono stati tutti contro, vedi i pali di Pazienza e Quagliarella" (ed evidentemente, in quella partita il suo Napoli fu parecchio sfortunato, per una volta)
Napoli-Genoa 0-0: "Abbiamo giocato bene, siamo stati sfortunati"
Napoli-Palermo 0-0: "Abbiamo giocato bene per oltre un’ora, ci è mancato solo il gol" (già sentito eh?)
Insomma, a sentir Mazzarri a questo Napoli mancano circa una decina di punti, e dovrebbe essere quindi saldamente quarto, magari con vista diretta alle prime tre posizioni. Fantascienza, ovviamente, ma forse il problema è che questa squadra è stata gonfiata ben oltre le sue reali potenzialità, in primis da quel De Laurentiis che a quel Mourinho lo vorrebbe solo come attore in un suo cinepanettone.
Intendiamoci, Mazzarri è un ottimo allenatore, che ha fatto bene ovunque e a Reggio ha compiuto un'impresa per certi versi paragonabile alla vittoria di una Champions League. Ma parla, e questo per sua sfortuna è un grosso, grosso limite.
01 novembre 2009
Sontuoso Napoli, Juve sorpresa. Borriello, gol da 3 punti
Il colpo che non t'aspetti. La Juventus "nucleare" (Buffon dixit) vista mercoledì contro la Sampdoria, crolla clamorosamente in casa contro un Napoli mai domo, capace di portare a termine la seconda rimonta consecutiva da 0-2, trovando stavolta anche il colpo del ko.
Non basta il doppio vantaggio, ad una Juve non brillante come quella di tre giorni fa: il Napoli nel secondo tempo prima regala il raddoppio a Giovinco, con un errore madornale di Contini, poi con l'innesto di Datolo cambia marcia alla sua partita e trova la rimonta storica grazie alla doppietta di Hamsik e al gol proprio dell'esterno argentino.
Ferrara è nuovamente sul banco degli imputati per la gestione della gara, e perde nettamente il confronto con il collega Mazzarri: il cambio Poulsen-Amauri (poi espulso nel finale), operato per un ipotetico arrembaggio finale, si rivela un suicidio tattico, privando i bianconeri, già in palese affanno, di un ulteriore elemento di copertura. La volpe che siede invece sulla panchina partenopea ha gestito ancora una volta in modo eccellente le risorse a sua disposizione: mette dentro Datolo per Campagnaro, dopo la sciagurata prestazione del difensore argentino, e lancia al momento giusto Quagliarella per un comunque ottimo Denis.
E' una Juve che non riesce a trovare una continuità di gioco e risultati, e gli infortuni (Camoranesi, Sissoko, Marchisio) non devono e non possono essere una giustificazione, non quando stai vincendo 2-0 e hai la partita completamente in pugno. Disastroso Tiago, distratto Cannavaro, deludenti i brasiliani Melo e Diego, fiori all'occhiello della campagna acquisti, e costati in due la bellezza d 50 milioni di euro. In particolare il centrocampista prelevato dalla Fiorentina non è ancora riuscito a dare una giustificazione all'ingente esborso, risultando spesso svagato, poco affidabile, e dallo svarione facile. Sopravvalutato? E' possibile.
E adesso, c'è una potenziale autostrada per l'Inter, impegnata a Livorno: se i nerazzurri, che comunque giocheranno con una formazione rimaneggiata in vista di Kiev, faranno bottino pieno, andranno a +7.
Continua la serie positiva il Milan, che coglie la quarta vittoria nelle ultime cinque gare (e senza i folli minuti finali di Napoli, sarebbe stato filotto), battendo un buon Parma grazie alla doppietta di Borriello.
Il ritorno del centravanti è solo uno dei motivi che ha Leonardo per sorridere: il 4-2-3-1 varato ieri sembra un modulo funzionale e che ben si può sposare con le caratteristiche degli uomini a disposizione: davanti alla difesa Pirlo e Gattuso, tridente Pato-Seedorf-Ronaldinho alle spalle del centravanti che mancava: proprio Borriello, più adatto di Inzaghi a fare reparto da solo e a sportellare con i difensori avversari. Dinho, nonostante le lunghe pause, è tornato determinante, con due assist decisivi per i gol rossoneri, e Pato anche in una posizione più defilata può fare malissimo con le sue accelerazioni.
Milan che così va a -2 proprio dalla Juve, e vede il secondo posto come un traguardo non più lontano, ma a portata di mano. Visto il terribile inizio, per Leo c'è di che sorridere.
Non basta il doppio vantaggio, ad una Juve non brillante come quella di tre giorni fa: il Napoli nel secondo tempo prima regala il raddoppio a Giovinco, con un errore madornale di Contini, poi con l'innesto di Datolo cambia marcia alla sua partita e trova la rimonta storica grazie alla doppietta di Hamsik e al gol proprio dell'esterno argentino.
Ferrara è nuovamente sul banco degli imputati per la gestione della gara, e perde nettamente il confronto con il collega Mazzarri: il cambio Poulsen-Amauri (poi espulso nel finale), operato per un ipotetico arrembaggio finale, si rivela un suicidio tattico, privando i bianconeri, già in palese affanno, di un ulteriore elemento di copertura. La volpe che siede invece sulla panchina partenopea ha gestito ancora una volta in modo eccellente le risorse a sua disposizione: mette dentro Datolo per Campagnaro, dopo la sciagurata prestazione del difensore argentino, e lancia al momento giusto Quagliarella per un comunque ottimo Denis.
E' una Juve che non riesce a trovare una continuità di gioco e risultati, e gli infortuni (Camoranesi, Sissoko, Marchisio) non devono e non possono essere una giustificazione, non quando stai vincendo 2-0 e hai la partita completamente in pugno. Disastroso Tiago, distratto Cannavaro, deludenti i brasiliani Melo e Diego, fiori all'occhiello della campagna acquisti, e costati in due la bellezza d 50 milioni di euro. In particolare il centrocampista prelevato dalla Fiorentina non è ancora riuscito a dare una giustificazione all'ingente esborso, risultando spesso svagato, poco affidabile, e dallo svarione facile. Sopravvalutato? E' possibile.
E adesso, c'è una potenziale autostrada per l'Inter, impegnata a Livorno: se i nerazzurri, che comunque giocheranno con una formazione rimaneggiata in vista di Kiev, faranno bottino pieno, andranno a +7.
Continua la serie positiva il Milan, che coglie la quarta vittoria nelle ultime cinque gare (e senza i folli minuti finali di Napoli, sarebbe stato filotto), battendo un buon Parma grazie alla doppietta di Borriello.
Il ritorno del centravanti è solo uno dei motivi che ha Leonardo per sorridere: il 4-2-3-1 varato ieri sembra un modulo funzionale e che ben si può sposare con le caratteristiche degli uomini a disposizione: davanti alla difesa Pirlo e Gattuso, tridente Pato-Seedorf-Ronaldinho alle spalle del centravanti che mancava: proprio Borriello, più adatto di Inzaghi a fare reparto da solo e a sportellare con i difensori avversari. Dinho, nonostante le lunghe pause, è tornato determinante, con due assist decisivi per i gol rossoneri, e Pato anche in una posizione più defilata può fare malissimo con le sue accelerazioni.
Milan che così va a -2 proprio dalla Juve, e vede il secondo posto come un traguardo non più lontano, ma a portata di mano. Visto il terribile inizio, per Leo c'è di che sorridere.
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07 ottobre 2009
Nella domenica dei ribaltoni..cade solo Donadoni!
Doveva essere la domenica dei ribaltoni, alla fine di testa ne è caduta solo una: quella di Roberto Donadoni, silurato da De Laurentiis proprio quando la sua panchina, uscita inizialmente indenne dopo l'allontanamento del dg Marino, sembrava un attimino meno rovente. La doppietta di Totti ha invece dato il definitivo colpo di mannaia alla testa dell'ex tornante rossonero, che lascia il San Paolo dopo una gestione sicuramente al di sotto delle aspettative, sue e del suo presidente. "Cacciato da chi capisce poco di calcio", il commento del tecnico: di sicuro, al di là delle competenze del patron azzurro, il Napoli di Donadoni non è stato un gran Napoli. Un anno fa Reja era partito a razzo, facendo sognare (e sognando lui stesso: grosso errore, per sua stessa ammissione) una piazza calorosa come quella partenopea: poi il vertiginoso crollo fin sotto la metà della classifica, e l'avvicendamento con Donadoni che però, dati alla mano, ha fatto peggio del tecnico goriziano.
Una campagna acquisti faraonica, con gli arrivi di Quagliarella, Cigarini, Zuniga, Campagnaro, ma una squadra molle, senza gioco nè anima, costantemente alla ricerca di un'identità che coi ripetuti cambi di modulo del tecnico non ha mai trovato: bocciato il 4-3-3, niente da fare col 4-4-2, non è andata meglio col 3-5-2. E in una situazione così deficitaria, non poteva che essere Donadoni a pagare il conto. La sua creatura, non è mai stata veramente sua, e allora cambiare può essere la giusta cura ad una grande malata di questo campionato. Arriva Mazzarri (non Mancini, che a quanto pare tutti vogliono, e nessuno prende), ed è lecito aspettarsi un risveglio importante da parte di una squadra che non sarà da Champions o da Uefa piena come vuole il suo presidente, ma può sicuramente aspirare a traguardi superiori ad una tranquilla salvezza.
Dinho salva Leo? Questo è il messaggio che è passato sui quotidiani sportivi lunedì; il mio parere è che anche in caso di sconfitta, difficilmente sarebbe cambiato qualcosa. Il Milan visto domenica a Bergamo, non è poi tanto diverso da quello visto contro Bari e Zurigo. Sotto di un gol, contro il fanalino di coda ridotto in dieci uomini per l'espulsione quantomeno discutibile di Radovanovic, è sembrato ancora un Milan che va avanti con la forza della disperazione, più che con la forza del gioco. Rimediare allo scadere un punticino, non può aver cambiato sensibilmente lo scenario attorno a Leonardo, che a mio parere è e rimane solo uno dei tanti responsabili di una gestione scellerata. E proprio per questo, Leo ha ancora tempo. Galliani sa benissimo che difficilmente cambiando il tecnico potrà cambiare una situazione figlia delle tante mancanze estive. Van Basten aveva la bacchetta magica in campo, la panchina è un'altra cosa..
Chi invece è uscito dal tunnel, è Walter Zenga. Criticato, inserito nel tourbillon dei tecnici in aria di esonero dopo lo stentato inizio del suo Palermo, l'uomo ragno si è messo il vestito buono e domenica sera ha annichilito la Juventus a caccia del primato solitario con un 2-0 che poteva essere ben più corposo. Walter ormai è tecnico navigato, la gavetta fatta in giro per l'Europa lo ha portato a saper gestire momenti di pressione e situazioni difficili (possono dire lo stesso Ferrara e Leonardo?): risultato, il Palermo incanta, Pastore e Miccoli fanno ammattire Melo e compagnia bella, Cavani e Simplicio sigillano una serata magica. Mourinho, zitto zitto, gongola e si riprende la testa della classifica grazie al gol di Sneijder a tempo scaduto, con ringraziamenti sentiti anche al Parma.
Quotazioni che salgono, quotazioni che scendono: adesso di mira c'è il fino a poco tempo fa idolatrato Ferrara, per il filotto Bordeaux-Bologna-Bayern-Palermo. La Juve recente non convince, Diego si è spento, Felipe Melo non è continuo (cosa che per il suo ruolo è grave come l'astinenza da gol per un centravanti), Buffon deve fare il super lavoro. La ruota gira, la stampa tenera non lo è mai stata. In bocca al lupo, Ciro.
Dinho salva Leo? Questo è il messaggio che è passato sui quotidiani sportivi lunedì; il mio parere è che anche in caso di sconfitta, difficilmente sarebbe cambiato qualcosa. Il Milan visto domenica a Bergamo, non è poi tanto diverso da quello visto contro Bari e Zurigo. Sotto di un gol, contro il fanalino di coda ridotto in dieci uomini per l'espulsione quantomeno discutibile di Radovanovic, è sembrato ancora un Milan che va avanti con la forza della disperazione, più che con la forza del gioco. Rimediare allo scadere un punticino, non può aver cambiato sensibilmente lo scenario attorno a Leonardo, che a mio parere è e rimane solo uno dei tanti responsabili di una gestione scellerata. E proprio per questo, Leo ha ancora tempo. Galliani sa benissimo che difficilmente cambiando il tecnico potrà cambiare una situazione figlia delle tante mancanze estive. Van Basten aveva la bacchetta magica in campo, la panchina è un'altra cosa..
Chi invece è uscito dal tunnel, è Walter Zenga. Criticato, inserito nel tourbillon dei tecnici in aria di esonero dopo lo stentato inizio del suo Palermo, l'uomo ragno si è messo il vestito buono e domenica sera ha annichilito la Juventus a caccia del primato solitario con un 2-0 che poteva essere ben più corposo. Walter ormai è tecnico navigato, la gavetta fatta in giro per l'Europa lo ha portato a saper gestire momenti di pressione e situazioni difficili (possono dire lo stesso Ferrara e Leonardo?): risultato, il Palermo incanta, Pastore e Miccoli fanno ammattire Melo e compagnia bella, Cavani e Simplicio sigillano una serata magica. Mourinho, zitto zitto, gongola e si riprende la testa della classifica grazie al gol di Sneijder a tempo scaduto, con ringraziamenti sentiti anche al Parma.
Quotazioni che salgono, quotazioni che scendono: adesso di mira c'è il fino a poco tempo fa idolatrato Ferrara, per il filotto Bordeaux-Bologna-Bayern-Palermo. La Juve recente non convince, Diego si è spento, Felipe Melo non è continuo (cosa che per il suo ruolo è grave come l'astinenza da gol per un centravanti), Buffon deve fare il super lavoro. La ruota gira, la stampa tenera non lo è mai stata. In bocca al lupo, Ciro.
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