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31 maggio 2011

Barça, l'età dell'oro..


Che questo Barcellona fosse in assoluto la squadra più forte al mondo, paradossalmente non serviva la finale di Wembley a sottolinearlo: la superiorità catalana, mai come quest'anno, è stata schiacciante, totale, a tratti imbarazzante. Il fatto stesso che per affrontarli non puoi mai contare solo sul tuo gioco, dovendo necessariamente adattarti nel cercare di "rompere" il loro, fa capire che contro questa squadra puoi solo augurarti che per una volta magari non vinca davvero il migliore.

Il Manchester sabato era partito col piglio giusto, e chiunque abbia visto i 10' minuti iniziali avrà sicuramente pensato che Ferguson stavolta potesse davvero farcela a vendicare Roma. Il problema è che, dopo aver lasciato sfogare l'avversario, il Barça è salito in cattedra, ha preso il pallone e non lo ha mollato praticamente più fino al fischio finale, rendendo quella che sembrava un'avversaria credibile poco più di uno sparring partner. E non c'è un vero demerito nei Red Devils, se non quello di essere, come tutti, un gradino sotto questo squadrone destinato a segnare un'epoca e ad entrare nella leggenda del calcio mondiale.

Il possesso palla blaugrana stordisce, lavora ai fianchi l'avversario anche sotto l'aspetto psicologico - provate voi a subire un torello della durata di circa un'ora e mezza senza dare di matto - e poi, con quelli là, il varco per segnare prima o poi si apre. Xavi è talmente perfetto lì in mezzo al campo, che ti chiedi come sia possibile che non riesca a sbagliare un passaggio neanche quando il corridoio non esiste, o per lo meno sembra non esistere: in realtà lo vede solo lui, ed è così che Pedro si trova tra i piedi il pallone della gloria per il primo vantaggio.

Il temporaneo pari di Rooney chiude effettivamente la prima frazione di gioco sul risultato di parità, ma la ripresa non farà che ribadire il concetto già espresso: manifesta superiorità catalana. Il gol di Messi, seppur con qualche piccola responsabilità di Van Der Sar, è un gioiello di rapidità e potenza che spinge il fuoriclasse argentino sempre più verso il trono di migliore di sempre, la rete con cui Villa chiude ermeticamente la contesa è un capolavoro balistico degno di un attaccante straordinario e forse sottovalutato in un contesto di eccellenza come quello del Barça di Guardiola. La fanno facile, loro: 148 gol in stagione, con 22 diversi calciatori andati a segno, roba da playstation.

Lo stesso Pep sa benissimo (e lo ha ammesso, da persona intelligente qual è) che l'eccezionalità del suo lavoro è strettamente legata alla grandezza del materiale umano a sua disposizione, e nella battuta rilasciata dopo la finale ha detto chiaramente che se il Barcellona gioca questo calcio stellare un grosso merito va a quei giocatori che sono l'asse portante del sistema di gioco blaugrana (Piquè-Alves-Xavi-Iniesta-Messi). E considerata la giovane età di questi fenomeni, e l'assoluta identificazione con il mondo Barça, il rischio serissimo è che questo ciclo possa continuare ancora per parecchio tempo.

Triplete 2009, Triplete 2011, incetta di titoli nel 2010 con la corsa verso Madrid interrotta dall'Inter di Mourinho grazie ad un vero e proprio miracolo sportivo: insomma, una squadra quasi imbattibile, oltre che capace di esprimere un calcio sublime.

E non potevano festeggiarla meglio, questa Champions League, perchè il gesto di far alzare la coppa ad Abidal cedendogli la fascia di capitano per l'occasione è stata una delle cose più belle che ho mai visto fare su un campo da calcio. Il dramma del terzino francese, operato solo due mesi fa di tumore al fegato, aveva colpito tutti nel profondo: ma la vita per fortuna sa riservare anche storie come questa, e nella notte di Wembley se c'è qualcuno che nelle fila di questo Barça stellare ha vinto più degli altri, questo è proprio lui. 

Goditi questi anni, F.C. Barcellona: è l'età dell'oro.

Antonio Capone (twitter - @tonycap83)

15 aprile 2011

Inter, un'eliminazione inevitabile. E chi si rivede? Le vedove di Benitez..


Nessuno si aspettava davvero l'impresa impossibile, ma era giusto dirlo quantomeno per non gettare la spugna riducendo la gara di Gelsenkirchen a poco più di una gitarella sulla Ruhr. Il problema è che una cosa è il dire, un'altra il fare, e personalmente alle reali possibilità di questa Inter di segnare quattro reti in Germania senza subirne neanche una non ci ho mai creduto.

Sognare nel calcio è giusto, quasi sempre. Il Deportivo che schiantò il Milan più forte degli ultimi 15 anni al Riazor con un 4-0 storico è un esempio di come tutto sia possibile, a patto di giocare 90' ben oltre la perfezione, nei quali deve riuscire tutto e non c'è il minimo margine di errore. Il problema però è che la squadra nerazzurra, al di là dei propositi battaglieri della vigilia, ha sfoderato una prestazione perfettamente in linea con quelle recenti, e la sconfitta per 2-1 consegna agli archivi un umiliante 7-3 complessivo in favore di quella che doveva essere una vittima sacrificale al pari di Tottenham e Shakthar.

Il discorso è molto semplice: la squadra è arrivata a questa fase della stagione cotta e stracotta. I nerazzurri praticamente non stanno in piedi, stremati a livello psicofisico da una rimonta in campionato che è partita da lontano e si è andata dissolvendo, di colpo, nel derby. Le problematiche di natura tecnica poi sono sempre quelle trite e ritrite, già discusse la settimana scorsa ma che non possono da sole giustificare un crollo così netto di una squadra che è scoppiata proprio nel momento in cui avrebbe potuto dare un'indirizzo importante alla stagione.

Il Deportivo schiantò il Milan giocando a ritmi forsennati per novanta minuti, sostenuto da una condizione fisica straripante, l'Inter ha letteralmente passeggiato sul verde prato della Veltins-Arena: ecco perchè la rimonta nerazzurra era assolutamente impossibile, mancando il requisito base che doveva sostenere uno sforzo così importante dopo il disastro dell'andata. Serviva l'intensità, la reazione isterica, serviva schiacciare un avversario inferiore nella sua metà campo e soprattutto serviva creare palle gol: nulla di questo però è stato, e quindi è giusto che cali il sipario su una formazione regredita al livello di mediocrità in cui annaspava nel novembre-dicembre scorso.

Voglio chiudere parlando di coloro che hanno addirittura tirato fuori dal cilindro niente meno che Benitez, che poi sono gli stessi che lo volevano impalato a novembre e che saltarono sul carro quando Leonardo iniziò a vincere partite in serie. Benitez aveva uno spogliatoio intero contro, e pur essendo un ottimo tecnico non c'era davvero nulla di diverso da fare se non allontanarlo, scelta peraltro pienamente supportata dai risultati successivi: però quando le cose sono precipitate, chiaramente è tornato comodo anche lui.

Dico solo che un pò le invidio queste persone, stupide come capre ma che stanno sempre dalla parte giusta al momento giusto: io purtroppo non ci riesco, ma è un limite di cui vado molto fiero.

06 aprile 2011

Disfatta Inter: parte l'effetto domino?


L'Inter non c'è più. Svanita, come il sale nell'acqua, proprio nei tre giorni che avrebbero potuto dare corpo a nuovi sogni e nuove speranze di un finale di stagione da protagonisti.

A distanza di tre giorni dalla batosta nel derby, i nerazzurri inscenano contro lo Schalke 90 minuti che neanche il più pessimista dei tifosi avrebbe potuto immaginare se non con un eccesso di fantasia e catastrofismo, proiettando i film "Armageddon" e "The day after tomorrow" su un campo da calcio.

Quello che si è visto nella notte di San Siro è anche difficile da commentare, tale è la portata di un disastro destinato ad entrare nel libro nero delle peggiori disfatte dell'intera storia nerazzurra.

Il crollo della squadra campione di tutto è stato inesorabile, repentino, totale: la squadra che prima della sosta sembrava scoppiare di salute, si è ritrovata a pezzi fisicamente, mentalmente, mentre tatticamente i già precari equilibri portati dal calcio-allegria di Leonardo si sono definitavamente sfaldati riducendo la squadra ad un colabrodo capace di concedere a qualsiasi avversario la media di 5-6 palle gol pulite a partita.

Troppe vittorie, non sempre figlie del gioco espresso, avevano mascherato il grande bluff. In questo senso l'impresa di Monaco è stata sopravvalutata: al termine di un primo tempo da incubo i nerazzurri avrebbero potuto subire un passivo pesantissimo, ma un pò il fato, un pò Julio Cesar e un pò l'imprecisione sotto porta di Robben e compagni tennero a galla una squadra che sbandava paurosamente ad ogni affondo avversario. Poi è arrivata la pazza rimonta, il gol di Pandev, ed in archivio è andata una vittoria storica. I problemi però sono rimasti tutti lì, pronti a tornare a galla.

17 marzo 2011

Auf Wiedersehen, Bayern!

Pandev esulta con Nagatomo   (Foto Gazzetta.it)
Ho sempre dato un grosso peso ai segnali, specialmente in competizioni come la Champions League dove, lo dico da sempre, sono i particolari a fare la differenza. E proprio sulla base di questi "segnali", credevo che alla fine del primo tempo di Bayern Monaco-Inter fossimo ormai prossimi alla scomparsa dei campioni d'Europa in carica (e con loro dell'intera bandiera italiana, alla faccia dei 150 anni di storia) dalla geografia calcistica continentale.

Già dopo la gara di andata tante nubi avevano iniziato ad ingrigire l'orizzonte, con la mezza papera di Julio Cesar che a tempo praticamente scaduto serviva a Mario Gomez su un piatto d'argento una vera e propria ipoteca per i quarti di finale, dopo che la squadra nell'arco dei novanta minuti aveva sprecato l'incredibile almeno al pari dei tedeschi. Quello che poi succede nella prima frazione di gioco all'Allianz Arena ha avuto dell'incredibile, e ben pochi ottimisti avrebbero potuto immaginare che di lì a poco questa gara sarebbe entrata di diritto nell'elenco delle imprese indimenticabili dell'intera storia nerazzurra.

Eto'o, in probabile offside, azzera l'handicap della gara d'andata dopo soli 4'. E lì, pensi, inizia un'altra gara. In effetti è vero, ma non nel senso che il tifoso interista sperava. Al 21' sembra di vedere un film già visto solo tre settimane addietro: Robben semina il panico, si accentra partendo da destra, scaglia un tiro non certo irresistibile che però innesca un nuovo paperone colossale del portierone nerazzurro, che regala di fatto a Gomez l'1-1. Due azioni di Robben, due harakiri del miglior portiere del mondo, due gol di Gomez: un segnale? "Magari no, dai".

Poi succede che sempre Robben, 10' più tardi, serva un passaggio in area che non avrebbe alcun futuro senza il tocco suicida di Motta, che lo fa diventare un assist prelibatissimo per Muller. Il campioncino tedesco chiaramente non si fa pregare di fronte a tanta grazia e batte Julio Cesar. Tirando le somme, tra andata e ritorno il parziale recita 3 gol del Bayern, di cui due regali di un portiere versione saponetta ed uno generosissimo del brasiliano naturalizzato italiano. Segnale ancora più forte che non c'è proprio nulla, ma nulla di nulla, da fare? "C'è ancora tanto tempo, chissà cosa può ancora succedere".

10 marzo 2011

Italia, flop (quasi) totale. Senza se e senza ma..

Foto Gazzetta.it
I se ed i ma quando si parla di calcio sono da sempre strumento letale, quasi autolesionistico, per chi prova a spostare, scambiare, manipolare eventi cercando di abbozzare un finale differente rispetto a quello che la dura realtà ha già servito. Quando si parla di Champions, competizione dei particolari per eccellenza, questa tendenza viene spesso esasperata, perchè gli episodi hanno un peso specifico incredibilmente importante e fanno la differenza nella quasi totalità dei casi.

Senza gli errori di uno sciagurato Robinho, chissà, magari oggi staremmo parlando di un'impresa rossonera a White Hart Lane. E magari, volendo spiccare un volo ancora più alto con la fantasia, potremmo anche immaginare gli orizzonti che si sarebbero spalancati ad una Roma che con il testardo Borriello trasforma il calcio di rigore e si scatena come una furia sullo Shaktar ribaltando il ko dell'Olimpico. Peccato però che questo non sia Sliding doors, e non sappiamo, realmente cosa sarebbe potuto succedere. Possiamo però decidere di guardare obiettivamente la cosa, e dire che alla fine, tutto sommato, abbiamo quello che ci meritiamo. Nè più, nè meno.

Sicuramente il Milan a Londra ha fatto tutto il possibile per ribaltare lo svantaggio, contro una formazione che ha badato più a non prenderle che ad altro. Il peccato originale sta però in quella gara d'andata, in cui una squadra amorfa è stata irretita da un'avversaria non certo irresistibile ma brava ad azzeccare il contropiede della vita su cui costruire un ritorno più morbido del previsto. Una squadra dal blasone e dalla caratura dei rossoneri deve provare a chiudere il discorso già a San Siro, dove invece il Milan non ha creato un solo pericolo alla porta di Gomes.

26 febbraio 2011

Game, set and match: sorpasso Germania, addio quarta squadra in Champions..

Per annunciare l'avvenuto disastro mancava solo la conferma dell'aritmetica, un pò come accade a quelle squadre già virtualmente retrocesse ma tenute in vita solo da un fattore puramente teorico.

Ho scritto tanto in passato, accompagnando questa lenta agonia che ha visto il nostro Paese scivolare sempre più in un baratro dal quale adesso, direi quasi finalmente, possiamo solo risalire cercando di capire come è stato possibile arrivare ad un punto simile, senza mai riuscire a dare segni di risveglio.

Non basterà un triplo exploit di Inter, Milan e Roma nel ritorno degli ottavi di Champions: con l'eliminazione del Napoli (peraltro immeritata) in Europa League, il sorpasso della Germania nel ranking Uefa è adesso ufficiale e assolutamente inattaccabile. Neanche una finale tutta italiana stile Manchester 2003, magari con la terza squadra  in semifinale come in quella irripetibile stagione, servirebbe a salvare una situazione che già un anno fa fu ripresa in extremis solo dalla vittoria dell'Inter a Madrid sul Bayern.

Scorrendo il ranking anno per anno, e andando a ritroso di una ventina d'anni, ci rendiamo conto di come il nostro Paese sia letteralmente crollato in modo verticale, passando da quello che era un dominio incontrastato ad una condizione di precarietà prima, e di oggettiva inferiorità adesso che la Germania ci ha tolto una squadra in Champions (a partire dalla stagione 2012-2013) e la Francia da dietro ci incalza meditando l'umiliante sorpasso.

24 febbraio 2011

Il triplete sbagliato..


Triplete. Parola che si sente da un paio d'anni ormai, dopo che il Barcellona di Guardiola prima e l'Inter di Mourinho poi sconfessarono quel teorema secondo il quale vincere tutte le competizioni a cui si prende parte è assolutamente (e anche statisticamente) impossibile.

Le nostre formazioni impegnate in Champions League stanno per completare quello che è un triplete molto meno nobile di quelli già citati, gettando le basi per quella che sarebbe una Caporetto per tutta la sfera pallonara italiana: tre eliminazioni su tre già agli ottavi di finale, contro avversari che sono arrivati nei nostri stadi, hanno sbancato e se ne sono tornati nei rispettivi Paesi con tre quarti di qualificazione in saccoccia.

Tempo fa scrissi dell'importanza di arrivare primi nel girone di qualificazione, per garantirsi un sorteggio più morbido ed evitare le corazzate già a febbraio: gli exploit di Shaktar e Tottenham tuttavia regalarono un sorteggio certamente benevolo a Roma e Milan, mentre l'Inter trovò un Bayern che sicuramente è squadra tosta, ma non certamente al livello delle spagnole e delle inglesi. Nonostante un'urna tutto sommato favorevole, siamo comunque qui a parlare di tre sconfitte interne pesantissime, che rendono le gare di ritorno durissime, forse proibitive.

L'ottimismo diffuso per le gare di ritorno è qualcosa che francamente non condivido appieno, perchè se da un lato è lecito sperare nelle rimonte, dall'altro credo sia doveroso confrontarsi col fatto che i miracoli nel calcio accadono, ma pur sempre di miracoli si tratta. Inter, Milan e Roma, sono "dead men walking", per diverse ragioni che vanno oltre il discorso puramente numerico.

18 dicembre 2010

L'urna spiana la strada, ecco le mie percentuali


Ci è andata bene, anzi diciamo che meglio proprio non sarebbe potuta andare. Un anno fa di questi tempi l'urna di Nyon estraeva tre bussolotti importanti, emettendo quasi delle sentenze che solo l'Inter riuscì a sovvertire: quest'anno è forte la sensazione di pericolo scampato, visto quello che realisticamente sarebbe stato auspicabile prevedere.

Bayern Monaco, Tottenham e Shakthar Donetsk sulla strada di Inter, Milan e Roma. Voglio dare qualche percentuale, conscio del fatto che i valori di qui a febbraio potrebbero cambiare, modificandole di conseguenza.

INTER-BAYERN MONACO: 50% Inter, 50% Bayern

Delle tre, sicuramente è l'Inter quella a cui è andata meno bene: uno Schalke sarebbe stato avversario più gradito ai nerazzurri, ma probabilmente alla vigilia del sorteggio, con i concreti rischi spagnoli e inglesi, Benitez avrebbe firmato ad occhi chiusi per affrontare i bavaresi. I finalisti della scorsa edizione sono rivali storicamente temibili e duri a morire, come si è visto nella passata edizione, ma la squadra vista fin qui è la brutta copia di quella che un anno fa arrivò a Madrid a giocarsi il triplete: in Bundesliga sono a -17 dal ciclone Borussia Dortmund, mentre in Europa il girone è stato liquidato con relativa facilità. Senza Robben, quella di Van Gaal è una squadra decisamente abbordabile: con l'olandese in campo invece è tutta un'altra musica. Viste le difficoltà dell'attuale Inter e il fatto che i nerazzurri dovranno affrontare l'andata in casa, mi sento di dare percentuali eque per questa sfida. La voglia di rivalsa dei tedeschi, affondati da Milito nel maggio scorso, è un altro particolare importante, da non sottovalutare.

MILAN - TOTTENHAM: 65% Milan, 35% Tottenham

Gli eurorivali del Milan sono una buonissima squadra, temibile soprattutto quando gioca in casa, ma credo possa pagare dazio di fronte al blasone e all'esperienza del Milan e dei suoi calciatori nel giocare un certo tipo di partite. Gli inglesi nel doppio confronto con l'Inter nel girone eliminatorio hanno comunque fatto vedere di che pasta sono fatti, consegnando ad Allegri una importante verità: se viene dato spazio a Bale, il gallese e la squadra tutta diventano devastanti, anche perchè davanti Crouch e Pavlyuchenko sono clienti ostici. Credo che questo Milan possa farcela tranquillamente, a patto di riuscire a portarsi avanti col lavoro già nella gara d'andata: arrivare a Londra con un pari, magari con gol, potrebbe essere pericolosissimo.


ROMA-SHAKTAR DONETSK: 80% Roma, 20% Shaktar
Urna di lusso per i giallorossi di Ranieri, che trovano sulla strada che porta ai quarti di finale gli ucraini dello Shakthar, allenati dalla vecchia conoscenza del nostro calcio Mircea Lucescu. Chiaramente la fortuna va anche meritata, e la Roma dovrà saper affrontare con l'atteggiamento giusto una squadra che non avrà nulla da perdere e che comunque nelle sue fila ha calciatori che potenzialmente potrebbero creare dei grattacapi. Il parco offensivo abbonda di brasiliani, come il naturalizzato croato Eduardo (ex Arsenal) e Luiz Adriano, mentre dietro il ritorno a casa di Chygrynskiy (che ha fallito a Barcellona) ha dato solidità al pacchetto arretrato. Temibili inoltre le cavalcate di Srna, il terzino croato pericolosissimo anche su calcio da fermo e probabilmente tra i migliori in circolazione nel suo ruolo. Fatte queste promesse, e considerando che a febbraio gli ucraini saranno fermi da un pezzo per via della sosta invernale che bloccherà il campionato (dove stanno dominando, con 12 punti sulla seconda) direi che comunque la Roma non può e non deve fallire l'appuntamento con la qualificazione.

Insomma, la possibilità per portare avanti tre squadre, l'urna ce l'ha fornita. Sta adesso al nostro contingente europeo riuscire nell'impresa, poi dai quarti in poi sarà quel che sarà.

09 dicembre 2010

Inter e Milan, due diverse "figuracce"

E adesso, beccatevi Messi..
Il termine "figuraccia" è stato quello che ha accompagnato le disfatte dell'ultimo turno di Champions di Inter e Milan, e almeno a livello di semantica sembra quasi che le due gare abbiano un comune denominatore che porti a metterle sullo stesso piano. Invece, io direi proprio che non è così.

Contro l'Ajax, quella che andava in scena era poco più che una passerella da parte dei rossoneri, che di fronte alla doppia certezza di non poter scavalcare il Real al primo posto e di non poter essere scavalcati al secondo dai lancieri, hanno preferito mandare in campo un misto tra seconde linee e titolari intenzionati più a non farsi male e incassare cartellini che altro. Certo, qualche indicazione anche questa gara l'ha data, e principalmente una su tutte: senza Ibrahimovic, i rossoneri perdono parecchio del loro potenziale, non solo perchè è evidentemente il loro miglior giocatore, ma anche per l'assenza attuale di un centravanti di ruolo. Perchè obiettivamente, un attacco con Robinho e Ronaldinho non è assortito per poter funzionare in assenza di un centravanti da innescare, al di là del fatto che il numero 80 ormai sembra tramortito dalla sua (sacrosanta) retrocessione a riserva in quel processo di epurazione dei passeggiatori che Allegri sta portando avanti con evidenti frutti.

Per l'Inter di Benitez la situazione era molto, molto differente. Prima di Brema Moratti aveva tuonato dicendo di non voler più assistere a "figure del cavolo" (cit.), e quindi questo già sarebbe bastato per far scattare un campanello nella mente di tecnico e calciatori. Principalmente però, la questione è un'altra: il primo posto nel girone era tutt'altro che assegnato, e con il Tottenham impegnato in Olanda andava almeno fatto un tentativo per provare a riprendersi la leadership del girone. Tentativo che poi avrebbe trovato conforto nel pari degli inglesi a Enschede, che invece adesso suona ancora più di beffa: nell'urna adesso i nerazzurri rischiano di trovarsi già agli ottavi i "mostri", mentre Schalke e Shaktar sarebbero un premio che forse nemmeno meriterebbero.

Le giustificazioni di Benitez, ormai da provetto arrampicatore sugli specchi, nel dopo gara poi sono ancora più bizzarre: in sostanza, secondo Rafa la partita importante era quella col Twente, questa non contava nulla e adesso conta solo il mondiale per club. E a questo punto, mi chiedo se sia possibile ignorare in modo così netto l'importanza di arrivare primi in un girone oltretutto abbordabilissimo, per godere di un sorteggio più morbido: probabilmente è un'importanza che vedo solo io, ma non credo sia una cosa di così poco conto, senza contare il fatto che giustificare sempre e comunque le sconfitte con alibi fatiscenti rischia di mettere in moto (probabilmente anzi lo ha già fatto) meccanismi malsani. La cultura della vittoria sempre e comunque inculcata da Mourinho, smontata dal "se perdiamo non fa nulla, conta solo il mondiale" di Benitez: è così che un branco di lupi affamati diventa una simpatica sfilata di modelle attente alla dieta e alle gambe.

La domanda adesso è questa: siamo sicuri che tutto questo "preservarsi" ad Abu Dhabi paghi? L'Inter dello scorso anno traeva stimolo e forza da ogni vittoria, e non metteva mai in conto la possibilità di uscire battuta dal campo come possibilità concreta. Poi capitava, certo, ma è un altro discorso. Questa invece si sta assuefando all'esatto opposto: la non vittoria come profilassi in vista del grande appuntamento, nonostante questi brasiliani nel nostro campionato sarebbero una squadra da settimo-ottavo posto. E intanto la distanza dal Milan in campionato prende dimensioni sempre più consistenti, e in coppa il secondo posto getta le basi per una eliminazione.

Per questo dico che se c'è una squadra che in questa due giorni di coppa ha fatto davvero una figuraccia, questa è l'Inter. Per il Milan, parlerei di un fisiologico, prevedibilissimo e tutto sommato plausibile, calo di tensione. E adesso, la matematica non lascia spiragli per l'ottimismo: inserendo nel lotto anche la Roma (seconda anche lei nel suo girone), almeno una finirà contro uno squadrone, col rischio concreto di un febbraio amarissimo per il nostro calcio e per un ranking che ormai è andato già da tempo a farsi strabenedire.

26 novembre 2010

Ranking Uefa, serve un miracolo! Piccola guida alla lettura della classifica..

Come dicevo nell'articolo di ieri, la tripla vittoria delle italiane in Champions ha garantito oltre al passaggio agli ottavi di finale di tutto il nostro battaglione, anche un minimo, quasi irrisorio recupero in termini di ranking Uefa, ovvero la classifica che determinerà il numero delle nostre squadre iscritte alle competizioni europee.

L'Italia, dopo anni di magre figure in Champions (exploit nerazzurro dell'anno scorso a parte) e di accanita repulsione verso l'Europa League, adesso è in una situazione quasi drammatica, ed il momento di saldare il conto sembra arrivato. Salvo miracoli attualmente difficili da mettere in previsione, infatti, il sorpasso della Germania è cosa fatta, con tanti saluti alle nostre 7 squadre e il passaggio a sole 6 partecipanti ai due tornei continentali.

Dunque, direi che è ora di fare chiarezza sui meccanismi che regolano l'attribuzione dei coefficienti Uefa ai vari Paesi, per capire meglio le ragioni per cui l'impresa dell'Italia è disperata e difficilmente le cose cambieranno di qui a maggio.

Per calcolare il punteggio di ogni nazione, si tiene conto innanzitutto dei risultati degli ultimi 5 anni, sommando i "parziali" di ogni annata. Per essere più chiari, il coefficiente Uefa delle nazioni per l'annata 2011/12 sarà la somma dei punteggi delle annate 2006/07, 2007/08, 2008/09, 2009/2010, 2010/2011.

Come si calcola il singolo "parziale" di ogni nazione? Semplice, si tiene conto dei risultati conseguiti dalle squadre nelle due competizioni europee, secondo la seguente tabella:

2 punti per vittoria;
1 punto per pareggio;
1 punto per vittoria nei preliminari;
0,5 punti per pareggio nei preliminari;
4 punti per l'ingresso alla fase a gruppi di Champions;
5 punti da sommare ai 4 precedenti per la qualificazione agli ottavi di Champions;
1 punto per il raggiungimento di quarti, semifinali e finale in una delle due competizioni.

Il totale ottenuto per nazione viene poi diviso per il numero di squadre inizialmente ammesse per ogni singola Federazione, dando così il coefficiente finale di stagione.

Dove sta il problema? È presto detto: per il calcolo del totale di questa annata (in cui già eravamo a forte rischio sorpasso) potevamo contare su ben due annate in cui una nostra rappresentante ha poi vinto la Champions, potendo contare anche sulla stagione 2006/07 in cui il Milan vinse ad Atene la finale contro il Liverpool. Adesso quell'annata verrà sostituita di fatto da questa in corso, e quindi c'è poco da stare allegri e speranzosi.

La situazione attuale del ranking per nazioni è la seguente (tra parentesi il numero di squadre ammesse):

1. Inghilterra – 76.928 (7)
2. Spagna – 72.186 (7)
3. Germania – 62.936 (6)
4. Italia – 56.409 (7)
5. Francia – 49.678 (5)
6. Portogallo – 41.396 (4)
7. Russia – 40.541 (4)
8. Ucraina – 39.216 (4)
9. Olanda – 35.296 (5)
10. Turchia – 34.050 (2)


Il colpo di mannaia alle residue speranze di colmare quel 6.527 lo darà probabilmente l'Europa League, competizione nella quale le nostre squadre tendono a giocare con sufficienza, dandole un peso assolutamente relativo rispetto al campionato, nonostante questo sia pur sempre un trofeo europeo di una certa importanza. Juventus, Sampdoria, Napoli e Palermo sono tutte e quattro in una situazione complicata, e viaggiano sul filo dell'eliminazione, che vorrebbe dire probabilmente addio alle residue, tenui speranze di recuperare il terreno perduto.

Il danno è quasi fatto, non resta che guardare il corso degli eventi e attendere il verdetto. Una volta toccato il fondo, si sa, si può solo risalire.

03 novembre 2010

Inter, adesso il danno è fatto..

Benitez sta ancora pensando a come fermare Bale..
Inter, prendi nota: in futuro, mai mollare la presa su una gara che si sta stravincendo 4-0. Già, perchè c'è poco da dire sul tonfo di questa sera a White Hart Lane, senza tirare in ballo la vergognosa ripresa di San Siro: il 3-1 subito a Londra, sommato allo scempio della gara di andata, può significare addio al primo posto finale, con tutto quello che ne conseguirebbe.

I tre gol di Bale sarebbero passati facilmente in cavalleria, in caso di vittoria o eventualmente di un pari stasera. Vista l'imbarcata presa, invece, quei gol fanno tutta la differenza del mondo: mai come in questa edizione della Champions League, infatti, è assolutamente fondamentale arrivare al primo posto nel girone, per trovare un avversario più malleabile a febbraio e rinviare l'appuntamento con gli squadroni eventualmente ai quarti di finale.

Basta dare un'occhiata alla composizione dei gironi: le prime sono (a due turni dalla fine) Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Lione, Manchester UTD, Bayern e Arsenal, le seconde Schalke, Valencia, Copenaghen, Basilea, Spartak Mosca, Shakthar e il Milan (che comunque non sarebbe sorteggiabile nell'accoppiamento coi nerazzurri). Insomma, c'è una bella differenza. E adesso, al primo posto c'è il Tottenham, che con due vittorie avrebbe la matematica certezza di rientrare nell'urna "giusta".

L'Inter invece combina l'ennesimo atto di follia suicida, prima facendosi rifilare tre reti da una squadra ridotta in dieci uomini e sotto di quattro reti, per poi completare l'opera con questa sconfitta meritatissima, figlia di una prestazione super degli Spurs, ma anche dell'incapacità della squadra di Benitez di tirare fuori gli attributi nelle gare più "toste". E' successo a Roma, è successo in parte contro la Juventus,  se ne è avuta una nuova conferma stasera.

Sicuramente la situazione infortuni pesa sul rendimento di questa squadra, ma la mancanza del carattere e di quelle reazioni furibonde che l'anno scorso resero i nerazzurri quasi inaffondabili è lampante. E se i maggiori artefici del triplete, tolto Eto'o, sono uno in panchina (Milito), uno diventato improvvisamente "normale" (Sneijder), ed un'altro (Maicon) è addirittura imbarazzante e questa sera ridicolizzato da Bale, si può ben capire come ai nerazzurri stia facendo difetto proprio l'asse portante. Sorvolando sull'inutilità di Chivu terzino sinistro, e sul fatto che Balotelli era una cosa, Biabiany ben altra.

Probabile che adesso parta il processo a Benitez, routine dopo ogni non-vittoria nerazzurra. Questa sera Rafa ha mostrato una lentezza clamorosa nel leggere una partita in cui un giocatore stava creando gli stessi sconquassi della gara d'andata: Bale ha fatto quello che ha voluto nei 45' finali di San Siro, ha fatto se è possibile anche peggio a casa sua. Possibile che il gallese fosse assolutamente impossibile da arginare?

Detto questo, lo spagnolo a mio parere sta facendo un buon lavoro, considerando gli infortuni in serie (troppo facile dire che è colpa della preparazione, quando non si sa di cosa si parla) e i limiti di una rosa logorata da una stagione interminabile (mondiale compreso). Poi, che lo spagnolo non sia ancora riuscito ad entrare nella mente dei suoi calciatori, è una mia personale convinzione. Non parlo di tattica, parlo proprio di quell'aspetto psicologico che un anno fa costituì la carta vincente di Mourinho: per lui i calciatori avrebbero camminato sui tizzoni ardenti, per lo spagnolo non mi pare che ci sia ancora questa empatia, e forse non ci sarà mai.

Ci vorrà tempo, Mourinho lo ha avuto e non dimentichiamo che anche lui ha commesso i suoi errori prima del fantastico finale di stagione scorso. E facendo più attenzione in quello sciagurato secondo tempo dell'andata, anche la sconfitta di questa sera a Londra avrebbe fatto meno rumore..

01 ottobre 2010

Inter, come su una montagna russa..


Dopo Inter-Bari era un'Inter stellare che, sentendo diversi pareri "autorevoli", "giocava già meglio di quella di Mourinho" (Mauro dixit). Lo scivolone di Roma ha azzerato il contatore degli applausi a scena aperta, facendo ripartire quello delle critiche a posteriori, ovvero le critiche che sempre i soliti esperti snocciolano solo dopo che la gara è andata in un certo modo. Adesso, dopo il 4-0 rifilato dai nerazzurri al Werder Brema, riecco la beatificazione del lavoro di Benitez, l'esaltazione del collettivo, l'elevazione della squadra nerazzurra a schiacciasassi indistruttibile.

Bè, direi anche basta adesso, perchè a furia di fare su e giù da una montagna russa poi un pò di voltastomaco viene a tutti (e questo è un discorso ampiamente generalizzabile ad altre squadre). Non era certo il poker rifilato al Bari a consegnare le chiavi dello scudetto a Benitez, così come la sconfitta di Roma pur essendo figlia di una prestazione scialba è pur sempre arrivata per effetto della giocata di un campione a tempo scaduto, al termine di 90' in cui di calcio se ne era visto veramente poco e lo 0-0 sarebbe stato la perfetta istantanea dell'andamento del match.

La vittoria straripante di ieri contro un modesto Werder infarcito di riserve è stata una grande prova di forza, ma non può e non deve rappresentare un test attendibile per giudicare se davvero questa Inter ha imboccato la strada giusta. Le vittorie aiutano, chiaramente, ma ci sono cose su cui sarà importante continuare a lavorare per offrire di nuovo un prodotto vincente.

Innanzitutto, il reparto offensivo. Pare strano parlare di questo dopo un 4-0, ma l'Eto'o show non può far passare in secondo piano il fatto che, tolti il camerunese, Milito e Pandev, le alternative si chiamano Coutinho e Biabiany: giovani interessanti, di prospettiva (specialmente il primo, per cui stravedo), ma ancora acerbi su palcoscenici che via via si faranno più grandi e importanti. E poichè Benitez sembra intenzionato a perseguire sulla strada del 4-2-3-1, appare chiaro come ad oggi il potenziale offensivo di questa Inter del dopo-Balotelli sembra essere inferiore a quello dell'Inter prenditutto della scorsa stagione. Inoltre, Milito ancora fatica a ritrovarsi, mentre Pandev è ancora troppo intermittente e discontinuo. La domanda è: si potrà campare di solo Eto'o? Per adesso pare di sì, alla lunga certamente no.

Altro tallone d'Achille della squadra nerazzurra è il terzino sinistro: il Chivu di oggi è in evidente difficoltà, con Santon ancora in recupero e Zanetti out per infortunio. Il romeno l'ho sempre considerato un centrale, adattabile a sinistra ma pur sempre un centrale: il mercato non offriva tantissimo (eccetto Bale, quasi inarrivabile), e così il problema non è stato risolto, ma solo rattoppato.

In generale, la difesa che un anno fa impressionò per la sua solidità granitica soffre ancora di amnesie che fanno venire i brividi (vedi il quasi 0-1 di Hugo Almeida ieri sera). E gli infortuni piovono: Samuel prima, Lucio adesso, entità tutte da stabilire con alternative che rispondono al nome di Cordoba e Materazzi. Quel Ranocchia, posteggiato a Genova almeno fino a gennaio, avrebbe fatto parecchio comodo a Benitez.

A centrocampo, non si è ancora visto il vero Cambiasso, Motta continua a essere ai box per infortunio, mentre Stankovic sta fornendo ottime prestazioni nonostante lo scetticismo generale. Mariga e Muntari sono le riserve di un reparto che manca di un innesto importante: finora, i due africani hanno offerto prestazioni deludenti, e ad alti livelli sembrano decisamente impresentabili.

E' una squadra competitiva, questa Inter. Tuttavia, presenta delle problematiche già evidenziate dopo la Supercoppa, sulle quali Benitez dovrà lavorare parecchio. Siamo comunque ancora ad ottobre, ed è presto, troppo presto per emettere giudizi sia in positivo che in negativo. Le squadre sono ancora in rodaggio, e l'Inter non fa certo eccezione: a Benitez il compito di tirare fuori il meglio dal materiale umano a disposizione, per cercare di entrare nel cuore dei tifosi come già fecero Mancini prima e Mourinho poi.

Domenica c'è Inter-Juventus: chi farà un altro giro sulla montagna russa?

17 settembre 2010

Sveglia Italia!


Non sembra essere cambiato troppo rispetto agli ultimi anni, anche se per fare del disfattismo è ancora troppo presto. Certo è che, fatto salvo per l'exploit dell'Inter a Madrid (per certi versi irripetibile), in Europa le nostre rappresentanti continuano a collezionare figure barbine, dando un perfetto seguito al trend recente, mondiale compreso.

Bilancio triste, quello della prima giornata dei gironi di Champions ed Europa League: una vittoria sudata del Milan a San Siro contro il modesto Auxerre (penultimo in Ligue 1), un pari in Olanda per l'Inter campione in carica, con Juventus e Napoli che hanno fatto anche peggio facendosi bloccare in casa da Lech Poznan e Utrecht, e le sconfitte rumorose di  Roma e Palermo, due squadre in preoccupante involuzione. Il buon pari della Samp a Eindhoven se non altro dona un pò di luce alla tre giorni europea delle italiane.

Che succede? Succede che non facciamo più paura a nessuno, e non riusciamo a tradurre sul campo una superiorità sulla carta oggettiva ma influenzata da variabili che a quanto pare portando un centravanti sconosciuto come Rudnevs a coprirsi di gloria segnando per ben tre volte alla Juventus, per esempio.

Perchè parliamoci chiaro, ci può stare il non essere ancora al top, l'essere alla ricerca dei meccanismi giusti e via discorrendo, ma questo vale fino a un certo punto. Certe partite vanno vinte, ed anche in scioltezza, perchè è così che si lanciano segnali di vita al resto di quell'Europa a cui ormai non incutiamo più il minimo timore reverenziale.

L'Auxerre va a Milano e si gioca una signora partita, piegato poi da due contropiedi dopo aver dilapidato due palle gol colossali nel primo tempo: la Gazzetta dello Sport che fa? Titola IBRADINHO, come se fosse stata la grande serata dei due campioni, quando a parte i gol del Milan c'è da salvare poco altro, stendendo un velo più che pietoso sul siparietto Ibra-Sacchi, davvero stomachevole.

L'Inter pareggia contro la cenerentola del girone, il Twente, e si cerca di far passare il pareggio come un buon risultato, giudicando il secondo tempo come "ottimo" quando in realtà la manovra nerazzurra ha prodotto 0 palle gol nonostante un secondo tempo giocato nella metà campo avversaria. Certo, che sia finita 2-2 anche l'altra gara del girone è un colpo di fortuna, ma non cambia molto il giudizio di una gara mediocre.

Per tacere della Roma, presa a pallonate nel secondo tempo da un Bayern tutt'altro che irresistibile, scegliendo di non giocare a calcio ma di subire passivamente sperando di non prendere gol. Il problema è che il gol primo o poi arriva, se lasci tutto in mano all'avversario: anche l'Inter stava per pagare carissimo il suo catenaccio al Camp Nou, e il gol lo prese comunque.

Cosa dire poi della Juventus: la si inserisce costantemente tra le pretendenti al titolo, ma anche ieri ha dimostrato una fragilità difensiva mostruosa e nel complesso poca qualità in tutte le zone del campo. 3 gol dalla Samp, 3 dagli sconosciuti polacchi di ieri: numeri imbarazzanti, ma del resto se la tua difesa è Motta-Chiellini-Bonucci-De Ceglie non è che ci sia poi da attendersi chissà quale miracolo.

Napoli e Palermo rimangono convalescenti, e continuano poi a non esprimere il valore delle proprie rose. I siciliani in particolare sono un colabrodo, e sembra che Zamparini stia proprio perdendo la pazienza: Rossi come Zenga? Chissà, magari vincerò anche questa scommessa.

Al di là di tutto, è comunque ora di svegliarsi, perchè certe figure non sono più ammissibili. Italiane, SVEGLIA!