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18 maggio 2013

Chelsea, dove l'improvvisazione diventa vincente


Progetto, che parola meravigliosa. Tranquillizza, dà fiducia, sorregge il peso di qualche capitombolo iniziale, e soprattutto negli ultimi tempi è considerata l'unica via percorribile per arrivare al successo. Il PSG ha sposato la via più semplice, improntando una politica di aggressione senza ritegno al mercato grazie a capitali illimitati, Bayern e Dortmund hanno costruito negli anni corazzate molto diverse ma accomunate da una gestione oculata e sempre proiettata al futuro, in Italia la Juventus con Conte e il nuovo stadio ha trovato la via per dominare la Serie A e riacquistare credibilità in Europa, e così via.

15 aprile 2011

Inter, un'eliminazione inevitabile. E chi si rivede? Le vedove di Benitez..


Nessuno si aspettava davvero l'impresa impossibile, ma era giusto dirlo quantomeno per non gettare la spugna riducendo la gara di Gelsenkirchen a poco più di una gitarella sulla Ruhr. Il problema è che una cosa è il dire, un'altra il fare, e personalmente alle reali possibilità di questa Inter di segnare quattro reti in Germania senza subirne neanche una non ci ho mai creduto.

Sognare nel calcio è giusto, quasi sempre. Il Deportivo che schiantò il Milan più forte degli ultimi 15 anni al Riazor con un 4-0 storico è un esempio di come tutto sia possibile, a patto di giocare 90' ben oltre la perfezione, nei quali deve riuscire tutto e non c'è il minimo margine di errore. Il problema però è che la squadra nerazzurra, al di là dei propositi battaglieri della vigilia, ha sfoderato una prestazione perfettamente in linea con quelle recenti, e la sconfitta per 2-1 consegna agli archivi un umiliante 7-3 complessivo in favore di quella che doveva essere una vittima sacrificale al pari di Tottenham e Shakthar.

Il discorso è molto semplice: la squadra è arrivata a questa fase della stagione cotta e stracotta. I nerazzurri praticamente non stanno in piedi, stremati a livello psicofisico da una rimonta in campionato che è partita da lontano e si è andata dissolvendo, di colpo, nel derby. Le problematiche di natura tecnica poi sono sempre quelle trite e ritrite, già discusse la settimana scorsa ma che non possono da sole giustificare un crollo così netto di una squadra che è scoppiata proprio nel momento in cui avrebbe potuto dare un'indirizzo importante alla stagione.

Il Deportivo schiantò il Milan giocando a ritmi forsennati per novanta minuti, sostenuto da una condizione fisica straripante, l'Inter ha letteralmente passeggiato sul verde prato della Veltins-Arena: ecco perchè la rimonta nerazzurra era assolutamente impossibile, mancando il requisito base che doveva sostenere uno sforzo così importante dopo il disastro dell'andata. Serviva l'intensità, la reazione isterica, serviva schiacciare un avversario inferiore nella sua metà campo e soprattutto serviva creare palle gol: nulla di questo però è stato, e quindi è giusto che cali il sipario su una formazione regredita al livello di mediocrità in cui annaspava nel novembre-dicembre scorso.

Voglio chiudere parlando di coloro che hanno addirittura tirato fuori dal cilindro niente meno che Benitez, che poi sono gli stessi che lo volevano impalato a novembre e che saltarono sul carro quando Leonardo iniziò a vincere partite in serie. Benitez aveva uno spogliatoio intero contro, e pur essendo un ottimo tecnico non c'era davvero nulla di diverso da fare se non allontanarlo, scelta peraltro pienamente supportata dai risultati successivi: però quando le cose sono precipitate, chiaramente è tornato comodo anche lui.

Dico solo che un pò le invidio queste persone, stupide come capre ma che stanno sempre dalla parte giusta al momento giusto: io purtroppo non ci riesco, ma è un limite di cui vado molto fiero.

24 dicembre 2010

Benitez, ora è davvero finita. Largo a Leo?

"Cosa posso farci?", sembra dire Benitez
E divorzio fu. Del resto, non poteva essere altrimenti: di fatto, le dichiarazioni rilasciate da Rafa Benitez subito dopo la vittoria del mondiale per club tanto assomigliavano al folle, estremo gesto di un suicida, stanco e logorato da una vita poco soddisfacente.

Probabilmente lo spagnolo era al corrente che la sua avventura all'Inter fosse ormai al capolinea indipendentemente da quello che poi sarebbe successo ad Abu Dhabi, perchè credo che la persona sia sufficientemente intelligente per comprendere che in una sfida aperta alla società, chi tiene il coltello dalla parte del manico non è (quasi) mai l'allenatore. Specie se l'allenatore non è mai andato realmente a genio al suo datore di lavoro.

Rafa ormai era un uomo solo, scaricato dalla squadra e mai supportato realmente da una società che ha sposato un progetto senza essere realmente convinta del prodotto finale. Nessun giocatore, e sottolineo nessuno, ha mai difeso a spada tratta il tecnico nel momento di maggior difficoltà: ormai lo spogliatoio nerazzurro era una polveriera, che ha autonomamente deciso di "autogestirsi" per portare agevolmente a casa il titolo mondiale lasciando da parte le marette con un tecnico mai amato e forse inadatto a ricoprire il delicato ruolo di successore di Mourinho.

Credo sia sbagliato gettare la croce addosso a Benitez, il cui più grosso errore (in mezzo ad altri, certamente) è stato quello di non aver capito realmente di cosa aveva bisogno questa Inter per poter essere anche sotto la sua gestione una squadra competitiva su tutti i fronti. Non ha colto Rafa che la cosa fondamentale, al di là di difesa alta e lavoro in palestra piuttosto che col pallone, era dare continuità a quel lavoro psicologico grazie al quale il suo predecessore era riuscito a creare una macchina da guerra in cui tutti combattevano nella stessa direzione. E sia chiaro, non parlo delle continue lotte Mou-resto del mondo, quelle sono un'esclusiva del personaggio e non ci si aspettava certo di rivederle sotto la gestione-Benitez, ma di quella sua capacità di infondere al gruppo motivazioni sempre nuove: a questa Inter sono mancati soprattutto il carattere e la grinta necessari per tramutare un pari in una vittoria, una sconfitta in un risultato positivo.

Certo, lo spagnolo non è stato neanche fortunato: infortuni a ripetizione (con colpe attribuite a lui in modo forse ingeneroso) hanno minato la credibilità delle formazioni che andavano in campo da novembre in poi, e non parliamo di 2-3 defezioni, ma di vere e proprie morìe di titolari. Quando poi, per i motivi più disparati, lo spogliatoio si schiera contro di te, il destino del tecnico è compiuto nella totalità dei casi. E questo è quello che è successo anche a Rafa, che per me rimane un ottimo tecnico ma finito al posto sbagliato nel momento sbagliato.

E adesso? Adesso sembra che sia prossimo l'avvento di Leonardo, con cui le trattative sono avanzatissime (a quanto pare) e il cui annuncio è atteso per il 26. Occhio a Zenga però, che non darei fuori dai giochi almeno fino a quando non sarà ufficializzato davvero Leo: l'Uomo Ragno è stato esonerato dall'Al-Nars proprio oggi, e non è escluso che possa inserirsi nella volata alla panchina nerazzurra, forte del suo passato di bandiera del club.

Qualunque sia la scelta, certamente sarà un nome non altisonante e che porterà dietro di sè tantissimi perplessità, tutte giustificate. Certo è che leggere di un Galliani che si sentirebbe "tradito" da un eventuale approdo di Leonardo all'Inter fa quantomeno sorridere, per non dire sbellicarsi dalle risate: detto da uno che i è portato a casa negli anni Vieri, Ronaldo e Ibrahimovic e che è pronto a prendere Balotelli nel prossimo futuro, siamo di fronte al classico esempio del bue che dice cornuto all'asino. Siamo a Natale però, e non voglio infierire su un uomo che ha fatto del cabaret davanti ai microfoni una seconda ragione di vita.

Colgo l'occasione per fare gli auguri di buone feste a tutti i lettori di questo blog, nella speranza che siano un'occasione per ritrovare la pace e la serenità spesso messe in secondo piano dal solito tran tran della vita di tutti i giorni.

19 dicembre 2010

Inter, il quinto titolo arriva. Benitez va?


Che l'Inter riuscisse a laurearsi "pentacampeòn" battendo i modesti congolesi del Mazembe nella finale del Mondiale per club, era pressochè scontato. L'abisso tecnico che divideva le due squadre chiudeva infatti ogni tipo di pronostico, ed il 3-0 finale con cui i nerazzurri si sono arrampicati in cima al mondo rispecchia perfettamente l'andamento di una gara assolutamente a senso unico.

Molto meno prevedibili erano le dichiarazioni rilasciate da Benitez nell'immediato dopo gara, dichiarazioni che rischiano di trasformarsi in una sorta di bomba a orologeria pronta a scoppiare proprio sotto quella panchina che il successo di Abu Dhabi sembrava invece aver reso più salda.

Dice tutto, Rafa, senza peli sulla lingua, pur mantenendo il profilo elegante che lo ha sempre contraddistinto: e adesso qualcosa di importante succederà di sicuro. In un senso, o nell'altro.

"Sono molto felice, voglio dedicare questo titolo a chi ha sempre avuto fiducia in noi, alla mia famiglia in Spagna e in Inghilterra, a Walter Samuel e a chiunque ci ha aiutato ad arrivare qui e a far bene. Ora sarà un periodo più tranquillo, ma per andare avanti serve supporto totale: se c'è possiamo migliorare. Con supporto intendo prima di tutto intervenire sul mercato. Con Moratti ho parlato e lui sa di cosa. E poi io ho sempre fatto il mio lavoro fin dall'inizio, e devo avere il controllo di quello che fanno i giocatori. Se avrò questo supporto, che deve esserci sempre ed essere totale, potremo andare avanti e vincere ancora, altrimenti si parlerà sempre di un colpevole e la squadra non crescerà". 

"Merito rispetto. Mi sono addossato tutte le colpe e tutte le responsabilità, ma il club mi aveva promesso ad agosto tre giocatori. Non è arrivato nessuno. Adesso ci sono tre possibili strade: o la società fa un progetto e compra quattro giocatori subito a gennaio o andiamo avanti così con l'allenatore come unico colpevole oppure il presidente parla con il mio procuratore e troviamo un'altra soluzione". (fonte Gazzetta.it)

Insomma, a questo punto Benitez non vuole far passare più nulla. Non ci sta più a passare ancora per capro espiatorio per il tentennante andamento della squadra, e non sente neanche il supporto totale della società, oltre che di uno spogliatoio che probabilmente si è autogestito nel facile impegno mondiale, ma continua a non digerirlo.

A quanto pare il tecnico aveva un vulcano dentro di sè, ed era pronto a farlo esplodere solo a missione ultimata. L'eruzione mediatica adesso potrà aprire diversi scenari, a seconda di quanto davvero siano sanabili le divergenze tra tecnico e società manifestate proprio nelle dichiarazioni del post-partita. L'abbraccio tra lo spagnolo e il presidente dopo la vittoria del quinto titolo stagionale può voler dire tutto e allo stesso tempo niente. Sarà esonero, come fu dopo i famosi "calci in culo" di Lippi? Saranno dimissioni? Sarà improvvisamente amore, con tanto di investimenti per rinforzare la squadra? Tutte ipotesi possibili, l'ultima forse un pò meno possibile delle altre due.

Certo è che la mia stima per Benitez, dopo stasera, aumenta. Su questo blog il madrileno non ha mai trovato eccessiva ostilità neanche nel periodo più buio della recente storia nerazzurra, sebbene io sia stato il primo a condannarne alcune scelte. Il massacro a cui però è stato sottoposto lo trovo francamente esagerato, e il fatto che sia finalmente uscito dal basso profilo e abbia tirato fuori tutta la sua dignità mettendo i punti in una situazione che chiaramente non gli va più a genio gli fa senz'altro onore. O lo si fa lavorare nelle migliori condizioni possibili, o altrimenti se non c'è unità di intenti tanto vale divididersi adesso: il concetto è trasparente.

E' il momento delle scelte, ancora una volta dopo una vittoria proprio come dopo la finale di Madrid. Io in questo scontro tifo per Rafa: voi invece?

07 novembre 2010

Rafa non è Mou, però..

Mourinho e Benitez, passato e presente di un'Inter che oggi non decolla

Non ho mai condiviso del tutto il processo di beatificazione di Mourinho, seguito alla tripletta completata nella notte di Madrid. Ho sempre pensato che se il portoghese ha avuto grandissimi, evidenti meriti nella gestione del gruppo Inter, riuscendo a tirar fuori il 110% da ogni uomo a sua disposizione, dall'altro credo che un importante ruolo nella cavalcata trionfale lo abbiano recitato sia quelli che in campo prendevano a calci il pallone, sia coloro che hanno plasmato quella squadra in estate operando scelte di un certo tipo sul mercato.

Fatta questa premessa, e vista l'Inter senza nerbo di ieri sera contro il Brescia e dell'ultimo periodo in generale, voglio però sottolineare come Josè Mourinho costituisse per questa squadra un valore aggiunto, che il suo successore non può costituire in alcun modo. Lo spagnolo sta subendo critiche forse eccessive, ma il punto è uno e uno solo: Benitez non è un incompetente, semplicemente Benitez non è Mourinho. Non ne ha il carisma, non ne ha le qualità di personaggio capace di catalizzare su di sè pressioni e critiche, e non ne ha, particolare non da poco, la fortuna. Già, la fortuna, perchè senza quella non si va da nessuna parte.

Primo particolare, lampante: i calciatori nerazzurri continuano a cadere come mosche, e quasi sempre gli infortuni rimediati si rivelano di una certa entità. Un anno fa il peggio che capitò a Mou fu di andare a Genova senza Milito ed Eto'o, e sappiamo tutti com'è finita. Rafa contro il Brescia sapeva già di non poter contare su Cambiasso, Stankovic, Motta (il cui infortunio è un caso ormai), Julio Cesar, Muntari e Mariga, al 50' si è trovato a fare i conti con altri tre uomini chiave fuori: Maicon (coscia), Sneijder (mancamento), Samuel (che forse starà fuori un bel pò).

Adesso, delle due, l'una: fato avverso, o le cause di questa continua emorragia sono da ricercare altrove? Come dicevo qualche giorno fa, credo sia semplicistico dire che "si è sbagliata la preparazione", visto che qui si parla di infortuni ciascuno differente dall'altro e, come nel caso di Cambiasso e Stankovic, di traumi precedenti che si sono ripresentati a distanza di tempo nello stesso identico punto. C'è dell'altro, poco ma sicuro: come una stagione vissuta al limite, con una sessantina di partite all'attivo, ed a seguire un mondiale che ha portato via molti calciatori, con tutto il carico di fatica supplementare che ne deriva. Certo è che in condizioni del genere, lavorare su un undici base diventa difficile.

Discorso tattico. Critiche a pioggia anche stasera per quel centrocampo "fantasioso" con Zanetti-Sneijder centrali e Coutinho-Pandev esterni alti, ma con la moria di centrocampisti a disposizione non credo ci fosse molto altro da fare. Poi bè, tutti bravi ad inneggiare adesso a un Chivu in mezzo al campo dall'inizio, ma queste per me sono solo chiacchiere da bar. La realtà è che nelle ultime gare interne i nerazzurri hanno giocato non benissimo, ma prendendo gol alla prima occasione sporca concessa. Con Mourinho un anno fa ci furono prestazioni letteralmente da inorridire, risolte poi in modo rocambolesco come contro il Siena nei minuti finali con la mossa di Samuel centravanti: le classiche scelte che se le azzecchi sei un maledetto genio, e se invece non danno frutti finisci nell'occhio del ciclone. Anche sotto questo aspetto, per ora Rafa non è in linea con il suo predecessore, e al suo attivo segna zero colpi di genio e tante critiche negative.

Per non parlare del rapporto tecnico-giocatori, che segna l'ennesima, netta differenza tra le due gestioni. Sotto Mourinho, la situazione si era andata delineando in un certo modo: gruppo compatto, zero "rumors", tutti a remare nella stessa direzione. Chi la faceva fuori dal vaso, vedi Balotelli, era fuori dai giochi, emarginato dallo stesso spogliatoio che invece rigava dritto e seguiva alla lettera il suo timoniere. Adesso, con Benitez, sembra che si sia creata la classica situazione in cui "quando il gatto non c'è, i topi ballano": Milito che all'ennesima sostituzione si lascia andare a gesti di stizza chiedendo chiarimenti al tecnico, come se glieli dovesse, Chivu che sclera in campo perchè non lo coprono a sufficienza, parole fuori luogo qua e là, insomma, sembra che sia scoppiata un'isteria collettiva. I calciatori, che riconoscevano l'autorità del portoghese al punto da identificarsi completamente in lui, adesso senza la loro "guida" sembrano piombati in una sorta di anarchia che forse è la cosa più preoccupante dell'attuale situazione nerazzurra.

Il portoghese intanto a Madrid continua a macinare vittorie, dando corpo alle nostalgie dei nerazzurri che lo hanno eretto a mito e zittendo i detrattori che non apprezzavano quel suo Real inizialmente sparagnino, che pian piano sta diventando, o forse è già diventato, una macchina da guerra. Mou ordina, la società esegue, a maggio vince: è questo che è successo ovunque è andato, Inter compresa, mentre a Benitez non si può dire che sia stata data la stessa importanza nonostante un palmares che vanta vittorie importanti.

In estate lo spagnolo ha provato a far sentire le sue ragioni in chiave di mercato, ma è stato praticamente ignorato: un pò per la difficoltà degli obiettivi da raggiungere, un pò perchè la società forse aveva già deciso di non spendere un euro puntando a confermare in blocco il gruppo del portoghese (senza Balotelli, che proprio poca cosa non è). Niente Kuyt, niente Mascherano, nessun rinnovamento se non l'inserimento di giovani ancora acerbi che improvvisamente si sono ritrovati a fare i titolari, con scarsa fortuna (come era prevedibile). Credete che se fosse rimasto Mourinho, avrebbe accettato senza riserve un mercato in entrata del genere? Io ne dubito fortemente.

La mia sensazione, al di là del disfattismo che leggo in giro, è che questa squadra con tutti gli effettivi possa ancora dire la sua in campionato, dove per adesso regna la mediocrità assoluta, e può far bene anche in Champions, anche se non credo bisserà il titolo appena vinto. Forte è però l'idea di un ridimensionamento generale, dopo la grande abbuffata: tutti i cicli finiscono, prima o poi, e a questa Inter dall'età media così alta potrebbe non restare più molto tempo, prima di tornare a veder vincere gli altri. Benitez non è Mourinho (la ripetizione è fortemente voluta) ma se con lui c'è davvero un progetto e non è solo un fantoccio da dare in pasto alla critica - cosa che mi capita di pensare negli ultimi tempi - allora va fatto lavorare nella migliore condizione possibile. E per adesso, questo non è ancora successo.