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31 maggio 2011

Barça, l'età dell'oro..


Che questo Barcellona fosse in assoluto la squadra più forte al mondo, paradossalmente non serviva la finale di Wembley a sottolinearlo: la superiorità catalana, mai come quest'anno, è stata schiacciante, totale, a tratti imbarazzante. Il fatto stesso che per affrontarli non puoi mai contare solo sul tuo gioco, dovendo necessariamente adattarti nel cercare di "rompere" il loro, fa capire che contro questa squadra puoi solo augurarti che per una volta magari non vinca davvero il migliore.

Il Manchester sabato era partito col piglio giusto, e chiunque abbia visto i 10' minuti iniziali avrà sicuramente pensato che Ferguson stavolta potesse davvero farcela a vendicare Roma. Il problema è che, dopo aver lasciato sfogare l'avversario, il Barça è salito in cattedra, ha preso il pallone e non lo ha mollato praticamente più fino al fischio finale, rendendo quella che sembrava un'avversaria credibile poco più di uno sparring partner. E non c'è un vero demerito nei Red Devils, se non quello di essere, come tutti, un gradino sotto questo squadrone destinato a segnare un'epoca e ad entrare nella leggenda del calcio mondiale.

Il possesso palla blaugrana stordisce, lavora ai fianchi l'avversario anche sotto l'aspetto psicologico - provate voi a subire un torello della durata di circa un'ora e mezza senza dare di matto - e poi, con quelli là, il varco per segnare prima o poi si apre. Xavi è talmente perfetto lì in mezzo al campo, che ti chiedi come sia possibile che non riesca a sbagliare un passaggio neanche quando il corridoio non esiste, o per lo meno sembra non esistere: in realtà lo vede solo lui, ed è così che Pedro si trova tra i piedi il pallone della gloria per il primo vantaggio.

Il temporaneo pari di Rooney chiude effettivamente la prima frazione di gioco sul risultato di parità, ma la ripresa non farà che ribadire il concetto già espresso: manifesta superiorità catalana. Il gol di Messi, seppur con qualche piccola responsabilità di Van Der Sar, è un gioiello di rapidità e potenza che spinge il fuoriclasse argentino sempre più verso il trono di migliore di sempre, la rete con cui Villa chiude ermeticamente la contesa è un capolavoro balistico degno di un attaccante straordinario e forse sottovalutato in un contesto di eccellenza come quello del Barça di Guardiola. La fanno facile, loro: 148 gol in stagione, con 22 diversi calciatori andati a segno, roba da playstation.

Lo stesso Pep sa benissimo (e lo ha ammesso, da persona intelligente qual è) che l'eccezionalità del suo lavoro è strettamente legata alla grandezza del materiale umano a sua disposizione, e nella battuta rilasciata dopo la finale ha detto chiaramente che se il Barcellona gioca questo calcio stellare un grosso merito va a quei giocatori che sono l'asse portante del sistema di gioco blaugrana (Piquè-Alves-Xavi-Iniesta-Messi). E considerata la giovane età di questi fenomeni, e l'assoluta identificazione con il mondo Barça, il rischio serissimo è che questo ciclo possa continuare ancora per parecchio tempo.

Triplete 2009, Triplete 2011, incetta di titoli nel 2010 con la corsa verso Madrid interrotta dall'Inter di Mourinho grazie ad un vero e proprio miracolo sportivo: insomma, una squadra quasi imbattibile, oltre che capace di esprimere un calcio sublime.

E non potevano festeggiarla meglio, questa Champions League, perchè il gesto di far alzare la coppa ad Abidal cedendogli la fascia di capitano per l'occasione è stata una delle cose più belle che ho mai visto fare su un campo da calcio. Il dramma del terzino francese, operato solo due mesi fa di tumore al fegato, aveva colpito tutti nel profondo: ma la vita per fortuna sa riservare anche storie come questa, e nella notte di Wembley se c'è qualcuno che nelle fila di questo Barça stellare ha vinto più degli altri, questo è proprio lui. 

Goditi questi anni, F.C. Barcellona: è l'età dell'oro.

Antonio Capone (twitter - @tonycap83)

24 marzo 2011

Amarcord: ricordavate? George Best, genio e sregolatezza..


"Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcool e automobili. Il resto l'ho sperperato."

Genio e sregolatezza: questo era George Best, uno dei calciatori più forti della storia, ma anche una testa matta che ha fatto dell'eccesso il leit motiv della sua vita.

Istinto puro, quello che guidava le giocate dell'attaccante nordirlandese. Nulla di razionale in quelle accelerazioni ed in quei dribbling ubriacanti che lasciavano di sale i difensori di tutta Europa, solo semplice e purissimo talento.

Negli undici anni passati nelle fila del Manchester Utd (1963-1974), il quinto Beatle arriva ai massimi vertici del calcio mondiale, vincendo la Coppa dei Campioni nel 1968 in finale contro il Benfica di Eusebio.
Quel successo, ottenuto da protagonista, gli spalanca le porte per la conquista del pallone d'oro, che però segna anche l'inizio della sua parabola discendente: donne e alcool non sono decisamente due cose di cui abusare in una vita da atleta, così come gli allenamenti sono un obbligo e non una semplice opzione.

A 28 anni decide allora di chiudere col calcio che conta, e di emigrare negli USA per poi tornare in Gran Bretagna solo in club minori, lontano dalle luci della ribalta. La dipendenza dall'alcool purtroppo segnerà l'intera esistenza di questa testa matta dai piedi fatati, e dopo che il suo fisico già in età giovane era stato indebolito, a 56 anni subisce un trapianto di fegato.

Nonostante riesca perfettamente l'intervento, di fare una vita normale non se ne parla, e così la stella nordirlandese decide di continuare a bere: il 25 novembre 2005, si chiude l'avventura su questa terra di questo folle, geniale personaggio che ha vissuto per 59 anni su una montagna russa, ma che si è guadagnato senza dubbio un posto d'onore nella hall of fame dei più grandi di tutti i tempi.

Non sarà stato uno spot per la vita sana, ma la sua leggenda, comunque sia, vivrà per sempre.

08 maggio 2010

Amarcord: ricordavate? Manchester-Bayern '99

Ecco ritornare, dopo un tempo incalcolabile, una rubrica a cui tengo parecchio ma che per questioni di tempo non ho potuto curare settimanalmente ma solo giocarmi come "jolly" occasionale quando mi balzava in testa qualche idea da pubblicare.

Nella fattispecie, la riesumo dal dimenticatoio in un periodo in cui avrei voluto scrivere molto di più ma l'università non mi ha lasciato troppo respiro per aggiornare questo blog coi gesti di Taekwondo di Totti, i vari botta e risposta Roma-Inter, l'evoluzione del processo Calciopoli e le crisi nervose di un Leonardo esasperato, ma ci sarà tempo.

La finale di Champions League del 22 maggio si avvicina, e mi è tornata alla mente una gara che sicuramente è passata alla storia come la più clamorosa delle finali del massimo torneo continentale.

E' il 26 maggio 1999, di fronte Manchester Utd e Bayern Monaco che già si erano affrontate nel girone di qualificazione, con un doppio pareggio che comunque non ostacolò la corsa delle due squadre verso la fase ad eliminazione diretta (il girone lo vinsero i tedeschi, con i Red Devils dietro di un punto).

Alla finale del Camp Nou gli uomini di Ferguson arrivarono eliminando prima l'Inter (vincitrice del suo girone, ma tramortita dall'esonero di Simoni e il passaggio a Lucescu, una delle tante perle della prima era Moratti), poi la Juventus (grande nello strappare il pari a Old Trafford, ma vittima di un suicidio di gruppo che permise agli inglesi di rimontare lo 0-2 di Torino firmato Inzaghi); il Bayern ebbe un compito più agevole, facendo fuori prima la Dinamo Kiev nei quarti, poi il Kaiserslautern in semifinale.

La finale, nonostante il pronostico pendente per i Red Devils, fu dominata dai bavaresi. Passati in vantaggio dopo 5' con una punizione di Basler, la squadra di Hitzfeld colse due legni clamorosi con Scholl e il gigante Jancker, che avrebbero potuto chiudere la gara.

Il dramma sportivo dei tedeschi si consuma nei minuti di recupero dopo che Ferguson ha buttato nella mischia, ormai disperato, due punte di razza come Teddy Sheringham e il norvegese Solskjaer. Due corner, due batti e ribatti, due distrazioni della difesa bavarese: proprio i due nuovi entrati scrivono la storia di una finale il cui destino sembrava già compiuto, ma che invece ha riservato un finale inimmaginabile e di una crudeltà sportiva clamorosa.

Spacciato fino al 90', dominato sul campo ma mai domo, il Manchester solleva al cielo della Catalogna il trofeo più ambito, tra le lacrime di Kuffour e la disperazione di un Lothar Matthaus che chiude la sua straordinaria carriera nel modo peggiore possibile. I tedeschi si rifaranno due anni dopo, battendo ai rigori il Valencia di Cuper nella finale di San Siro, ma quella notte nessun tifoso del Bayern potrà mai dimenticarla.


Bayern Monaco (1-4-2-3): Kahn; Matthaus (80' Fink); Babbel, Linke, Kuffour, Tarnat; Effenberg, Jeremies; Basler (90' Salihamidzic), Jancker, Zickler (71' Scholl).


Manchester United (4-4-2): Schmeichel; Neville, Stam, Johnsen, Irwin; Giggs, Butt, Beckham, Blomqvist (67' Sheringham); Cole (81' Solskjaer), Yorke.

11 marzo 2010

Milan umiliato a Manchester: maledetti stadi di proprietà!


Colpa degli stadi di proprietà, non c'è dubbio. Le quattro pere prese dal Milan in quel di Manchester sono tutta colpa di Old Trafford e del fatturato da esso derivante, non c'è altra spiegazione tecnica che regga meglio di questa. Anche perchè lo ha detto Galliani, e si sa che quando il pelato parla c'è solo da prendere nota e da imparare.

Il Manchester ha molti più soldi del Milan, per questo ieri sera lo ha maltrattato per 4-0, dopo aver sbancato San Siro (che non tutti sanno essere il secondo stadio di proprietà dei Red Devils). E' tutto un fatto di soldi, e poco importa che il Manchester sia tra le squadre più indebitate d'Europa e del mondo, e che i tifosi sfoggino uno striscione eloquente contro la proprietà durante la gara: "LOVE UNITED, HATE GLAZER". Saranno male informati, questi supporters inglesi, non la sanno certo lunga come Galliani.

Questo Manchester United è talmente ricco, ma talmente ricco che l'estate scorsa ha venduto Ronaldo e Tevez, senza di fatto comprare sostituti all'altezza se non il comunque ottimo Valencia e il redivivo Owen. Roba da far crepare d'invidia Abramovich e Moratti, e per cui lo sceicco proprietario del City si è fatto venire un'ulcera.

Povero Galliani, come stai messo. Il Milan a Manchester ha perso solo per una ragione, la più banale possibile (vedi rasoio di Occam): il Manchester Utd è più forte, molto più forte.Semplice.

Una settimana di proclami, ad invocare la "partita perfetta", l'"impresa eterna", a dire che "il Milan doveva fare il Milan", e poi in campo si è assistito ad un assolo dei Red Devils. E adesso alzi la mano chi credeva che questo Milan era capace di ribaltare un risultato che già all'andata era una sentenza quasi inappellabile.

Non era credibile questa squadra senza Nesta e Pato, senza equilibrio e senza giocatori capaci di stare dietro al passo nettamente diverso degli inglesi, sempre primi sul pallone e sempre pronti a coprire ogni zona del campo. E mentre Valencia e Nani si massacravano in un lavoro di sdoppiamento tra fase offensiva e fase difensiva, come ogni punta esterna di un modulo a 3 punte dovrebbe fare, gli avanti del Milan passeggiavano in attesa di rifornimenti che un centrocampo in palese sofferenza non era in grado di dare.

Poi il fenomeno ce l'avevano loro, quel Wayne Rooney capace di macinare chilometri in ogni singola gara, e di riuscire ad essere micidiale ad ogni pallone che tocca, altro che Ronaldinho, capace invece di scomparire ogni volta che il ritmo della gara si alza eccessivamente (non sia mai che si stanchi, povero ragazzo).

Con qualche assenza pesante in meno, dubito che la musica sarebbe potuta cambiare molto. Non sarebbe finita così magari, ma si torna ad un discorso già affrontato sulla ristrettezza della rosa a disposizione di Leonardo, anche lui artefice di una prova non brillante in panchina ma che non è sicuramente l'unico colpevole della disfatta.

Due eliminazioni in due giorni, e il processo di distruzione del calcio italiano dalla geografia continentale prosegue inesorabile. Rimangono solo Inter e Juve a rappresentare l'Italia e a provare a salvare il salvabile, se qualcosa da salvare ancora c'è in questo calcio che regge sempre meno il confronto con le altre big del continente.

A proposito, gli stadi di Fuhlam e Chelsea sono stadi di proprietà? Perchè in quel caso tanto vale non presentarsi, se è naufragata la squadra più titolata al mondo..

17 febbraio 2010

Milan, altro che risultato normale..


"Non e' finita, possiamo andare a vincere 2-0 a Manchester, sarebbe un risultato normale"

Leonardo dixit, pochi minuti dopo la cocente sconfitta di iera sera a San Siro contro i Red Devils. La verità è che vincere a Old Trafford con quel punteggio, caro Leo, non sarà affatto un risultato normale. Diciamo pure che sarebbe un miracolo in piena regola.

Ha giocato una buona gara, il Milan, tra l'altro contro un Manchester che non sembrava particolarmente irresistibile. L'inizio arrembante dei rossoneri, con il gol dopo 3' di Ronaldinho e le tante palle gol create contro un avversario che pareva imbambolato, avevano giustamente fatto pensare alla serata perfetta di cui tanto si era parlato in settimana.

Certo, subire un gol come quello di Scholes è frustrante: il centrocampista inglese non riuscirebbe a ripetere quel "colpo mancino" nemmeno allenandosi costantemente per ore. E altrettanto frustrante è dover rinunciare ad un terzino che stava letteralmente arando la fascia di competenza (Antonini), sostituendolo con il solito inadeguato Favalli, a sua volta arato da Valencia nella ripresa.

E i gol di Rooney? Entrambi di testa, quasi in fotocopia, saltando in mezzo al vuoto creato dai centrali del Milan, che hanno scelto proprio la serata più sbagliata per prendersi la licenza di addormentarsi. Un dato che amplifica il disastro: nella sua carriera di bomber implacabile con oltre 100 gol all'attivo, Wayne ne ha segnati solo 5 di testa, certo non il punto forte di uno dei calciatori più completi tra quelli in attività.
E Dida? A quanto pare è diventato agorafobico, e quando si tratta di uscire dall'area piccola si terrorizza, preferendo così restare dov'è. Il risultato è che ogni palla messa in mezzo all'area è un pericolo. Abbiati no eh? Forse se prende il passaporto brasiliano..

E Seedorf? Il tacco eccezionale del 2-3 non illuda, facendo subito pensare che se fosse stato in campo dall'inizio sarebbe cambiata la musica. L'olandese, come spesso gli accade da un pò di tempo a questa parte, ha passeggiato per il campo risultando se possibile ancora meno dinamico di Beckham.

Obiettivamente, è difficile pensare ad un Milan che riesca ad uscire da Old Trafford con la qualificazione in mano. La situazione si è messa esattamente nella maniera più congeniale agli inglesi, che anche in casa potranno godere di spazi importanti in cui infilarsi, dato che i rossoneri saranno chiamati ad attaccare a spron battuto per cercare di raddrizzare la baracca. 

Questo Milan dovrebbe andare lì, segnare due gol (o magari tre) e non prenderne più di uno, considerando anche il fattore campo invertito. Fantascienza? No, ma poco ci manca.

E così, dopo aver salutato la Juventus, ci prepariamo a fare altrettanto con il Milan, in attesa di vedere cosa saranno capaci di fare Inter e Fiorentina. Certo che se il buongiorno si vede dal mattino..

11 giugno 2009

Effetto Perez: dopo Kakà, ecco Cristiano Ronaldo!

Chiamatelo effetto-Perez, se vi va. Un ciclone che si è abbattuto sul mondo calcistico europeo, e promette di durare ancora parecchio. Dopo il colpaccio Kakà, il neo-presidente blancos ha chiuso un'altra, onerosissima, clamorosa operazione: Cristiano Ronaldo passa dal Manchester Utd al Real Madrid per la cifra record di 93 milioni di euro. Roba da far accapponare la pelle, cifre che oggi sono impensabili per chiunque, tranne che per Florentino.

Florentino che quando promette, difficilmente tradisce. E stavolta, l'ha davvero fatta grossa. In pochi pensavano che dopo l'acquisto di Kakà (costato 68 milioni, mica bruscolini) sarebbe arrivato anche l'asso portoghese: e invece, i due fenomeni giocheranno entrambi con la camiseta blanca, in quello che inizia a somigliare sempre più a un dream team.

Qualche giorno fa su "Daily Star" e "The Independent" circolò la notizia secondo la quale Ronaldo sarebbe tutelato da una clausola di 30 milioni di euro nel caso in cui gli spagnoli cambiassero idea e non lo volessero più. In pratica, la scorsa estate, quando Ramon Calderon fece di tutto per strapparlo allo United, l'agente del portoghese, il connazionale Jorge Mendes, pretese l'inserimento della penale (reciproca). Ma a quanto pare non ci sarà nessuna penale da pagare: il Manchester Utd sul suo sito ha annunciato che "su richiesta di Cristiano, che ha espresso nuovamente il suo desiderio di andare via, e dopo aver parlato con i rappresentati del giocatore, lo United ha autorizzato il Real Madrid a parlare con il giocatore. La questione dovrebbe risolversi entro il 30 giugno".

161 milioni di euro per due giocatori: la crisi non abita a Madrid. E il tecnico cileno Pellegrini, nuovo allenatore del Real, già gongola.La "shopping list" del presidente madrileno non si è ancora esaurita: nel mirino ci sono anche Villa, Silva, Ribery. E dietro il mal di pancia di Maicon, potrebbero esserci ancora i tentacoli di Florentino.

06 maggio 2009

Ronaldo da pallone d'oro, il Manchester vola in finale

Il Manchester, campione d'Europa in carica, è ancora lì. In finale di Champions League, per difendere il titolo vinto un anno fa ai rigori contro il Chelsea. E se oggi gli uomini di Hiddink riusciranno nell'impresa di eliminare il super-Barça di Guardiola, privo di mezza difesa titolare, sarà rivincita.

Un Manchester straripante, che già all'andata aveva fatto capire al giovane Arsenal di Wenger che non ci sarebbe stata storia, facendo la voce ancora più grossa proprio nella tana dei Gunners. Troppo forte, questo United. Semplicemente stellare, questo Ronaldo, in gol due volte dopo Park, per un 3-1 che non fa una piega, in cui l'unico gol dei londinesi lo segna Van Persie su rigore, che costa l'espulsione a Fletcher.

Questo Manchester, andava colpito quando dava i primi segni di cedimento dopo una stagione condotta alla grande su tutti i fronti. Adesso che i reds hanno rialzato la testa, il double è ancora lì, a portata di mano. La Premier è quasi vinta, la finale di Champions è sicuramente alla portata di quella che, insieme al Barça, è attualmente la squadra più forte del mondo.

E noi italiani, in poltrona, a guardare ammirati un calcio troppo lontano dal nostro..

La partita - Wenger opta per il consueto 4-4-2, affidando le chiavi del centrocampo al talentuoso Fabregas e il peso dell’attacco ad Adebayor, supportato dal rientrante Robin Van Persie. La già rimaneggiata difesa dei gunners perde Silvestre sostituito da Djourou. Ferguson infoltisce la linea mediana affiancando a Carrick, Anderson e Fletcher il coreano Ji-Sung Park. In avanti Cristiano Ronaldo ha a suo servizio Wayne Rooney, come al solito schierato largo a sinistra tra le due linee.

L’Arsenal parte subito forte, determinato a ribaltare il risultato dell’andata. Al 3’ un tiro da fuori di Fabregas deviato, finisce di poco a lato con Van der Sar battuto. La sfuriata iniziale dei Gunners non produce effetti e al primo vero affondo all’8’, il Manchester passa in vantaggio: Anderson serve in profondità Cristiano Ronaldo, il portoghese crossa basso dalla sinistra e Gibbs, in anticipo sul pallone, perde clamorosamente l’equilibrio lasciandolo Park libero di concludere a rete. Dopo neanche 3 minuti ancora Ronaldo si rende protagonista firmando il 2-0 con un potente calcio di punizione dai 37 metri che vede la complicità di un decisamente poco reattivo Almunia. I ragazzi di Wenger storditi accusano il colpo di questo pesantissimo uno-due che chiude di fatto il discorso qualificazione. Al 18’ è Rooney a provarci di destro da fuori area, con un tiro a giro diretto nell’angolino che stavolta Almunia, con un colpo di reni, riesce a deviare in angolo. Lo United continua nella sua tattica attendista lasciando l’iniziativa ai Gunners ed affidandosi ai rapidi contropiedi innescati da Ronaldo e Rooney. Al 52’ proprio il portoghese a parte in velocità, ruba il tempo a Djourou, si accentra e scarica un violento sinistro. Almunia si distende e spedisce in corner. Il Manchester è padrone del campo: al 61’ arriva addirittura la terza rete, conclusione di una splendida azione in perfetto stile rugbystico. È il solito scatenato Ronaldo a recuperare palla in difesa ed innescare un contropiede con il sostegno di Park e Rooney: 3 passaggi, palla in rete e doppietta per il portoghese. L’Arsenal prova con orgoglio a reagire. Al 64’ Van Persie, salta in dribbling tre uomini e scarica un violento sinistro da fuori area che Van der Sar respinge con i pugni. I londinesi continuano a spingere ed al 76’ riescono a segnare il punto della bandiera grazie ad un più che generoso rigore concesso da Rosetti e trasformato da Van Persie, per un ipotetico fallo di Fletcher su Fabregas lanciato a rete. Nella circostanza il fischietto italiano decide di punire col rosso il centrocampista dello United che salterà così la finalissima di Roma. L’Arsenal non riesce comunque ad abbozzare alcun tentativo credibile di rimonta. United che vola a Roma, con pieno merito.

30 aprile 2009

Ruggito Manchester, all'Old Trafford è 1-0!

Troppo Manchester, anche per un Arsenal dato in formissima. I campioni d'Europa e del Mondo si impongono di misura tra le mura amiche nella semifinale di andata, grazie al gol di O'Shea nel primo tempo, nel maggior momento di pressione degli uomini di Ferguson

Pallino del gioco nettamente in mano agli uomini di Ferguson, mentre i giovani Gunners hanno sofferto e non poco l'esperienza altrui, subendo molto e trovandosi anche in difficoltà specie nella prima parte di gara. Presenza n° 800 per Ryan Giggs, subentrato nella ripresa ad un opaco Anderson, pesce fuor d'acqua nello scacchiere dei Red Devils. Martedi si replica all'Emirates di Londra.

L'Arsenal non punge e dimostra di far fatica in trasferta (solo 3 vittorie nelle ultime 14 partite europee lontano da Londra), mentre l'imbattibilità europea dei Red Devils prosegue: la squadra di Ferguson non perde in Champions da 24 partite, un record assoluto, mentre all'Old Trafford la striscia senza sconfitte è arrivata a quota 21. La miglior difesa della massima vetrina europea ha retto confermandosi alla grande: solo 5 gol subiti dai Red Devils, che in ben 7 occasioni hanno mantenuto inviolata la propria porta.

17 aprile 2009

Trionfo inglese, avanti Manchester ed Arsenal

Tre su quattro. E considerando che l'urna ha piazzato lo scontro fratricida Chelsea-Liverpool nei quarti di finale, possiamo dire che ancora una volta la Champions League parla inglese. Dopo il Chelsea, anche Manchester ed Arsenal approdano alle semifinali, col Barcellona a far da possibile guastafeste.

Gunners e Red Devils daranno vita a un nuovo, affascinante derby inglese, e la posta in palio sarà la finale di Roma.

Il Manchester Utd, con una magia di Cristiano Ronaldo (siluro da 30 metri dopo 6' minuti) passa allo stadio Do Dragao di Oporto, e scaccia l'incubo dell'eliminazione dopo il 2-2 interno maturato nella gara di andata. Ma la squadra di Ferguson non è più lo schiacciasassi ammirato fino a un mese fa, anche se pare in ripresa. E poi, con un Cristiano Ronaldo così, il risultato può arrivare comunque, pur senza dare spettacolo.

Penalizzante, per il Porto, l'uscita per infortunio della mente Lucho Gonzales. Porto comunque volenteroso e generosissimo fino alla fine, che forse avrebbe meritato qualcosa in più. Ci vorrà ben altro, se Ferguson vorrà aver ragione dei ragazzini terribili dell'Arsenal.

Già, perchè l'Arsenal schianta senza particolari problemi un Villarreal che si è presentato all'Emirates Stadium con alcune assenze importanti (quella di Senna in primis) ma decisa a dare battaglia per mettere in difficoltà gli uomini di Wenger, che del resto giocava con una difesa praticamente inventata.

Walcott, Adebayor e Van Persie affondano il sottomarino giallo, e adesso i londinesi guardano con fiducia al derby in semifinale contro i campioni del mondo. Il talento ai Gunners non manca di certo: oltre ai già citati Walcott, Adebayor, Van Persie, Wenger ha al suo arco i vari Nasri, il neo-acquisto Arshavin e lo strepitoso Fabregas, frecce importanti che possono far male allo United.

Una piccola curiosità: nel "derby" inglese di martedì, al fischio d'inizio in campo solo 3 inglesi su 22 calciatori in campo!

14 marzo 2009

Manchester, che sberla!

Epilogo imprevedibile, quello del match dell'Old Trafford tra le due squadre che più hanno convinto in Champions. Il Manchester crolla di fronte al proprio pubblico, e lo fa nel peggiore dei modi: il Liverpool, dopo la quaterna rifilata al Real, concede il bis proprio nella tana dei campioni del mondo.

Match quasi perfetto quello del Liverpool, raddrizzato dalle prodezze dei soliti Torres e Gerrard dopo il gol di Ronaldo. Per lo United sul banco degli imputati sale Nemanja Vidic, grande contro l'Inter, ma oggi responsabile diretto del momentaneo 1-1 e finito sotto la doccia con 15’ d’anticipo. Poi Aurelio e Dossena, in gol anche martedì col Real, confezionano il 4-1 finale.

I reds si portano così a 4 lunghezze dalla squadra di Ferguson, che però ha una partita in meno, ed anche il Chelsea, impegnato domani contro il Manchester City, potrebbe rosicchiare punti. Intendiamoci, non è che ai fini del risultato finale sia cambiato granchè: i Red Devils rimangono sempre la grande favorita, e difficilmente perderanno la Premier, ma questa sconfitta li rende più "umani" e riapre dei discorsi che sembravano già ampiamente chiusi.