Anniversario triste, quello che cade oggi nel mondo del calcio: sono passati 25 anni esatti da quando si scrisse una delle pagine più drammatiche della storia di questo sport.
Stadio
Heysel di
Bruxelles, finale dell'allora
Coppa dei Campioni: di fronte, la
Juventus di
Platini a caccia del suo primo trionfo nella massima competizione europea e il
Liverpool, che si era già imposto 4 volte e che solo l'anno prima aveva inflitto alla
Roma una tremenda sconfitta ai rigori nella finale dell'Olimpico.
La tragedia si consumò poco prima del fischio d'inizio: una carica degli hooligans inglesi fu alla base di quello che accadde poi, con muretti crollati sulla folla, gente schiacciata nella calca ed uno scenario apocalittico che ha reso lo stadio belga teatro di morte e disperazione. Il bilancio finale fu di 39 morti (di cui 32 italiani), ed oltre 600 feriti: follia pura.
La designazione dello stadio
Heysel da parte dell'
UEFA fu criticata da entrambi i club: la struttura era fatiscente, priva di adeguate uscite di sicurezza e di corridoi di soccorso. Il campo di gioco e le tribune erano mal curati, con assi di legno sparse per terra, e muretti divisori ormai vecchi e fragili da cui si staccavano pezzi di calcinacci.
Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali proveniva da club organizzati, fu assegnata la
tribuna N, nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi; molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell'acquisto dei biglietti, si trovavano invece nella
tribuna Z, separata da due inadeguate reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool, a cui si unirono anche tifosi del
Chelsea, noti per la loro violenza (si facevano chiamare
headhunters).
Circa un'ora prima della partita, i tifosi inglesi cominciarono a spingersi verso il
settore Z a ondate, cercando il
take an end ("prendi la curva") e sfondando le reti divisorie: memori degli incidenti della finale di
Roma di un anno prima, si aspettavano forse una reazione altrettanto violenta da parte dei tifosi juventini, reazione che non avrebbe mai potuto esserci, dato che la tifoseria organizzata bianconera era situata nella curva opposta.
Gli inglesi sostennero di aver caricato a scopo intimidatorio, ma i semplici spettatori, juventini e non, impauriti anche dal mancato intervento delle forze dell'ordine belga, furono costretti ad arretrare ammassandosi contro il muro opposto alla curva dei sostenitori del
Liverpool.
Nella grande ressa che venne a crearsi, alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare ed entrare nel settore adiacente, altri si ferirono contro le recinzioni. Il muro crollò per il troppo peso, moltissime persone vennero travolte, schiacciate e calpestate nella corsa verso una via d'uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Dall'altra parte dello stadio i tifosi juventini del
settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker e dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma e in pochi si resero conto di quello che stava realmente accadendo. Un battaglione mobile della Polizia belga giunse dopo più di mezz'ora per ristabilire l'ordine, trovando per il campo e gli spalti frange inferocite di tifoseria bianconera.
La gara finì 1-0 per la Juventus, ma a quel punto il risultato del campo passava davvero in secondo piano. Di quella notte, si ricorderà soprattutto la vergogna di aver trasformato una semplice manifestazione sportiva in un vero e proprio massacro senza precedenti. Ed è per questo che oggi per chiunque ama il calcio, anche per chi non c'era o come me era molto piccolo, dovrebbe essere una sorta di piccola "giornata della memoria".