"Il senso del calcio è che vinca il migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio e dal budget" (Johann Cruijff)
13 novembre 2010
Milan, finalmente Allegri?
Mancano meno di 48 ore al derby di Milano, e il Milan di Allegri ci arriva da capolista solitaria, con la possibilità di dare un colpo forse mortale all'irriconoscibile Inter vista nell'ultimo periodo. Viste le condizioni psico-fisiche in cui versa la squadra di Benitez, difficilmente i rossoneri potrebbero trovare un contesto migliore per tornare a vincere una stracittadina: ma si sa, il derby è il derby, e qualsiasi pronostico lascia decisamente il tempo che trova.
Una cosa però si può senz'altro dire: Allegri forse è riuscito a capire, dopo aver ingoiato bocconi amari come Cesena e Madrid, come far giocare questo Milan ancora troppo ancorato ai vecchi concetti ancelottiani del possesso palla, del Pirlo e Seedorf sempre in campo, degli alberi di Natale. Tutte cose che, dati alla mano, hanno portato in casa rossonera tante vittorie, ma un solo scudetto, quello del primo anno di Kakà in Italia (stagione 2003/04).
Insomma, mentre oltre confine la qualità del complesso rossonero pagava, dentro i confini nostrani questo accadeva in misura decisamente minore. E questo soprattutto perchè in un campionato come quello italiano, contro squadre che si chiudono a riccio e che non sempre (grandi a parte) ti affrontano a viso aperto, opporre un possesso palla reiterato, con un centrocampo poco disposto al sacrificio per caratteristiche dei suoi interpreti, diventava una scelta che in campo poi trasformava le partite con le piccole in interminabili sequenze di tocchi e tocchetti, costando spesso punti pesanti che alla lunga facevano perdere contatto dal vertice della classifica.
Con gli anni che passano, elementi che già in passato non erano certo conosciuti per la loro capacità di interdizione e la facilità di corsa diventano, se schierati tutti assieme, un problema. Ed infatti, l'obbrobrio di Madrid nacque da una differenza spaventosa di velocità delle due squadre: i blancos correvano come furie indemoniate, e al loro cospetto il centrocampo di cartapesta eretto da Allegri (Pirlo-Seedorf-Gattuso, con Ronaldinho più avanzato) è stato sbriciolato senza pietà.
Il tecnico livornese avrà probabilmente colto, nel tempo, questi segnali che provenivano dal campo, ovvero i segnali di un centrocampo agonizzante incapace di sostenere un trequartista assolutamente avulso da compiti di copertura come Ronaldinho, e due punte. Ed ha pian piano cambiato i connotati alla squadra, che nelle ultime due uscite con Bari e Palermo (senza Pirlo) ha riscoperto il significato della parola pressing.
I mastini come il rispolverato Flamini, Ambrosini al rientro, Gattuso e Boateng sono tornati ad essere merce preziosa, mentre pian piano si sta sempre più capendo come Ronaldinho sia assolutamente un lusso per questa squadra. Se la velocità della gara si alza a livelli medio-alti, tanti saluti al numero 80. Ed è così da tre anni.
Con un centrocampo muscolare, senza la geometria e i lanci di un Pirlo in evidente carenza di ossigeno (ma che per il derby dovrebbe esserci) ma con tanta più corsa e copertura, anche l'indecoroso Seedorf degli ultimi tempi può fare la sua figura in posizione di trequartista dietro le due punte. E visti gli infortuni di Pato (tornerà a gennaio) e di Inzaghi (stagione finita), è probabile che con l'avanzamento di Robinho a spalla di Ibra l'olandese finisca davvero per ricoprire questo ruolo per buona parte della stagione.
Non è dato sapere se questa soluzione sia quella definitiva, comunque. Pirlo ha riposato contro il Bari ed è rimasto fuori per un lieve infortunio contro i rosanero, ma è davvero ipotizzabile che rimanga fuori dall'11 base? Difficile.
Non sono completamente d'accordo neanche con quelli che lo vedono come possibile trequartista, sinceramente: andrebbe visto, ma così su due piedi la cosa non mi convince affatto.
Insomma, sembra che i rossoneri stiano trovando il loro equilibrio, che passa per una maggiore solidità a spese di un pò di quella fantasia che, come Galliani stesso ha detto, "costa troppo". Certo, per Allegri chissà quanto sarà difficile spiegare a Berlusconi che "il miglior giocatore di tutti i tempi" (cit.) è in realtà una palla al piede, e che sarebbe meglio se a gennaio lo mandano a fare la foca negli States prendendo un attaccante utile alla causa.
È questa adesso la vera sfida: riuscirà il tecnico a continuare sulla propria strada, anche quando magari le cose andranno meno bene di adesso, senza incappare nella solita follia del suo datore di lavoro? Se ci riuscirà, avremo di fronte un uomo (come fu Leonardo), oltre che la conferma di un ottimo allenatore. Intanto i segnali sono quelli giusti.
Oltretutto è tornato anche l'amore, quello che un anno fa portò i rossoneri oltre l'ostacolo della mediocrità. Col Palermo in campo si è visto un buon Milan, e tanto, tanto amore. E con quell'amore lì, se trovi anche la quadratura in campo, si va molto, molto lontano..
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09 novembre 2010
Cassano via? Una sconfitta per tutti..
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| Cassano e Garrone, c'eravamo tanto amati.. |
La beffa e il danno (materiale). Tempi grami per Antonio Cassano, il contemporaneo barese più famoso d’Italia. Il motivo è presto detto: la guerra con Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria, comincia ad assumere connotati persino grotteschi. L’ultima della serie? Dopo il celebre litigio in cui Cassano ha mandato al diavolo il suo datore di lavoro, dopo il perdono urbi et orbi richiesto dal calciatore e la sua difesa accorata fatta persino da Gigi D’Alessio, ecco arrivare dalla Erg — sponsor della Samp e società petrolifera di proprietà della famiglia Garrone — una richiesta di risarcimento per danni d’immagine.
La minaccia legale si somma ad un mobbing degenerato in due iniziative quantomeno singolari: la cancellazione del calciatore dal sito ufficiale del club blucerchiato e la rimozione, nel Sampdoria Point di Genova, delle maglie e di altri gadget dove vengono riportati nome e volto di Cassano.
Fonte: Corrieredelmezzogiorno
La situazione sembrava andare schiarendosi, con all'orizzonte addirittura il possibile reintegro in rosa dell'attaccante barese, ma a leggere su sembra che stia per succedere l'esatto contrario, con la rottura totale tra le parti, senza possibilità di appello.
Cassano sicuramente l'ha combinata grossa, e non serve aggiungere che la sua reazione spropositata verso Garrone sia da censurare, condannare e punire nei modi che la società ritiene opportuni. In qualunque ambiente lavorativo se mandi a cagare il tuo datore di lavoro dandogli del "vecchio di merda", tempo 40 secondi ti ritrovi licenziato in tronco. Qui si parla di una situazione ancora più paradossale, perchè Cassano non è un normale impiegato, bensì l'uomo simbolo del mondo Samp, e pareva che questo ruolo potesse ormai recitarlo tranquillamente, senza incappare nuovamente in quelle idiozie che gli hanno rallentato pesantemente la carriera.
E invece, in un giorno come tanti, è scoppiato il bubbone. Ancora una volta, si è innescato il raptus di follia, di cui sono più che certo si sia pentito mezzo minuto dopo. Per Garrone, come per Cesare nelle famose idi di marzo, dev'essere stata una pugnalata troppo forte, un colpo al cuore. E così siamo arrivati al capolinea, salvo colpi di scena nei prossimi giorni.
In una situazione del genere, manco a dirlo, non ci sono vincitori, ma solo sconfitti. Ci si può schierare con Cassano o col presidente Garrone, poco importa: la frattura che si è creata lede entrambe le parti, senza distinzioni.
Senza Cassano, la Sampdoria ha segnato un gol a Cesena a tempo scaduto, zero ieri contro il Catania a Marassi. Discorso gol fatti a parte, è chiaro come il genio del barese a questa squadra serva come il pane, e i pur bravi Pozzi e Marilungo non possono colmare una lacuna come quella creatasi dopo l'allontanamento. Per una Sampdoria da Europa, non si può prescindere dal talento di Cassano, che tra l'altro con questa sua bravata si è precluso anche la possibilità di giocare con la Nazionale.
D'altro canto, c'è un discorso morale mica da poco. Cassano è un calciatore fondamentale per questa Sampdoria, ma questo non conferisce nessun beneficio dal punto di vista comportamentale. Anzi, visto il rapporto "speciale" col presidente e il suo ruolo di leader in campo, una sparata del genere non può passare in cavalleria, vista oltretutto la recidività del barese, che un anno fa fu messo fuori da Delneri a gennaio e poi reintegrato dopo diverse gare.
Garrone non sembra intenzionato a calare il capo, e come biasimarlo? Certo è che portare avanti questa lotta e farla magari culminare con la rescissione unilaterale del contratto vorrebbe dire perdere il miglior calciatore della rosa a costo 0, dandolo in pasto ai diversi pescecani che si aggirano famelici aspettando che la cosa accada sul serio. Così come è altrettanto certo che qualora le due parti riuscissero a riavvicinarsi, e al calciatore venisse data un'altra possibilità, la scelta premierebbe senz'altro la Sampdoria.
La sensazione tuttavia è che si vada verso la separazione, che chiuderebbe una storia bellissima nel peggiore dei modi e rovinerebbe il futuro prossimo di entrambe le parti coinvolte nella vicenda. Una sconfitta su tutta la linea, insomma: non credete?
07 novembre 2010
Rafa non è Mou, però..
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| Mourinho e Benitez, passato e presente di un'Inter che oggi non decolla |
Non ho mai condiviso del tutto il processo di beatificazione di Mourinho, seguito alla tripletta completata nella notte di Madrid. Ho sempre pensato che se il portoghese ha avuto grandissimi, evidenti meriti nella gestione del gruppo Inter, riuscendo a tirar fuori il 110% da ogni uomo a sua disposizione, dall'altro credo che un importante ruolo nella cavalcata trionfale lo abbiano recitato sia quelli che in campo prendevano a calci il pallone, sia coloro che hanno plasmato quella squadra in estate operando scelte di un certo tipo sul mercato.
Fatta questa premessa, e vista l'Inter senza nerbo di ieri sera contro il Brescia e dell'ultimo periodo in generale, voglio però sottolineare come Josè Mourinho costituisse per questa squadra un valore aggiunto, che il suo successore non può costituire in alcun modo. Lo spagnolo sta subendo critiche forse eccessive, ma il punto è uno e uno solo: Benitez non è un incompetente, semplicemente Benitez non è Mourinho. Non ne ha il carisma, non ne ha le qualità di personaggio capace di catalizzare su di sè pressioni e critiche, e non ne ha, particolare non da poco, la fortuna. Già, la fortuna, perchè senza quella non si va da nessuna parte.
Primo particolare, lampante: i calciatori nerazzurri continuano a cadere come mosche, e quasi sempre gli infortuni rimediati si rivelano di una certa entità. Un anno fa il peggio che capitò a Mou fu di andare a Genova senza Milito ed Eto'o, e sappiamo tutti com'è finita. Rafa contro il Brescia sapeva già di non poter contare su Cambiasso, Stankovic, Motta (il cui infortunio è un caso ormai), Julio Cesar, Muntari e Mariga, al 50' si è trovato a fare i conti con altri tre uomini chiave fuori: Maicon (coscia), Sneijder (mancamento), Samuel (che forse starà fuori un bel pò).
Adesso, delle due, l'una: fato avverso, o le cause di questa continua emorragia sono da ricercare altrove? Come dicevo qualche giorno fa, credo sia semplicistico dire che "si è sbagliata la preparazione", visto che qui si parla di infortuni ciascuno differente dall'altro e, come nel caso di Cambiasso e Stankovic, di traumi precedenti che si sono ripresentati a distanza di tempo nello stesso identico punto. C'è dell'altro, poco ma sicuro: come una stagione vissuta al limite, con una sessantina di partite all'attivo, ed a seguire un mondiale che ha portato via molti calciatori, con tutto il carico di fatica supplementare che ne deriva. Certo è che in condizioni del genere, lavorare su un undici base diventa difficile.
Discorso tattico. Critiche a pioggia anche stasera per quel centrocampo "fantasioso" con Zanetti-Sneijder centrali e Coutinho-Pandev esterni alti, ma con la moria di centrocampisti a disposizione non credo ci fosse molto altro da fare. Poi bè, tutti bravi ad inneggiare adesso a un Chivu in mezzo al campo dall'inizio, ma queste per me sono solo chiacchiere da bar. La realtà è che nelle ultime gare interne i nerazzurri hanno giocato non benissimo, ma prendendo gol alla prima occasione sporca concessa. Con Mourinho un anno fa ci furono prestazioni letteralmente da inorridire, risolte poi in modo rocambolesco come contro il Siena nei minuti finali con la mossa di Samuel centravanti: le classiche scelte che se le azzecchi sei un maledetto genio, e se invece non danno frutti finisci nell'occhio del ciclone. Anche sotto questo aspetto, per ora Rafa non è in linea con il suo predecessore, e al suo attivo segna zero colpi di genio e tante critiche negative.
Per non parlare del rapporto tecnico-giocatori, che segna l'ennesima, netta differenza tra le due gestioni. Sotto Mourinho, la situazione si era andata delineando in un certo modo: gruppo compatto, zero "rumors", tutti a remare nella stessa direzione. Chi la faceva fuori dal vaso, vedi Balotelli, era fuori dai giochi, emarginato dallo stesso spogliatoio che invece rigava dritto e seguiva alla lettera il suo timoniere. Adesso, con Benitez, sembra che si sia creata la classica situazione in cui "quando il gatto non c'è, i topi ballano": Milito che all'ennesima sostituzione si lascia andare a gesti di stizza chiedendo chiarimenti al tecnico, come se glieli dovesse, Chivu che sclera in campo perchè non lo coprono a sufficienza, parole fuori luogo qua e là, insomma, sembra che sia scoppiata un'isteria collettiva. I calciatori, che riconoscevano l'autorità del portoghese al punto da identificarsi completamente in lui, adesso senza la loro "guida" sembrano piombati in una sorta di anarchia che forse è la cosa più preoccupante dell'attuale situazione nerazzurra.
Il portoghese intanto a Madrid continua a macinare vittorie, dando corpo alle nostalgie dei nerazzurri che lo hanno eretto a mito e zittendo i detrattori che non apprezzavano quel suo Real inizialmente sparagnino, che pian piano sta diventando, o forse è già diventato, una macchina da guerra. Mou ordina, la società esegue, a maggio vince: è questo che è successo ovunque è andato, Inter compresa, mentre a Benitez non si può dire che sia stata data la stessa importanza nonostante un palmares che vanta vittorie importanti.
In estate lo spagnolo ha provato a far sentire le sue ragioni in chiave di mercato, ma è stato praticamente ignorato: un pò per la difficoltà degli obiettivi da raggiungere, un pò perchè la società forse aveva già deciso di non spendere un euro puntando a confermare in blocco il gruppo del portoghese (senza Balotelli, che proprio poca cosa non è). Niente Kuyt, niente Mascherano, nessun rinnovamento se non l'inserimento di giovani ancora acerbi che improvvisamente si sono ritrovati a fare i titolari, con scarsa fortuna (come era prevedibile). Credete che se fosse rimasto Mourinho, avrebbe accettato senza riserve un mercato in entrata del genere? Io ne dubito fortemente.
La mia sensazione, al di là del disfattismo che leggo in giro, è che questa squadra con tutti gli effettivi possa ancora dire la sua in campionato, dove per adesso regna la mediocrità assoluta, e può far bene anche in Champions, anche se non credo bisserà il titolo appena vinto. Forte è però l'idea di un ridimensionamento generale, dopo la grande abbuffata: tutti i cicli finiscono, prima o poi, e a questa Inter dall'età media così alta potrebbe non restare più molto tempo, prima di tornare a veder vincere gli altri. Benitez non è Mourinho (la ripetizione è fortemente voluta) ma se con lui c'è davvero un progetto e non è solo un fantoccio da dare in pasto alla critica - cosa che mi capita di pensare negli ultimi tempi - allora va fatto lavorare nella migliore condizione possibile. E per adesso, questo non è ancora successo.
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03 novembre 2010
Inter, adesso il danno è fatto..
| Benitez sta ancora pensando a come fermare Bale.. |
I tre gol di Bale sarebbero passati facilmente in cavalleria, in caso di vittoria o eventualmente di un pari stasera. Vista l'imbarcata presa, invece, quei gol fanno tutta la differenza del mondo: mai come in questa edizione della Champions League, infatti, è assolutamente fondamentale arrivare al primo posto nel girone, per trovare un avversario più malleabile a febbraio e rinviare l'appuntamento con gli squadroni eventualmente ai quarti di finale.
Basta dare un'occhiata alla composizione dei gironi: le prime sono (a due turni dalla fine) Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Lione, Manchester UTD, Bayern e Arsenal, le seconde Schalke, Valencia, Copenaghen, Basilea, Spartak Mosca, Shakthar e il Milan (che comunque non sarebbe sorteggiabile nell'accoppiamento coi nerazzurri). Insomma, c'è una bella differenza. E adesso, al primo posto c'è il Tottenham, che con due vittorie avrebbe la matematica certezza di rientrare nell'urna "giusta".
L'Inter invece combina l'ennesimo atto di follia suicida, prima facendosi rifilare tre reti da una squadra ridotta in dieci uomini e sotto di quattro reti, per poi completare l'opera con questa sconfitta meritatissima, figlia di una prestazione super degli Spurs, ma anche dell'incapacità della squadra di Benitez di tirare fuori gli attributi nelle gare più "toste". E' successo a Roma, è successo in parte contro la Juventus, se ne è avuta una nuova conferma stasera.
Sicuramente la situazione infortuni pesa sul rendimento di questa squadra, ma la mancanza del carattere e di quelle reazioni furibonde che l'anno scorso resero i nerazzurri quasi inaffondabili è lampante. E se i maggiori artefici del triplete, tolto Eto'o, sono uno in panchina (Milito), uno diventato improvvisamente "normale" (Sneijder), ed un'altro (Maicon) è addirittura imbarazzante e questa sera ridicolizzato da Bale, si può ben capire come ai nerazzurri stia facendo difetto proprio l'asse portante. Sorvolando sull'inutilità di Chivu terzino sinistro, e sul fatto che Balotelli era una cosa, Biabiany ben altra.
Probabile che adesso parta il processo a Benitez, routine dopo ogni non-vittoria nerazzurra. Questa sera Rafa ha mostrato una lentezza clamorosa nel leggere una partita in cui un giocatore stava creando gli stessi sconquassi della gara d'andata: Bale ha fatto quello che ha voluto nei 45' finali di San Siro, ha fatto se è possibile anche peggio a casa sua. Possibile che il gallese fosse assolutamente impossibile da arginare?
Detto questo, lo spagnolo a mio parere sta facendo un buon lavoro, considerando gli infortuni in serie (troppo facile dire che è colpa della preparazione, quando non si sa di cosa si parla) e i limiti di una rosa logorata da una stagione interminabile (mondiale compreso). Poi, che lo spagnolo non sia ancora riuscito ad entrare nella mente dei suoi calciatori, è una mia personale convinzione. Non parlo di tattica, parlo proprio di quell'aspetto psicologico che un anno fa costituì la carta vincente di Mourinho: per lui i calciatori avrebbero camminato sui tizzoni ardenti, per lo spagnolo non mi pare che ci sia ancora questa empatia, e forse non ci sarà mai.
Ci vorrà tempo, Mourinho lo ha avuto e non dimentichiamo che anche lui ha commesso i suoi errori prima del fantastico finale di stagione scorso. E facendo più attenzione in quello sciagurato secondo tempo dell'andata, anche la sconfitta di questa sera a Londra avrebbe fatto meno rumore..
31 ottobre 2010
Grande Juve, o piccolo Milan?
Sinceramente, non credevo che la Juventus avrebbe potuto portare via da San Siro più di un punto, questa sera. E quando è arrivata la notizia del forfait di Chiellini, fattosi male nel riscaldamento prepartita, la convinzione che stesse per cominciare una serata a forti tinte rossonere è cresciuta ulteriormente. Mi sbagliavo, come avete potuto vedere.
Una Juve incerottata, senza Krasic (a proposito, vorrei capire che complotto ci sia dietro la squalifica del serbo: ha fatto una vaccata, tutto qua) e con una formazione praticamente inedita ha invece sfoderato una prestazione tutta corsa e sostanza, mostrando un'organizzazione e una compattezza sufficienti per mandare in tilt il bluff rossonero. Già, perchè ormai le carte sono scoperte, ed è inutile continuare a parlare del potenziale offensivo di Allegri: contro squadre che si difendono bene e impongono un ritmo alto alla gara, il Milan soffre maledettamente, e questa non è una novità di oggi.
Delneri se l'è giocata proprio bene stavolta. Preso atto del fiume di assenze, ha impostato una sorta di 4-1-4-1 con esterni alti Martinez e Quagliarella: visto il sacrificio dei due, il modulo è risultato funzionale al progetto di diventare un 4-3-3 in fase di attacco e ripiegare quando il Milan saliva. Il pressing costante, e il grande lavoro di un Felipe Melo finalmente su livelli altissimi e di Marchisio hanno permesso ai bianconeri di mettere su uno per uno i mattoncini di una vittoria che può significare tantissimo, proprio perchè ottenuta in modo limpido, e in condizioni complicatissime. Sulla carta Del Piero doveva essere un elemento isolato lasciato al proprio destino là davanti: così non è stato, e Pinturicchio ha timbrato il gol del 2-0, scavalcando Boniperti e diventando il bomber principe della storia della Juventus. Insomma, per il tifoso bianconero, una serata magica che fornisce nuova linfa alle speranze mai sopite di chi vorrebbe vedere la propria squadra lottare per il tricolore.
Non sarà contento invece il tifoso rossonero, e ne ha ben donde. Il Milan visto stasera avrebbe potuto anche pareggiare, ma quello che sconcerta è l'assoluta approssimatività della manovra di squadra, che non sembra avere un copione ma andare a tentoni cercando il colpo del singolo là davanti. Considerando che Leonardo è stato spinto all'allontanamento perchè secondo Berlusconi "non faceva giocare bene il Milan", direi che Allegri a confronto sta facendo molto, molto peggio, con un materiale umano decisamente superiore a quello a disposizione del brasiliano.
Anche il Milan contava delle defezioni in difesa, va detto. E considerando cosa sono stati capaci di combinare Sokratis e Antonini dietro, magari avere Thiago Silva sarebbe stato meglio. Fatto questo appunto, non cambia comunque la sostanza: questo Milan va avanti alla meno peggio, senza uno straccio di gioco, e più passa il tempo più sembra che l'unico schema sia "palla a Ibra, e incrociamo le dita" (adottato dall'Inter di un paio d'anni fa, ma con una rosa leggermente differente).
Pato? Un caso: un fantasma a Madrid, un fantasma oggi. Il centrocampo rossonero? Un altro caso. Pirlo ormai ogni stagione arretra di un metro, ed è diventato un onesto gregario con licenza di lanciare sempre e comunque, riducendo al minimo sindacale le giocate da fuoriclasse che possiede nel repertorio. Accanto a lui, Boateng e Gattuso sembrano la scelta di Allegri, ma è poca roba: e paradossalmente, oggi ho visto il Ringhio rossonero addirittura impostare, come se lui e Pirlo si fossero scambiati i ruoli. L'Ambrosini dell'anno scorso manca parecchio a questa squadra, del resto Seedorf oggi appena entrato è riuscito a sbagliare il 110% delle palle giocate, giusto per non mettere in difficoltà il suo allenatore.
E' un Milan che fatica a trovarsi e a trovare motivazioni per più di una gara, mentre dall'altra parte c'era una squadra che pian piano sta trovando la sua quadratura e i suoi equilibri, assieme alla voglia di vincere che sembrava aver smarrito negli ultimi tempi. Risposta semplice, quindi: stasera è stata grande Juve, ma anche un piccolo Milan.
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22 ottobre 2010
Un uomo solo..

Che questa Roma non fosse al pari di Inter, Milan e le altre grandi d'Europa, lo dico dall'inizio della stagione e non voglio aggiungere altro che non abbia già detto qualche giorno fa riguardo la squadra giallorossa e il suo reale valore.
Voglio però puntare il dito ancora su Ranieri, e giuro, non ce l'ho con lui. Che la squadra non lo segua più mi sembra quasi evidente, così come è evidente che questo gruppo aveva e avrebbe ancora bisogno di un rinnovamento che il solo innesto di Borriello non basta a qualificarlo come tale.
Lui però continua a commettere errori, conscio probabilmente del fatto che della squadra che arrivò a mezzo millimetro dallo scudetto sono rimaste solo macerie. E le sue dichiarazioni sembrano scrivere dei titoli di coda che forse non sono andati ancora in onda soltanto per la delicata situazione societaria che coinvolge la proprietà giallorossa.
Il Basilea arriva all'Olimpico, saccheggia e se ne torna in Svizzera inchiodando ancora una volta il testaccino alle sue responsabilità: condizione fisica inesistente, gente che passeggia in campo, e aria di maretta in uno spogliatoio che pochi mesi fa era compatto come pochi.
Tinkermann va in sala stampa nel dopo-partita, e cosa fa? Prende le distanze dalla squadra. "Non abbiamo la rabbia dell'anno scorso", "Non riusciamo ad avere motivazioni per più di una partita", e poi la bordata in stile Lippi quando parlò dei famosi calci in culo ai suoi giocatori dopo la sconfitta all'esordio della stagione 2001.
Ranieri non parla di percosse ai suoi giocatori, ma si lascia andare ad una frase che per come la vedo io è da esonero a prescindere da tutto il resto: "Io chiedo spiegazioni ai miei giocatori, ma loro non sanno darmi risposte". Vale la pena parafrasare una dichiarazione del genere? Non credo, è fin troppo ovvio cosa volesse dire il tecnico giallorosso.
E già nel recente passato la schermaglia con Borriello (che diceva di non essere stanco, nonostante il tecnico lo avesse sostituito con quella motivazione) e la dichiarazione sulla "figura che trama nell'ombra" aveva fornito una piccola indicazione su che aria tiri a Trigoria. C'è poco da fare, servono motivazioni nuove e una scossa bella forte, che un Ranieri nel marasma più totale difficilmente potrà dare, specie adesso che pare proprio essere rimasto solo con la sua confusione.
13 ottobre 2010
Ha vinto lui.
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| Ivan "l'incappucciato" (Foto Gazzetta) |
Arrivano tizi come questo e si rischia di scrivere una delle pagine più nere della storia dello sport. Già nera lo è stata, ma se non altro non siamo qui a parlare di tragedie e stragi in stile Heysel. Consoliamoci con questo, nella tristezza generale di una notte folle e quasi irreale. E da ieri sera un idiota che già la foto è sufficiente a descrivere in maniera esauriente, è una celebrità e probabilmente nella sua miserabile vita la sua impresa sarà una sorta di fiore all'occhiello da custodire con cura.
L'unico che esce vincitore da questa serata è lui, che ha raggiunto il suo scopo. Per il resto, voltiamo pagina che forse è la cosa migliore.
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11 ottobre 2010
Kakà, più Milan che Inter: ma serve davvero?
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| Kakà nella notte perfetta di Manchester: tornerà in Italia? |
All'inizio si è parlato insistentemente di Inter, adesso sembra invece che se il brasiliano tornerà in Italia lo farà per vestire nuovamente la maglia rossonera: in entrambe le possibilità, ci sono diverse situazioni che dovranno accadere affinchè l'affare possa trasformarsi da operazione di fantacalcio a concreta pista di mercato per gennaio.
Partiamo parlando del Kakà calciatore oggi, depurando per un secondo la sua storia fatta di successi griffati dalle sue prodezze e di un pallone d'oro vinto a mani basse per aver di fatto vinto una Champions League da solo, con una squadra che viveva del suo estro infinito e delle sue accelerazioni inarrestabili. Oggi Ricky è un calciatore reso "normale" dalla pubalgia cronica che lo attanaglia ormai da tempo, non ha brillato nel suo primo anno a Madrid (dopo esservi approdato per una cifra folle, superiore ai 60 milioni di euro) e nel nuovo Real di Mourinho sembra essere un lusso, visti gli arrivi di Ozil, Di Marìa, Pedro Leòn, Canales a completare una batteria offensiva già composta da Ronaldo, Higuain, Benzema. Normale che nella capitale iberica si provi a battere qualche pista per la cessione del brasiliano, e in tal senso gli spifferi che arrivano da Milano non possono più essere considerati solo panzane giornalistiche: qualcosa di reale deve esserci.
L'Inter in tal senso pare una pista ormai tramontata, anche se certamente la voglia di vestire di nerazzurro un'ex rossonero è stata ed è ancora tanta: l'acquisto di Kakà sarebbe la risposta di Moratti a chi ha gli ha inflitto dolorosi colpi al cuore prendendo nell'ordine Pirlo, Seedorf, Vieri, Ronaldo e in ultimo Ibrahimovic. Il punto è: tatticamente, servirebbe Kakà all'Inter? La convivenza con Sneijder sarebbe molto complicata, a mio parere, e i due finirebbero col togliersi spazio a vicenda perchè nel 4-2-3-1 di Benitez uno andrebbe a finire in fascia (presumibilmente il brasiliano), e non so quanto un Kakà esterno destro possa servire a un'Inter che se proprio dovesse pescare dal supermarket del Real, dovrebbe farlo prendendo Benzema. Giovane, tecnico, potenzialmente una forza della natura: col Milito di oggi, meglio tutelarsi.
Capitolo Milan. Si sa che la società rossonera è molto incline ai sentimentalismi, e certamente il fuoriclasse col numero 22 sulle spalle non è stato mai dimenticato: nelle immagini dei tifosi e di Galliani sono ancora impresse le giocate di un calciatore preso a quattro soldi, esploso subito al punto da mettere in ombra gente come Rivaldo e Rui Costa e artefice principale dei recenti successi del Diavolo di Ancelotti.
Il ritorno di Kakà passerebbe per l'eventuale addio di Ronaldinho, che sembra possibile visto che se in serie A camminare per il campo non è possibile, negli States a quanto pare sì, e per farlo pagherebbero anche profumatamente. Intendiamoci, Dinho è un giocatore ancora oggi delizioso, ma solo in gare nel quale il suo fancazzismo non diventa molesto per la sua stessa squadra: insomma, contro squadre che vanno a cento all'ora, l'80 rossonero diventa, mischiato a Seedorf, una mistura letale. E visto il faraonico stipendio che percepisce, direi che per il Milan mandarlo a fare la foca a Los Angeles diventa non solo una possibilità, ma una necessità economico-tattica.
Il problema è: prendere questo Kakà a 35 milioni (da dare subito, o dilazionati in stile operazione Ibrahimovic poco cambia) aggiunge realmente qualcosa a questo Milan? Se il problema pubalgia è cronico, considerando che il brasiliano vive delle sue accelerazioni e dei suoi cambi di passo, il rischio è di prendersi indietro lo stesso pacco rifilato al Madrid, ovvero un campione con seri problemi fisici che ne condizionano pesantemente il rendimento riducendolo ad un calciatore, come detto prima, normale. E a quelle cifre, milione più, milione meno, ti porti a casa a fine anno Pastore, che in prospettiva può essere il Kakà dei giorni nostri e, particolare rilevante, è intatto e affamato al punto giusto. Senza contare che anche a livello di spogliatoio e di ambiente in generale il suo reinserimento sarebbe tutto da valutare, perchè le due parti non è che si siano lasciate benissimo.
Chiaro che se stessimo parlando di un Kakà integro e privo di acciacchi fisici il discorso sarebbe completamente differente. Un calciatore di quel livello servirebbe a tutti, Inter, Milan, Manchester City, United e Chelsea. E, per inciso, mi fa ridere chi addirittura recentemente ha bollato il brasiliano come un sopravvalutato, quando è stato evidente che ultimi due anni a parte abbiamo assistito ad un fuoriclasse come pochi, capace di risolvere da solo una gara: mi chiedo se questi tizi hanno qualche problema con la memoria a lungo termine, ma in ogni caso è un problema solo loro. Kakà è stato un fuoriclasse straordinario, ma prenderlo oggi a cifre importanti è un azzardo bello e buono.
Probabilmente ne sapremo di più nel periodo che seguirà Real-Milan (19 ottobre), anche se alcune fonti personali, che ritengo abbastanza autorevoli, mi hanno confermato che la trattativa per il ritorno del brasiliano al Milan è avanzatissima e che l'affare probabilmente si farà. Staremo a vedere, per il momento non prendo la notizia come oro colato ma mi limito semplicemente a valutare la possibilità per quella che è: certo è che con le elezioni politiche possibili nella prossima primavera, diciamo che il regalino Kakà acquisterebbe nuovi significati che ad oggi viene difficile trovare.
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04 ottobre 2010
Borriello, Ranieri ed un'ambiente sull'orlo di una crisi di nervi
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"Ranieri all’inizio parlava di 4˚-5˚ posto? Lui è esperto e dice ciò che vuole,ma penso che la squadra come rosa sia una delle più forti d’Europa, ai livelli di Chelsea, Barcellona, Inter e Bayern". Bè, qualcuno spieghi adesso al centravanti che lui non è Drogba, che questo Totti non è Messi, che Burdisso non è Lucio e che Pizarro non è Xavi. E magari anche che Cassetti non è Dani Alves nè Maicon. Insomma, qualcuno gli spieghi che almeno su quello, il suo mister ha ragione quando parla di quarto posto.
Colpa forse dei proclami di inizio stagione, dove i giallorossi dopo il colpo dell'ultima giornata di mercato e dopo essere riusciti a mantenere l'ossatura che pochi mesi fa andò a un millimetro dallo scudetto furono inseriti di diritto tra le favoritissime per lo scudetto. Insomma, secondo giornali e tifosi è bastato inserire un Borriello per colmare il gap con l'Inter e per partire alla pari con le migliori d'Italia e d'Europa.
Per carità, l'ex milanista è un grande attaccante e certamente un valore aggiunto, ma non credo sia superiore a Vucinic e quindi il suo innesto dà sicuramente altre opzioni là davanti, ma non risolve certo le magagne dietro, dove la situazione è drammatica. I giallorossi hanno fatto carte false per riportarsi a casa Burdisso, dopo la discreta stagione scorsa, e tutto quello che si ricorda della stagione del difensore argentino è l'attentato al ginocchio di Conti, aperto come una cozza. Juan è l'unico difensore di livello dei giallorossi, e comunque farebbe la panchina in un top team di quelli citati da Borriello. Così come il mediocre Cassetti e lo stesso Riise, elevato ad autorità della fascia mancina, ma per cui sostanzialmente vale lo stesso discorso fatto per Juan.
E poi c'è la variabile Ranieri. Il tecnico romano in questo inizio di stagione ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, trovando solo una provvisoria fase di tranquillità dopo le due vittorie con Inter e Cluj: vittorie considerate come "scacciacrisi", ma che chi ha visto le due partite invece si sarà reso conto di come siano arrivate, e cioè al 90' di una gara inguardabile (Inter) e soffrendo maledettamente un avversario mediocre che per tutta la partita ha fatto a pugni coi pali e le traverse.
Sembra che a Ranieri stia succedendo quello che anni fa successe a Cuper con l'Inter. Dopo aver buttato uno scudetto nel water, anzichè trarre slancio per ripartire la squadra subì un'involuzione anche per le scellerate manovre del suo timoniere, finendo poi alla deriva l'anno dopo con l'esonero del tecnico dopo sole 5 giornate. A "Tinkermann" Ranieri (così lo chiamavano in Inghilterra, "il pasticcione") potrebbe bastare molto meno, visto che siamo già nel marasma totale: mugugni dei calciatori più rappresentativi, sostituzioni fantasiose, confusione tattica e la sensazione che la squadra ormai non lo segua più.
Nel naufragio di Napoli, il tecnico di Testaccio ne ha combinate di tutti i colori: cambio di modulo iniziale, con passaggio ad un 3-4-1-2 quasi speculare a quello del Napoli (che in quel modo ci gioca da una vita), inserimento in corsa di un altro centrocampista al posto di Menez (umiliato dall'ennesimo cambio), terminando con la perla della sostituzione di Borriello, lasciando in campo un Totti completamente inutile. Risultato: il Napoli dilaga, Borriello smentisce nel post-partita la motivazione per cui Ranieri diceva di averlo sostituito ("era stanco"), e la fiducia nel tecnico è ormai ai minimi storici.
Fantastica la dichiarazione dello stesso tecnico, che dice: "Non riusciamo a trovarci". Bè, se magari evitasse di combinare danni, forse sarebbe anche più semplice. Perchè questa Roma sicuramente non è al livello di Chelsea e Barcellona, ma neanche da penultimo posto in un campionato che avrebbe dovuto vederla come protagonista.
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01 ottobre 2010
Inter, come su una montagna russa..
Dopo Inter-Bari era un'Inter stellare che, sentendo diversi pareri "autorevoli", "giocava già meglio di quella di Mourinho" (Mauro dixit). Lo scivolone di Roma ha azzerato il contatore degli applausi a scena aperta, facendo ripartire quello delle critiche a posteriori, ovvero le critiche che sempre i soliti esperti snocciolano solo dopo che la gara è andata in un certo modo. Adesso, dopo il 4-0 rifilato dai nerazzurri al Werder Brema, riecco la beatificazione del lavoro di Benitez, l'esaltazione del collettivo, l'elevazione della squadra nerazzurra a schiacciasassi indistruttibile.
Bè, direi anche basta adesso, perchè a furia di fare su e giù da una montagna russa poi un pò di voltastomaco viene a tutti (e questo è un discorso ampiamente generalizzabile ad altre squadre). Non era certo il poker rifilato al Bari a consegnare le chiavi dello scudetto a Benitez, così come la sconfitta di Roma pur essendo figlia di una prestazione scialba è pur sempre arrivata per effetto della giocata di un campione a tempo scaduto, al termine di 90' in cui di calcio se ne era visto veramente poco e lo 0-0 sarebbe stato la perfetta istantanea dell'andamento del match.
La vittoria straripante di ieri contro un modesto Werder infarcito di riserve è stata una grande prova di forza, ma non può e non deve rappresentare un test attendibile per giudicare se davvero questa Inter ha imboccato la strada giusta. Le vittorie aiutano, chiaramente, ma ci sono cose su cui sarà importante continuare a lavorare per offrire di nuovo un prodotto vincente.
Innanzitutto, il reparto offensivo. Pare strano parlare di questo dopo un 4-0, ma l'Eto'o show non può far passare in secondo piano il fatto che, tolti il camerunese, Milito e Pandev, le alternative si chiamano Coutinho e Biabiany: giovani interessanti, di prospettiva (specialmente il primo, per cui stravedo), ma ancora acerbi su palcoscenici che via via si faranno più grandi e importanti. E poichè Benitez sembra intenzionato a perseguire sulla strada del 4-2-3-1, appare chiaro come ad oggi il potenziale offensivo di questa Inter del dopo-Balotelli sembra essere inferiore a quello dell'Inter prenditutto della scorsa stagione. Inoltre, Milito ancora fatica a ritrovarsi, mentre Pandev è ancora troppo intermittente e discontinuo. La domanda è: si potrà campare di solo Eto'o? Per adesso pare di sì, alla lunga certamente no.
Altro tallone d'Achille della squadra nerazzurra è il terzino sinistro: il Chivu di oggi è in evidente difficoltà, con Santon ancora in recupero e Zanetti out per infortunio. Il romeno l'ho sempre considerato un centrale, adattabile a sinistra ma pur sempre un centrale: il mercato non offriva tantissimo (eccetto Bale, quasi inarrivabile), e così il problema non è stato risolto, ma solo rattoppato.
In generale, la difesa che un anno fa impressionò per la sua solidità granitica soffre ancora di amnesie che fanno venire i brividi (vedi il quasi 0-1 di Hugo Almeida ieri sera). E gli infortuni piovono: Samuel prima, Lucio adesso, entità tutte da stabilire con alternative che rispondono al nome di Cordoba e Materazzi. Quel Ranocchia, posteggiato a Genova almeno fino a gennaio, avrebbe fatto parecchio comodo a Benitez.
A centrocampo, non si è ancora visto il vero Cambiasso, Motta continua a essere ai box per infortunio, mentre Stankovic sta fornendo ottime prestazioni nonostante lo scetticismo generale. Mariga e Muntari sono le riserve di un reparto che manca di un innesto importante: finora, i due africani hanno offerto prestazioni deludenti, e ad alti livelli sembrano decisamente impresentabili.
E' una squadra competitiva, questa Inter. Tuttavia, presenta delle problematiche già evidenziate dopo la Supercoppa, sulle quali Benitez dovrà lavorare parecchio. Siamo comunque ancora ad ottobre, ed è presto, troppo presto per emettere giudizi sia in positivo che in negativo. Le squadre sono ancora in rodaggio, e l'Inter non fa certo eccezione: a Benitez il compito di tirare fuori il meglio dal materiale umano a disposizione, per cercare di entrare nel cuore dei tifosi come già fecero Mancini prima e Mourinho poi.
Domenica c'è Inter-Juventus: chi farà un altro giro sulla montagna russa?
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