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12 luglio 2010

Spagna, generazione di fenomeni

Foto Gazzetta.it
 
La Spagna è campione del mondo. E' questo il verdetto emesso nell'ultimo atto di Sudafrica 2010, che consegna alla storia la squadra di Del Bosque e rafforza l'immagine di un'Olanda incapace di trovare il guizzo giusto nell'atto finale della più importante manifestazione calcistica.

La netta differenza è che mentre i favolosi interpreti del "calcio totale" partivano nettamente favoriti sia in Germania che in Argentina (anche se lì ci sarebbe da fare un discorso a parte), stavolta i favori del pronostico erano tutti per gli spagnoli, superiori agli avversari praticamente in tutti i reparti.

In campo si è assistito al copione a cui gli iberici ci avevano sin qui abituati: possesso palla, fitte trame di passaggi, ma una difficoltà pazzesca a trovare varchi contro un avversario che faceva dell'ostruzionismo e delle randellate sistematiche a centrocampo le armi principali, grazie anche alla collaborazione di un Webb non all'altezza dell'impegno. Il direttore di gara nel primo tempo ha graziato Van Bommel prima e De Jong poi, sanzionando con un semplice giallo le entrate assassine dei due mediani olandesi: specialmente il secondo, con la tacchettata sul petto di Xabi Alonso, era rosso senza discussioni.

La gara degli orange era stata impostata così, sperando che poi le folate di Robben e Sneijder avrebbero fatto il resto, come del resto stava succedendo. Come dicevo però nel post di qualche giorno fa, il problema è che se imposti una gara lasciando l'iniziativa totalmente in mano ad una squadra di palleggiatori, il rischio è che oltre a non vedere palla, prima o poi il gol arrivi, e questo è quanto successo anche ieri sera al Soccer City.

Negli occhi dei tifosi orange rimarranno scolpiti i due clamorosi errori di Robben (in particolar modo il primo) a tu per tu con Casillas: da lì è passata probabilmente la storia di questa finale. Impossibile dirlo con certezza, ma la sensazione è che se l'ala del Bayern avesse messo dentro uno dei due palloni, a festeggiare alla fine dei 90' sarebbe stata l'Olanda, con buona pace del dominio iberico e della netta superiorità tecnica. Però non è successo, e alla luce di quanto visto mi sento di dire che la coppa è stata sollevata dalla squadra che lo ha meritato di più.

Certo, Del Bosque ha dovuto apportare dei correttivi in corsa, perchè l'undici iniziale con il doble pivote Busquets-Xabi Alonso e Pedrito accanto a Villa era tremendamente improduttivo, tanto che per gli olandesi stare sulle loro senza rischiare nulla di nulla era fin troppo semplice. Poi, la prima svolta: a inizio ripresa Navas rileva Pedro, piazzandosi come esterno destro alto, e la musica inizia a cambiare proprio grazie alle scorribande dell'ala del Siviglia. Nel finale di primo tempo arriva poi l'altro cambio che fornisce l'ulteriore dimostrazione dell'enorme arsenale a disposizione del ct spagnolo: fuori Xabi Alonso, anonimo, dentro Fabregas, che si piazza sulla trequarti in una sorta di 4-1-4-1 che moltiplica il coefficiente di pericolosità delle Furie Rosse. Proprio Cesc potrebbe consegnare la coppa ai suoi in pieno overtime, fallendo la più comoda delle palle gol, ma per sua fortuna Iniesta nel secondo tempo supplementare scaccia la paura dei calci di rigore e proietta questa generazione di fenomeni nella storia.

Dopo l'europeo, la Roja si prende il mondo con un gioco forse meno brillante di quello che 2 anni fa aveva incantato l'Europa, ma dimostrando di essere qualitativamente di un altro livello rispetto a tutte le altre. Si è visto nelle scelte di Del Bosque nel corso della manifestazione, e della stessa finale: centrocampo stellare, con Fabregas, Silva e Jesus Navas addirittura rincalzi pronti a subentrare, attacco con un Torres versione pachiderma ma gente come Pedrito "calda" per dare il cambio al Nino. Un'abbondanza quasi imbarazzante, figlia di una fase storica per il calcio spagnolo, mai così ricco di talenti come oggi.

Complimenti a loro, a noi resta l'amarezza di aver riconsegnato la coppa dopo la figuraccia più grande della storia, ma con la consapevolezza che non avremmo potuto lasciarla in mani migliori. Buena suerte, campeones.

08 luglio 2010

Spagna e Olanda, a voi due!

Foto Gazzetta.it

Per una delle due sarà la prima volta in cima al mondo, e questo è un pensiero che non può non essere ricorrente nella mente di spagnoli e olandesi, a tre giorni dalla finalissima che incoronerà la nuova squadra campione del mondo. Ci sono arrivate loro, dopo un cammino complicato, per certi versi esaltante, e mollare adesso sarebbe uno smacco mondiale, ma qualcuno alla fine al tappeto ci dovrà pur andare.

Spagna e Olanda, storie diverse che si stanno per andare ad intrecciare in una gara imprevedibile e assolutamente inedita. Per la Spagna la finale di un mondiale è una novità assoluta, mentre per l'Olanda le ferite lasciate dalla doppia beffa del '74 e del '78 sono ancora fresche, e chissà chi credeva davvero che ci sarebbe stata un'altra possibilità.

Non ha tradito il pronostico la squadra di Del Bosque, che partiva in prima fila assieme a Brasile e Argentina come pretendente al titolo. Però che spavento, dopo quell'esordio mortificante contro la Svizzera, che sembrava aver messo a nudo pecche che nessuno riconosceva alla squadra campione d'Europa in carica. Da lì in poi si è aperta la fase "dentro o fuori" con netto anticipo rispetto ai tempi previsti, e le Furie Rosse hanno vinto tutte le gare disputate: battuto l'Honduras, battuto il Cile, eliminati con tre sofferti 1-0 di fila Portogallo, Paraguay e Germania. Il tutto senza l'aiuto di Torres, vera delusione del mondiale, compensata però dallo stato di grazia dell'immenso David Villa, per il quale a Barcellona si staranno già leccando i baffi: micidiale contropiedista, sempre nel vivo del gioco, l'ex attaccante del Valencia ridarà al gioco di Guardiola quello che di fatto lo scambio Eto'o-Ibrahimovic gli aveva tolto.

Questa Spagna, come il Barça di cui il motore è costituito dai due professori Xavi e Iniesta, soffre maledettamente le squadre chiuse che fanno della fase difensiva l'unica arma da contrapporre al gioco palla a terra dei campioni d'Europa. Questa tendenza si è vista praticamente in ogni gara fin qui disputata, e persino il Portogallo, il cui calcio è sempre stato votato all'attacco e al possesso palla, nel derby iberico ha preferito giocare una gara di rimessa, snaturandosi alla ricerca dell'episodio e finendo punito da un gol irregolare di Villa. La sfacciata Germania che aveva fatto a pezzi l'Argentina ha anch'essa impostato una gara di contenimento e ripartenze, puntando più a rompere il gioco avversario che a costruire vere trame offensive: il problema è che se con l'undici di Maradona era una pacchia, vista la formazione sconclusionata e sconnessa scesa in campo, contro una squadra organizzata e che ha un solido reparto difensivo lasciare il pallino del gioco è un mezzo suicidio. Perchè se lasci il pallone tra i piedi sopraffini di quei professori per 70 minuti prima o poi il gol arriva, e le barricate vincenti come quella dell'Inter a Barcellona non sono altro che eccezioni che confermano la regola.

Curioso che il gol della finale sia arrivato grazie all'inzuccata di Puyol, visti i centimetri dei tedeschi, ma il successo spagnolo è strameritato. E adesso rimane da fare l'ultimo passo verso la storia, ovviamente Olanda permettendo.

L'approdo della squadra di Van Marwijk alla finalissima è stato accolto da più parti con scetticismo, e qualcuno ha anche utilizzato il termine scandalo, dimenticando forse come ci arrivammo noi alla finale di Berlino. La realtà è che senza un briciolo di fortuna non si va da nessuna parte, ma gli arancioni arrivano al grande appuntamento con pieno merito. Superato a punteggio pieno un girone che non era dei più complicati (ma almeno tre volte più arduo del nostro, diciamolo), gli arancioni hanno battuto senza incantare (ma senza neanche soffrire più di tanto) quella Slovacchia che ci aveva fatto piangere, il favoritissimo Brasile e l'Uruguay rivelazione, viaggiando alla media di due reti a partita (12 reti in tutto, 6 quelle subite).

Dopo aver incantato nelle amichevoli pre-mondiale, gli olandesi finora non hanno esibito un calcio spumeggiante come quello che generalmente erano abituati a mostrare, spesso a discapito dei risultati. L'Olanda vista finora è una squadra più pratica, micidiale nelle ripartenze e avente come tallone d'Achille il pacchetto arretrato, finora già bucato 6 volte. Per fortuna davanti c'è una batteria di campioni, perchè altrimenti per il ct olandese sarebbe davvero difficile far quadrare i conti. In particolare, contro l'Uruguay si è avuta l'ulteriore dimostrazione dell'imprescindibilità di De Jong, che in coppia con Van Bommel forma la cerniera a protezione delle scorribande dei vari Robben, Sneijder, Kuyt e Van Persie.

L'ala del Bayern e il "10" nerazzurro sono stati fin qui i veri trascinatori degli arancioni: il primo è semplicemente incontenibile come lo è stato durante l'annata bavarese, il secondo è il cervello pensante ed è in uno stato di grazia assoluto, uno stato nel quale trasforma in oro qualsiasi cosa tocca. E quando hai due così là davanti, essere pragmatici è un tantino più redditizio.

Per la prima volta, una squadra europea si laureerà campione del mondo lontano dal vecchio continente. Se devo sbilanciarmi su come andrà la finale, dico comunque Spagna, per quanto comunque sia una gara assolutamente aperta ad ogni esito possibile. Dico Spagna perchè la qualità che hanno loro non ce l'ha nessuno, e se riusciranno a tenere in mano le redini del gioco non sarà impossibile trovare la via della rete di fronte ad una difesa allegrotta come quella olandese. Tuttavia, i duelli tra Robben e i terzini iberici Ramos e Capdevila (vista la mobilità dell'olandese) e quello tra Sneijder e Busquets saranno tra le chiavi della partita, perchè l'Olanda ha delle armi importanti per far malissimo a questa Spagna.

Staremo a vedere, siamo all'ultimo atto: in quello che per noi italiani è stato il mondiale della vergogna, al pari di quello del '66 che ci vide uscire con la Corea, non ci resta che applaudire la prima volta di una tra Spagna e Olanda, e sperare che da settembre inizi un nuovo corso credibile e che ci faccia tornare a sognare.

04 luglio 2010

Argentina, un disastro che ha nome e cognome..

Foto Eurosport.it
Fuori anche l'Argentina, ancora più clamorosamente rispetto al Brasile, che comunque contro l'Olanda si è giocato la sua gara e tutto sommato è stato punito da due disattenzioni.

La Selecciòn è stata letteralmente asfaltata da una Germania fresca, spumeggiante, spettacolare: in poche parole, una squadra, a differenza dell'accozzaglia di punte e trequartisti messa in campo da Maradona con unico schema quello di sperare che i fenomeni lì davanti creino la giocata che sblocchi la partita.

Non c'è logica nè equilibrio nell'undici albiceleste, a conferma dell'inadeguatezza del Pibe de Oro a guidare una nazionale che aveva già faticato ad approdare in Sudafrica, e alla prima avversaria di caratura elevata è andata in panne, subendo una delle più dolorose sconfitte della sua storia. Già contro il Messico (che non è Nigeria, Corea del Sud e Grecia) ci era voluto l'errore mastodontico della terna per sbloccare una gara tutt'altro che semplice.

Il modulo argentino è un inno al suicidio: un 4-1-2-3 senza un briciolo di razionalità, con Mascherano a fare da frangiflutti davanti ad una difesa a quattro composta da 4 centrali (Otamendi a destra, orrore) e poi Di Marìa e Maxi Rodriguez, due ali, a sostenere (si fa per dire) il tridente Messi-Higuain-Tevez. Chissà, se qualcuno avesse spiegato col dovuto anticipo a Diego che non basta mettere 5 punte per dominare le gare, magari ci avrebbe riflettuto su prima di lasciare a casa Cambiasso e Zanetti, e rinunciare a Veron per 90'.

Il risultato di questo obbrobrio tattico è che l'Argentina non solo non crea nulla di nulla, ma sbanda paurosamente, concedendo ad una Germania che gioca a memoria occasioni su occasioni. Il gol di Muller (grandissimo giocatore) è il preludio alla goleada, e se Klose non fallisse poco dopo il comodo 2-0 su assist dello stesso Muller il massacro sarebbe iniziato con un tempo di anticipo.

Poco importa però, perchè l'Argentina è assolutamente inconcludente, con Messi ingabbiato e mai pericoloso da fuori a rimpiangere le geometrie e il gioco razionale del suo Barcellona. Già, perchè questa Argentina è tutta improvvisazione, e con l'approssimatività nel calcio non si va lontano.

La Germania di Low è invece una sinfonia piacevolissima. I tedeschi, col nuovo mix tra biondi purosangue e figli di emigrati come Ozil, Khedira e Boateng, si muovono sul campo con movimenti sincronizzati, perfetti sia nell'imbastire trame offensive che nel ripiegare, chiudendo tutti i varchi.

Sanno soffrire, nei primi 20' della ripresa, quando la sfuriata dei sudamericani (più coi nervi che col gioco) produce qualche grattacapo dalle parti di Neuer, colpendo poi al momento giusto con quell'animale d'area di rigore di Miro , che conclude nel migliore dei modi una magistrale azione Muller-Podolski, dando il colpo di mannaia alle residue speranze di un'Argentina sull'orlo di una crisi di nervi. Poco dopo è Schweinsteiger a fare il fenomeno, scherzando tre avversari prima di recapitare sul ginocchio di Friedrich il pallone del 3-0, e al 90' è Klose a servire il poker che dà al risultato i connotati dell'umiliazione.

Passa la squadra migliore, quella che finora ha espresso il miglior gioco e che è stata capace di rifilare 8 reti complessive ad avversarie che partivano coi favori del pronostico come Inghilterra e, appunto, Argentina, strameritando in entrambe le occasioni nonostante contro gli inglesi il gol-non gol di Lampard gridi ancora vendetta. E poi, questa Germania la cui età media è di 24 anni e 96 giorni è l'emblema di un calcio che ha saputo svoltare dopo una fase di transizione complicata e adesso raccoglie pian piano i frutti di un lavoro che ha portato finora, dal 2002 ad oggi, una finale e due semifinali. Contro la Spagna, senza Muller, per i tedeschi sarà dura, ma questi ragazzi sembra che la paura non sappiano neanche cosa sia.

Che dire dell'Argentina che non sia stato già detto. Leggendo le squadre rimaste ai quarti, sembrava che si andasse verso la finale dei sogni, Argentina-Brasile: forse stavamo sopravvalutando entrambe, o sottovalutando le potenzialità delle squadre del vecchio continente. Comunque sia, mentre il Brasile, come dicevo prima, esce tutto sommato in modo particolare dopo una gara dominata per 60', per la squadra di Maradona non c'è alcuna giustificazione, e il principale responsabile è proprio il ct che in realtà ct non è.

Mettere un totem dalle competenze quantomeno discutibili alla guida di una nazionale piena di campioni è stato un errore clamoroso, e la qualificazione al mondiale acciuffata per i capelli avrebbe dovuto far riflettere in tal senso, ma così non è stato. Si è perseverato nel portare avanti un progetto senza futuro, imperniato sulla casualità e sulle capacità dei singoli di vincere da soli una partita, coi risultati che abbiamo visto tutti.

La sua Argentina senza equilibrio esce dal mondiale mestamente, con le ossa rotte per gli scempi in serie commessi da un tecnico che non ha fatto altro che provocare da quando è arrivato al mondiale, e che definire tale è un mezzo insulto per la categoria: è il mio pensiero, sia chiaro, ma credo che oggi parecchi addetti ai lavori molto più autorevoli del sottoscritto la pensino esattamente allo stesso modo.

03 luglio 2010

Brasile, non MELO aspettavo!

Foto Eurosport.it
Che l'Olanda quest'anno fosse una formazione fortissima, si era notato dalle straripanti amichevoli pre-mondiale nelle quali gli orange avevano fatto ampio sfoggio di tutto il loro arsenale offensivo, che li rendeva una delle più grandi accreditate ad un posto nelle prime quattro del mondo.

I dubbi sulla tenuta difensiva però restavano, perchè all'abbondanza di soluzioni per i reparti di centrocampo e attacco non corrispondeva (e non corrisponde tutt'ora) altrettanta grazia nel pacchetto arretrato, imperniato sulla coppia centrale Mathijsen-Heitinga, con gli esterni Van der Wiel (giovanissimo) e Van Bronckhorst (abbondantemente over 30) migliori in fase di spinta che in copertura.

Ieri, contro il super-Brasile di Dunga e della sinfonia offensiva perfetta, sembrava che alla fine gli olandesi se la sarebbero giocata, ma che difficilmente l'avrebbero spuntata al cospetto di una squadra che all'apparenza non presentava punti deboli. All'apparenza, appunto, perchè se oggi l'Olanda festeggia una semifinale storica e il Brasile piange il suo dramma sportivo, è proprio perchè gli orange sono stati capaci di mettere a nudo le poche smagliatura di una squadra che era e rimane fortissima.

Chi ha visto il primo tempo, sa di cosa parlo. Il dominio brasiliano è totale, con azioni spumeggianti, possesso palla, solidità in mezzo e dietro e spazi concessi a Robben e compagni ridotti al minimo. Però c'è la variabile Felipe Melo, che non può non essere considerata nell'economia di una gara che vede il centrocampista bianconero in campo.

A mister 25 milioni non piacciono le banalità, non piace il lavoro ordinario: è nato trequartista, ed anche dopo esser retrocesso a mediano arretrato il piede è rimasto quello di un brasiliano. Così, al 10' si inventa un passaggio filtrante con il contagiri incredibile, che Robinho spinge in porta: gara sbloccata, e inerzia tutta a favore della Seleçao, che gioca sul velluto il resto del primo tempo di fronte ad un'Olanda alle corde.

La ripresa inizia sulla stessa falsariga del primo tempo, ma stavolta la variabile Melo fa tutto un altro tipo di lavoro. Anzichè contribuire alla chiusura a doppia mandata di una gara fin lì dominata, il centrocampista non si intende con Julio Cesar e trasforma l'innocuo cross di Sneijder nel più sciagurato degli autogol. E attorno a questo episodio, la gara e forse la storia di questo mondiale cambiano.

Sneijder corregge una spizzata di Kuyt su azione di corner, e fa 2-1 prendendosi beffe indovinate di chi? Bè risposta ovvia, di Felipe Melo, che dall'altro del suo metro e 83 si perde il nanerottolo nerazzurro, bravo a incornare sotto misura capitalizzando il regalo.

Colpito a morte e ferito nell'orgoglio, il Brasile si sgonfia, e molla definitivamente la presa quando rimane in 10 a un quarto d'ora dalla fine. Espulso ovviamente Felipe Melo, che non contento della serie di vaccate commesse fino a quel momento decide bene di prendere a calci Robben, rimasto a terra dopo un suo intervento falloso, completando così il suo campionario che lo rende uno dei centrocampisti più sopravvalutati della serie A e probabilmente dell'intero panorama internazionale.

Il Brasile così torna a casa, mentre l'Olanda di un immenso Sneijder e di un imprendibile Robben si giocherà la finale contro l'Uruguay di Tabarez, cercando di riscrivere una storia che la vede finora come una grande incompiuta. La sfortuna ha tolto all'Arancia Meccanica di Cruijff, Neeskens, Krol la possibilità di sollevare al cielo la coppa del Mondo in Germania, mentre nell'Argentina di Videla a quanto pare il primo posto era già assegnato ben prima dell'inizio della manifestazione.

Oggi, i discendenti naturali di quel "calcio totale" che rivoluzionò il modo di concepire questo sport, hanno la possibilità unica di andarsi a prendere quel pezzo mancante, con la consapevolezza che per farlo dovranno vedersela con una tra Argentina, Spagna e Germania.

Il Brasile torna a casa mestamente, in un mondiale che poteva davvero essere suo. Se il mondiale venisse vinto sempre dalla squadra migliore, probabilmente il Brasile vanterebbe in bacheca già 8 o 9 titoli, anzichè essere ancora a caccia dell'hexa: questa volta però, più di altre, l'harakiri è stato totale, ed ha in Felipe Melo il braccio armato della disfatta.

Alzi la mano chi credeva in una prematura eliminazione dei verdeoro. No, io davvero non me lo aspettavo. Anzi, non MELO aspettavo.

27 giugno 2010

Mata, una giocata pazzesca!

Qualità da vendere, nel ritiro della Spagna. Dopo esserci depressi guardando la nostra nazionale uscire mestamente dalla competizione, ecco un video direttamente dalla sessione di allenamento delle "Furie Rosse", in cui Juan Manuel Mata, trequartista del Valencia, durante un torello effettua un tunnel pazzesco a Raul Albiol. Era solo un allenamento, ma la giocata è da vedere, rivedere, e rivedere ancora.

26 giugno 2010

Lippi-bis, un disastro "quasi" annunciato..


A due giorni dalla disfatta della nazionale di Lippi contro la Slovacchia, non mi voglio lanciare in una sfrenata esaltazione di Cassano, Balotelli, Miccoli e Borriello, perchè innanzitutto sarebbe troppo facile, e poi non c'è la controprova che inserendo qualcuno dei sopracitati il prodotto offerto dagli azzurri sarebbe stato migliore.

Continuo a pensare che Cassano in Sudafrica dovesse andarci, che aver portato Gattuso e non Ambrosini sia stato uno scandalo, e che se vuoi far giocare Marchisio alla Perrotta tanto vale portarti Perrotta, che a quanto mi risulta era italiano nel 2006 e lo è ancora anche a distanza di quattro anni. Ma parliamo di chi c'era.

Lippi nel 2006 ha vinto perchè, oltre a disporre di ben altro materiale, era riuscito a creare un gruppo solido e compatto, cosa che evidentemente in Sudafrica non è riuscita. Era chiaro che questa nazionale, tra le più scarse dell'intera storia azzurra (al confronto quella del 2002 del Trap era il Brasile di Pelè e Rivelino) anche a causa dell'inesistente ricambio generazionale in alcuni ruoli chiave, non avrebbe potuto bissare Germania 2006, e questo credo fosse chiaro a tutti.

Certo è che, pur con tutti i suoi limiti, questa Italia anche senza Pirlo e Buffon avrebbe dovuto passare senza problemi con almeno 6-7 punti un girone che, tolto l'ostico Paraguay, aveva in Nuova Zelanda e Slovacchia due formazioni ampiamente alla sua portata. E invece, sempre sotto di un gol e mai in vantaggio, sempre bucati da attacchi non certo di livello mondiale, mai capaci di imbastire una manovra degna di tal nome e appigliati solo al caso e alla dea bendata, che stavolta si è guardata bene dal dare una mano dopo l'eccesso di lavoro del 2006. E di tutto questo, la colpa maggiore non può che essere del timoniere, quel Marcello Lippi che con le sue scelte cervellotiche e i continui stravolgimenti tattici ha creato soprattutto tanta, tanta confusione.

Non mi ero sbagliato nella previsione pre-Slovacchia, quando dissi che con un pareggio saremmo passati, visto che difficilmente la Slovacchia avrebbe battuto il Paraguay. Questo significa che per passare un girone dal coefficiente di difficoltà pari a zero, sarebbero bastati 3 punti: attenzione, non 3 punti contro gli slovacchi, ma 3 punti in 3 partite, cosa che non sarebbe stata sufficiente in nessun'altro degli 8 gironi. Eppure non ci siamo riusciti, con l'onta ulteriore di un ultimo posto che calpesta la dignità sportiva di chi ancora si fregiava del titolo di "campione del mondo".

Vincere il raggruppamento significava giocarsi gli ottavi contro il non certo temibile Giappone (anche se scommetto che contro Cannavaro e Chiellini anche Honda sarebbe sembrato David Villa), con un possibile approdo ai quarti di finale che sarebbe stato già una sorta di vittoria per una squadra qualitativamente non all'altezza delle favorite. Era il minimo sindacale per ricevere applausi, invece adesso c'è spazio solo per fischi e pernacchie.

Ma torniamo alle scelte di Lippi. La formazione scesa in campo nella gara decisiva contro gli slovacchi non aveva nè capo, nè coda: giocarsi il passaggio del turno con quel che resta di Ringhio Gattuso (dopo un anno a scaldare la panchina) in mezzo al campo, già gettava le basi per la debacle: tutto questo epurando Marchisio, il trequartista che trequartista non è.

Inoltre, si era parlato tanto dell'innesto di Maggio al posto di un Criscito timido seppur diligente, in modo da avere più spinta sulla destra, con Zambrotta dalla parte opposta. Opzione interessante, e che a mio parere andava impostata fin dall'inizio: ovviamente, poi in campo Maggio ci è andato solo come soluzione della disperazione, e tanti saluti alla spinta sulle fasce e ai bei propositi della vigilia.

Infine, che dire di Pepe: tanto mobile, quanto inutile. Eppure sempre in campo, escludendo il secondo tempo contro la Nuova Zelanda, per cui tra l'altro si è pure arrabbiato. Ha fatto più Quagliarella in mezz'ora di Pepe in tre gare, ma a quanto pare a Lippi tutto quel movimento senza costrutto del neo-juventino piaceva, e così nonostante la sua pochezza tecnica è diventato un intoccabile.

Il Lippi-bis, conti alla mano, si è rivelato una sciagura: dopo la fugace apparizione nella Confederations Cup, sbattuti fuori da Egitto e Usa, il ritorno in Sudafrica è stato peggiore. E intanto, i colori azzurri dopo l'exploit di quattro anni fa, continuano a collezionare figuracce in serie, alimentando un trend che adesso Cesare Prandelli sarà chiamato a invertire. Perchè si può perdere, si può essere eliminati, ma non così.

22 giugno 2010

Italia, che tristezza..


Fare processi a Lippi dopo la pietosa prestazione contro la Nuova Zelanda sarebbe troppo semplice, ma non per questo completamente sbagliato. Prima della gara con gli oceanici si discuteva tra i soliti geni della Rai di quanti gol avremmo dovuto fare per metterci tranquilli in vista dell'ultima giornata: come quando si parlava di Brasile-Corea del Nord, chi diceva tre, chi quattro, ma nessuno che prendeva in considerazione la possibilità che non si facesse bottino pieno contro una delle cenerentole del torneo.

Poi leggi la formazione, vedi i primi 10 minuti, e il dubbio ti viene. Una squadra slegata, priva di raziocinio, che non riesce a creare una palla gol una e che qualitativamente è forse una delle più scarse della storia azzurra. L'ottimismo ci sta, la follia molto meno, e a chi accampa paragoni con l'Italia dell'82 dico di svegliarsi, andare in bagno e sciacquarsi la faccia con acqua abbondante, perchè qui di Tardelli, Gentile, Graziani, Rossi, Cabrini, Scirea e Collovati non ce ne sono.

C'è un Pepe che si danna come un ossesso, ma che è di una pochezza tecnica imbarazzante, e che si permette di fare il risentito quando viene richiamato in panchina perchè si sente un titolare, quando è palese che uno così se fosse nato in qualsiasi altro paese dell'elitè europea sarebbe stato su una spiaggia a prendere il sole. C'è un Quagliarella che esce dal campo scuro in volto, quando dovrebbe ringraziare san Gennaro per esserci, in Sudafrica, visto che al posto suo sono stati mandati a casa Borriello e Rossi (specie quest'ultimo, senza un motivo apparente).

Il progetto gruppo, riuscito alla grande nel 2006, sta naufragando inesorabilmente, anche perchè 4 anni fa si disponeva di ben altro materiale umano. Zambrotta, Cannavaro e Grosso ai massimi storici, un Buffon in forma smagliante, un Pirlo da pallone d'oro, Camoranesi, Toni, Del Piero e lo stesso Totti con 4 anni in meno e con una gran voglia di spaccare il mondo. Non eravamo forse i migliori in senso assoluto, ma ce la potevamo giocare con tutti, nessuno escluso.

Oggi assistiamo ad un'accozzaglia di cavalli bolsi e mezze cartucce messe assieme in un melting pot che sta dando come unico risultato quello di non riuscire a guardare una partita senza imprecare e rassegnarsi alla pochezza di quella che è la nazionale campione del mondo in carica.

Lippi dice che a casa non ha lasciato fenomeni che avrebbero potuto alterare il corso degli eventi, e quindi in sostanza il prodotto nazionale è questo, piaccia o non piaccia agli italiani. Quello che mi chiedo io è: può una persona dotata di un briciolo di intelletto calare la testa di fronte ad una argomentazione simile?

D'accordo, a casa non è rimasto nè Messi, nè Ronaldo, nè Rooney, ma personalmente ritengo che ad esempio Ambrosini, strepitoso col Milan quest'anno, sarebbe servito molto più di un Gattuso che a questa squadra non serve davvero a una beneamata. Così come ritengo che Cassano (sì, il nodo della questione alla fine è lui) e Rossi al posto di Quagliarella e magari di un inutile Camoranesi avrebbero donato alla squadra un valore aggiunto che certamente questa nazionale non possiede. E Maggio, che in Sudafrica c'è ma scalda la panchina? A Napoli ha arato la fascia per una stagione intera, qui è fuori dagli undici titolari e chissà se giocherà qualche minuto. Io sinceramente non vedo di meglio come esterno di centrocampo in un 4-4-2.


Il bello è che in tutto questo, tecnicamente potrebbe bastare anche un pari per passare il turno. Se con la Slovacchia faremo un punto, e il Paraguay farà meglio di noi battendo come da copione la Nuova Zelanda, passeranno i sudamericani con 7 e noi con 3 punti. Ci sarebbe da vergognarsi, ma il turno lo avremmo comunque passato, andando a ficcarci tra le fameliche fauci di un'Olanda che ci è superiore sotto tutti, e dico tutti i punti di vista.

Nel calcio non si sa mai, però che tristezza veder giocare questa nazionale..

20 giugno 2010

Sudafrica 2010, solo vuvuzelas e Jabulani?


Diamo tempo a Sudafrica 2010 per stupirci, ci mancherebbe altro. Il giudizio sulla manifestazione iridata però, almeno per adesso, non si avvicina nemmeno lontanamente alla sufficienza striminzita, e probabilmente per questo dobbiamo ringraziare i ritmi sempre più indiavolati che rendono le stagioni calcistiche delle vere e proprie maratone, alla fine delle quali i calciatori arrivano cotti e stracotti.

Doveva essere il mondiale delle "grandi sugli scudi", e della figuraccia azzurra di fronte al mondo intero. La verità è che, indipendentemente da quello che i nostri saranno capaci di fare laggiù, ci sono formazioni molto più decantate che stanno letteralmente vedendo i sorci verdi, facendo ammattire gli scommettitori e demolendo le certezze di una competizione che mai come quest'anno sembra non dare la minima indicazione su chi potrebbe essere davvero il vincitore finale.

Nelle mie analisi pre-mondiale vedevo la Spagna come super-favorita, seguita a ruota da Brasile e Argentina. Vinto il complesso da prestazione che attanagliava da sempre le furie rosse, e considerando la squadra letteralmente perfetta che si ritrovano, non credevo che potessero avere il benchè minimo problema all'impatto col grande evento. E invece, all'esordio si è vista la solita, vecchia Spagna di Caminero e Raul: narcisista, poco concreta, inconcludente. E' bastata la piccola, organizzata Svizzera per far spostare il piano inclinato su cui sarebbero dovuti scivolare gli iberici, che adesso non possono più sbagliare un colpo. E se con l'Honduras i 3 punti dovrebbero arrivare senza troppi patemi, col tosto Cile sarà già spareggio. Magari con Fabregas e Torres in campo, anzichè in panchina (che invidia).

Il Brasile di Dunga all'esordio avrebbe dovuto sommergere di reti la Corea più scarsa, quella del Nord che nel 1966 ci inflisse la più grande delusione sportiva che la mente umana ricordi. In studio Rai, nell'immediato prepartita, nei pronostici si oscillava dal 4-0 al 7-0: troppo forti i verdeoro, troppo scarsi gli asiatici, dicevano. In campo si è visto altro, però: un Brasile con in campo Kakà, Elano, Robinho, Luis Fabiano (una vera sciagura), Maicon, e altri giocolieri vari si è letteralmente impantanato contro una Corea organizzata e mai timorosa, salvandosi grazie a un cross sbagliato di Maicon e ad una invenzione di Robinho (finalizzata da Elano). Nel finale, anche l'onta del gol coreano ha contribuito a macchiare una serata in cui da salvare ci sono stati solo i 3 punti.

Chi invece finora non sta sbagliando un colpo è l'Argentina di Maradona, che con la sua batteria di fuoriclasse è già agli ottavi di finale. Diego nelle vesti di ct continua a essere fuori luogo, ma con quella squadra già riuscire a fare gruppo è più di metà lavoro, perchè quando davanti hai gente come Messi-Higuain-Tevez-Milito-Aguero gli dei del calcio non possono che sorridere, e per adesso anche la difesa a 4 con 4 centrali difensivi passa in secondo piano. Fino ai quarti, la strada della Selecciòn sembra spianata.

Altre grandi delusioni le stanno regalando Inghilterra e Francia. Gli inglesi, arrivati in Sudafrica tra le favorite, in due partite hanno raccolto altrettanti punti mostrando un gioco soporifero, una difficoltà cronica a creare occasioni da gol e una carenza qualitativa che forse il grande girone di qualificazione aveva nascosto abilmente. Se Rooney, Lampard e Gerrard non girano a regime, è notte fonda per i leoni, e se nella gara con gli Usa si può imputare tutto a Green, contro l'Algeria la prestazione è stata imbarazzante e senza il benchè minimo attenuante: se adesso Capello non batte la lanciata Slovenia, sarà una rumorosa debacle.

E passiamo alla Francia di quel genio di Domenech. A dire il vero, i migliori geni sono quelli che hanno lasciato lì un tecnico malvoluto dai suoi stessi giocatori (la cacciata di Anelka ne è solo l'ultima prova), e che ha lasciato a casa giocatori come Benzema e Nasri privando di fatto i galletti di due dei maggiori talenti a loro disposizione. La Francia è stata fin qui assolutamente inguardabile, e contro il Messico ha toccato il fondo: l'eliminazione passa dal pari tra i centroamericani e l'Uruguay, e considerando come i transalpini sono approdati in Sudafrica non ci sarebbe niente di meglio che un gustoso biscottone per offrire alla povera Irlanda la giusta vendetta trasversale. Chissà, magari a Euro2012 ritroveremo ancora lo spocchioso ct francese, non si sa mai..

Tra le possibili outsider troviamo l'Olanda, anche se in questo caso non si tratterebbe di una vera e propria outsider. La squadra di Van Marwijk, che si era già fatta apprezzare per il suo gioco offensivo nelle amichevoli contro Messico e Ungheria, viaggia a punteggio pieno in un girone che comunque riservava qualche insidia. Il gioco spumeggiante che ha contraddistinto gli orange ancora in Sudafrica non si è visto se non a sprazzi, ma la squadra dal centrocampo in su ha un potenziale mostruoso: considerando l'incrocio col girone degli azzurri, sarebbe meglio evitarli, negli ottavi di finale.

Nel complesso, il gioco visto sin qui è stato di livello molto basso. Le squadre appaiono per lo più stanche, e ancora in carburazione nonostante la temperatura stia salendo e i rischi di una sconfitta inizino a lasciare strascichi pesanti. Le conseguenze sono evidenti: gare alla camomilla, giocate sopraffine che si contano sulle dita di una mano, insomma uno spettacolo non certo da leccarsi i baffi.

Speriamo che dalla fase a eliminazione il tasso di spettacolarità si alzi, perchè altrimenti rischiamo di ricordare Sudafrica 2010 solo per le insopportabili vuvuzelas e per quella variabile impazzita chiamata Jabulani..

15 giugno 2010

Italia, un punto che vale..per adesso

Devo dire che riguardo la prestazione dell'Italia contro il Paraguay nell'esordio mondiale i maggiori quotidiani sportivi hanno dato versioni completamente differenti: la Gazzetta dello Sport ironizza sul provvidenziale gol di De Rossi con un titolo ironico "De Rossi Para Guai", il Corriere ci va meno leggero con il suo "Serve più Italia", mentre Tuttosport è addirittura soddisfatto, con l'esclamazione "L'Italia è tosta!".

In generale, la critica riguardo la gara di ieri è letteralmente spaccata: c'è chi ha visto una buona Italia, quantomeno generosa, chi una squadra pessima, senza gioco e con una formazione a dir poco approssimativa, chi impiccherebbe Lippi oggi stesso e chi invece ritiene che stia cavando il sangue dalle rape. Insomma, c'è tutto fuorchè un giudizio unanime, senza contare il fatto che tanta, troppa gente sembra che non veda l'ora che qualcuno ci sbatta fuori, dimenticandosi che questa, nel bene e nel male, è la squadra che rappresenta il nostro Paese.

Dico la mia: la squadra vista contro il Paraguay era qualitativamente imbarazzante, ma si è avuta la dimostrazione che se non altro c'è un gruppo, e non si potrà che migliorare. Certo, da qui a solo pensare di poter ripetere il successo di Berlino ce ne passa, perchè senza fuoriclasse mondiali non se ne vincono, e noi 4 anni fa ne avevamo almeno due: Cannavaro e Buffon, oggi ridotti uno a poco più che un ex-difensore (anche se ieri mi è piaciuto, sono sincero), l'altro a portiere a mezzo servizio che passa da un acciacco all'altro (e a proposito, non si sa se riusciremo a recuperarlo tanto presto).

Riguardo la formazione, bè, che dire: Lippi non avrà per le mani tutto questo gran materiale, ma onestamente quel Marchisio trequartista non si può guardare, così come quello Iaquinta a destra nel tridente offensivo, specie in una serata in cui Gilardino era completamente fuori dal match. Il risultato è stato che il possente attaccante bianconero dirottato in fascia non ha mai saltato un uomo, nè azzeccato mezzo cross, palesando le sue difficoltà in un ruolo in cui tanto valeva puntare su Di Natale. Promosso invece Pepe, quantomeno per il dinamismo e il generosità, anche se il neo-acquisto della Juventus non brilla certo per i suoi piedini fatati. Semaforo verde anche per le prestazioni di Criscito, all'esordio mondiale, Montolivo, ottimo nel ruolo di vice-Pirlo.

Se vogliamo darci degli alibi, possiamo dire che il Paraguay ha fatto una gara scorbutica, trovando il gol grazie ad una dormita colossale della difesa azzurra su un calcio piazzato, alla prima sortita offensiva. La realtà è che l'Italia, pur controllando sostanzialmente le operazioni, non è riuscita a creare granchè lì davanti, e se non fosse stato per lo svarione del portiere sudamericano staremmo qui a parlare d'altro. Questo perchè purtroppo manca del tutto l'imprevedibilità, e guardando al ventaglio di soluzioni offensive a disposizione non c'è tanto da stare allegri.

Qualcosa probabilmente cambierà nelle prossime gare, intanto per adesso la nazionale ha comunque limitato i danni, visto che Nuova Zelanda e Slovacchia hanno pareggiato anch'esse 1-1 e di fatto nel girone degli azzurri non si è mosso nulla, senza contare che l'avversario più ostico (non dimentichiamo che nel girone di qualificazione è arrivato secondo, un punto dietro il Brasile) è stato già affrontato.

Andiamo avanti, questa nazionale probabilmente non trionferà come in Germania, ma personalmente questa avventura la voglio vivere come sempre, tifando per la mia nazionale, comunque andrà. Gufare perchè non piace Lippi o non piacciono le sue scelte è qualcosa che non comprendo, perchè proiettando la cosa a livello di club, mi faccio una sana risata pensando a un interista (per dire) che gufa contro l'Inter in Champions perchè non piace Benitez o non piace il suo modulo, o a uno juventino che si augura lo scatafascio della sua squadra perchè odia Delneri e il suo 4-4-2.

La fede è fede, e allora forza azzurri.

P.S.: ho aperto un forum su google gruppi, se volete iscrivervi c'è già aperta la prima discussione proprio sulla gara di ieri sera. Ecco il link: http://groups.google.it/group/blognelpallone?hl=it

05 giugno 2010

Nazionale, cercasi qualità disperatamente


E' presto per i processi, perchè si sa, le amichevoli di avvicinamento al Mondiale sono da sempre fatte per sperimentare, provare soluzioni diverse e testare il grado di preparazione delle squadre. Tuttavia, lo spettacolo andato in scena contro il Messico è stato raccapricciante anche per i più ottimisti, che vedono ancora questa Italia tra le favorite della rassegna sudafricana.

Squadra senza gioco, nè gambe, nè idee, e questo a dieci giorni dall'esordio potrebbe anche starci, qualora si disponesse di una rosa importante. Il punto è che la rosa con cui questa nazionale affronterà il mondiale da campione del mondo in carica è assolutamente priva di qualità, componente che abbonda in squadre come Spagna, Brasile, Inghilterra, Argentina.

Del Bosque potrebbe tranquillamente estrarre a sorte due nomi tra Fabregas, Xabi Alonso e Xavi, Dunga ha Maicon e Alves per una maglia,  Maradona davanti dovrà lasciar fuori uno tra Tevez Milito e Higuain, mentre Lippi invece schiera Marchisio trequartista e se l'infortunio di Pirlo lo costringerà ad abbandonare la nazionale convocherà probabilmente Cossu. Insomma, stiamo messi proprio bene.

Tutte le nazionali top hanno un'ossatura formata essenzialmente da calciatori militanti nei top club europei, mentre la nazionale italiana si fonda sul blocco della Juventus più scassata che la memoria ricordi, su cavalli imbolsiti come Zambrotta e Cannavaro, e su elementi di Udinese, Napoli, Cagliari, segno che il prodotto made in Italy in questo momento offre davvero ben poco (e su questo colpe a Lippi non mi sento di darne, anche se sinceramente preferire Quagliarella a Rossi è a mio parere folle).

Dov'è la qualità? Non pervenuta. E senza qualità, questo mondiale non si vince. In Germania il miracolo è riuscito, in un'edizione che vedeva comunque tante grandi tradizionali (come il Brasile) alle prese con problemi di identità, problemi che dopo 4 anni sono stati brillantemente risolti dando vita a nuove, fortissime rappresentative. Noi invece non abbiamo mai svoltato, e dopo un europeo finito male, in Sudafrica rischiamo di fare anche peggio.

Basta essere preparati, ed entrare nell'ordine di idee che siamo una nazionale mediocre che affronterà un mondiale in cui ci sono almeno 5-6 squadre meglio attrezzate. Poi sarà quel che sarà, del resto se a vincere fosse sempre il più forte i nostri genitori non avrebbero i ricordi di Spagna 82 ancora vividi nella loro memoria storica.

18 maggio 2010

Lippi, due tagli e un applauso


"Non faccio la nazionale coi debiti di riconoscenza"

Il Lippi che non ti aspetti. O perlomeno, che io non mi sarei mai aspettato.

In quella sorta di Grande Fratello sportivo che è la composizione dei 23 della spedizione mondiale, il ct azzurro ha dovuto operare altri due tagli, riducendo da 30 a 28 il numero dei partecipanti al ritiro di Sestriere in programma dal 23 maggio al 4 giugno. I due accantonati sono Candreva e, udite udite, Fabio Grosso.

Proprio lui, l'eroe del mondiale tedesco, la cui convocazione persistente e incondizionata aveva scatenato critiche aspre da parte del sottoscritto su questo blog. Vedevo in Grosso una sorta di intoccabile, un mammasantissima del gruppo azzurro che comunque sul volo per Johannesburg sarebbe salito nonostante sia ormai un ex-terzino che ha avuto una stagione di gloria e poco altro, ma a quanto pare Lippi ha saputo stupirmi, in positivo.

Nessun debito di riconoscenza, e così Grosso resta a casa per il motivo più semplice, ovvero perchè, così come Cannavaro, è un calciatore impresentabile. Quello che salverà il fondoschiena all'esoscheletro del difensore napoletano è da un lato la fascia di capitano, dall'altro la penuria di difensori centrali, che fatto fuori Legrottaglie si riducono a Chiellini, Bonucci e Bocchetti.

Rimangono adesso da scegliere i 23 più le riserve, poi la rosa sarà completa e definitiva. Intanto, Lippi oggi agli occhi del sottoscritto ha guadagnato un punto importante, dopo tante critiche.

12 maggio 2010

Italia, il cerchio si stringe: ecco i 30 convocati

La prima grossa scrematura in vista del mondiale sudafricano è finalmente arrivata. Adesso non si scappa, dai 30 uomini inseriti nella lista consegnata alla Fifa usciranno fuori i 23 che prenderanno parte alla rassegna iridata. Poche sorprese (eccetto l'esclusione di Legrottaglie), nessun colpo di scena, e una nazionale che così com'è non credo abbia grosse chance di difendere quel titolo conquistato in Germania quattro anni fa.

Questi i 30 elementi, da cui ne verranno tagliati sette con la successiva lista il 18 maggio (anche se quattro elementi resteranno aggregati al gruppo come "riserve", nel caso in cui ci fosse qualche forfait):

Portieri: Buffon, De Sanctis, Marchetti, Sirigu.

Difensori: Bocchetti, Bonucci, Cannavaro, Cassani, Chiellini, Criscito, Grosso, Maggio, Zambrotta.

Centrocampisti: Camoranesi, Candreva, Cossu, De Rossi, Gattuso, Marchisio, Montolivo, Palombo, Pepe, Pirlo.

Attaccanti: Borriello, Di Natale, Gilardino, Iaquinta, Pazzini, Quagliarella, Rossi.

La difesa è il reparto che incute i maggiori brividi in vista delle gare clou: come dicevo in passato, pensare ad un Cannavaro di fronte a gente come Villa, Torres, Kakà, Messi, Aguero e Rooney è follia, ma è esattamente quello che succederà visto che l'alternativa è Bonucci che deve ancora dimostrare di essere pronto a certe sfide.

A centrocampo, si vive di Pirlo e De Rossi, con la speranza che il Camoranesi azzurro sia la copia ristrutturata del Camoranesi visto quest'anno alla Juve, anche perchè è un calciatore che a questa nazionale serve come il pane: il resto è tutto un punto interrogativo. Gattuso obiettivamente non si può guardare, ma qualcuno aveva dubbi sulla presenza di Ringhio? No, nessuno. Sono le leggi non scritte del gruppo di Lippi, quello in cui le porte sono aperte a tutti: ovviamente a tutti quelli che dice lui, ma questo è un discorso già trattato su questo blog fino alla nausea. Insomma, Ambrosini che da solo ha tenuto in piedi (finchè ha potuto) il centrocampo del Milan guarderà i mondiali comodamente da casa o da qualche località balneare, mentre la sua riserva partirà per il Sudafrica dopo una stagione in cui il campo lo ha visto col binocolo.

Pochi appunti da fare riguardo il reparto offensivo, considerato che Cassano e Balotelli non sono mai stati minimamente in corsa per una maglia e quindi di loro è ormai anche inutile parlare ancora. Tolti loro due, lasciati per fortuna a casa Totti (che comunque farà i campionati estivi di Taekwondo) e Amauri, i sei uomini scelti sono esattamente quanto di meglio offrisse il mercato, sperando che i vari Di Natale, Gilardino e Pazzini mantengano lo stato di forma che ne ha contraddistinto la stagione nelle rispettive squadre di club. Occhio a Rossi, può essere la sorpresa.

Questa la formazione che mi piacerebbe vedere al mondiale, anche se so che alcune sono delle vere e proprie utopie: Cannavaro, Grosso e Zambrotta difficilmente resteranno fuori solo perchè Maggio e Criscito corrono il triplo di loro.

Football Fans Know Better

04 marzo 2010

In Sudafrica a far cosa?


La gara di ieri col Camerun era la gara degli esperimenti. Infatti Lippi è dall'inizio del suo secondo mandato che sta sperimentando il modo migliore per uscire dal Sudafrica tra sonori fischi e rumorose pernacchie, impresa che andando avanti di questo passo porterà a compimento magari già dal girone eliminatorio.

Ricordo la sua sfuriata d'orgoglio dopo il rimontone impossibile contro Cipro, quando passammo da un vergognoso 0-2 interno al 3-2 finale firmato dalla tripletta di Gilardino. "Questa squadra sa fare anche queste cose!", sbottò Lippi, difendendo quella nazionale informe che si era appena coperta di ridicolo contro la squadra numero 66 del ranking mondiale, e che tra 99 giorni farà il suo esordio mondiale senza ancora possedere gioco, identità, modulo.

Il ct però è contento, chissà perchè. Spagna, Inghilterra e Brasile volano, l'Argentina Maradona a parte è un potenziale squadrone, ma lui è contento. Tanto i campioni del mondo siamo noi, no?

Ed è questo il problema, essere rimasti a Berlino 2006, mentre attorno a noi sono cresciute squadre che per nostra fortuna nel mondiale tedesco erano o allo sbando (Brasile), o ancora premature (Spagna). Dopo il flop in Confederations del giugno scorso, è cominciato un processo di ricostruzione che di ricostruzione, onestamente, ha avuto ben poco.

Le palle al piede, gli elementi che sono già nella lista dei 23 ad honorem, in barba alle indicazioni del campionato che li danno cotti e stracotti, sono sempre lì: Cannavaro-Grosso-Gattuso-Zambrotta, gli intoccabili che a questa nazionale servono a poco o nulla ma che per ragioni misteriose al mondiale ci andranno di sicuro. Poco importa che De Ceglie scoppi di salute, che Ambrosini stia facendo la miglior stagione della sua vita e che qualunque Bonucci o Ranocchia farebbero di più e meglio di un ormai ex grande difensore che ancora ci ostiniamo a ritenere credibile come perno accanto a Chiellini.

Ce lo vedo proprio, lo scugnizzo 37enne stare dietro a Villa, Torres, Kakà, Rooney e compagnia bella: carne da macello, ma a quanto pare se Nesta non fa dietrofront il rischio che parta titolare è alto. A parte il fatto che mi viene quasi naturale chiedere come mai i protagonisti della rassegna tedesca campino di rendita, mentre per esempio un altro grande protagonista come Materazzi sia stato in fretta e furia tagliato fuori dal giro della nazionale. Di sicuro al momento sta messo meglio di loro, ma l'algoritmo lippiano per le convocazioni è particolare, e ancora stiamo tentando un pò tutti di decodificarlo, con qualche risultato interessante:
  • "Le porte della nazionale sono aperte a tutti" in lippiano significa "Cassano, è inutile che continui a fare il fenomeno con la Samp, per te sono chiuse a doppia mandata"
  • "Convoco chi è più in forma" in lippiano significa "Convoco chi è più in forma secondo il mio insindacabile giudizio e secondo i miei parametri individuali: se dopo 4 anni Cannavaro e Grosso si alzano la mattina cantando POPOPOPPOPOPO' per me sono in forma straripante!"
  • "Santon per conquistarsi la nazionale deve giocare nell'Inter" in lippiano significa "Con l'abbondanza di terzini di fascia che ho di uno come Santon non ho che farmene, ho Grosso, Grosso, Grosso..ah, e Zambrotta, loro sono campioni del mondo!"
Tanto per fare qualche esempio. E chissà cosa penserà il nostro coerente ct riguardo la sua affermazione sul no agli "oriundi" (come se Camoranesi fosse di Cinisello Balsamo), ora che Amauri ha preso il passaporto italiano e ha ripreso a segnare (infortunio a parte). Chissà, magari ci ripensa.

Capitolo Balotelli. In questi giorni si è mossa una vera e propria campagna pro-Mario, dopo le recenti prestazioni con Inter e Under21. Inutile dire che il calciatore è straordinario, e ribadire come i suoi limiti siano più mentali che tecnici. In Sudafrica partirebbe come quinta o sesta punta, ma la verità è che potrebbe tornare utile sia come punta esterna di un tridente, che come seconda o prima punta, godendo di un fisico possente che si sposa comunque con qualità tecniche da fuoriclasse. E soprattutto, ha dimostrato, nel bene e nel male, di non avere nessun tipo di soggezione di fronte a nessun avversario.

Forse sarebbe il momento di rischiare, quantomeno per cercare di salvare il salvabile ed uscire dalla mediocrità in cui siamo piombati dal dopo-Berlino ad oggi. Altrimenti, quella sudafricana sarà un'edizione che ricorderemo per tanto, tanto tempo, e per motivi diametralmente opposti a quelli di quattro anni fa.

Ancora 99 giorni, poi si salvi chi può, nella speranza che nel frattempo il giocondo Lippi del dopo gara di ieri si dia una svegliata.

20 novembre 2009

Sudafrica 2010, ci siamo! Le ultime qualificate


Si completa il quadro delle 32 partecipanti al mondiale sudafricano, con gli spareggi che dai vari angoli del globo hanno assegnato gli ultimi posti disponibili. Alla gioia delle qualificate ha fatto come sempre da contraltare la delusione, spesso cocente, delle eliminate: il confine tra vittoria e sconfitta è labile, se poi si parla di una manifestazione che va in scena ogni 4 anni i sentimenti che fanno seguito agli esiti dei vari campi sono ancora più forti.

Nella zona europea, detto della vergogna dello Stade de France, sono riuscite a staccare il pass per Johannesburg Portogallo, Grecia e Slovenia. Sfortunate e deluse, Bosnia, Ucraina e Russia.

I lusitani, fortunati all'andata, sono riusciti a imporsi di misura anche in casa dei bosniaci grazie al gol di Raul Meireles. Al di là dei proclami di battaglia del ct Blazevic, i suoi non ce l'hanno fatta a ribaltare lo 0-1 maturato in Portogallo, e dopo uno strepitoso girone di qualificazione devono dire addio al sogno mondiale.

La grande sorpresa è rappresentata dalla doppia eliminazione delle due grandi del calcio ex-sovietico, Russia e Ucraina. Lo 0-0 di Atene metteva la formazione di Shevchenko in una posizione di vantaggio, potendosi giocare in casa la qualificazione: il gol di Salpigidis ha però cambiato gli scenari, e ad andare in Sudafrica saranno proprio gli uomini di Rehnagel. Discorso più o meno simile per la Russia di Hiddink, favorita dal pronostico e dal vantaggio dell'andata (2-1, col gol sloveno arrivato solo a due minuti dal termine), ma beffata dalla Slovenia.


Nella zona America, dopo le qualificazioni di Brasile, Paraguay, Cile e Argentina nel girone sudamericano, e di USA, Messico e Honduras nella zona CONCACAF, ce l'ha fatta anche l'Uruguay, uscito vittorioso dallo spareggio contro il Costarica. Dopo l'1-0 dell'andata, la squadra di Tabarez è riuscita a portare a casa la qualificazione pareggiando 1-1 e agguantando così l'ultimo posto disponibile per il Sudafrica.

Nell'altro spareggio che metteva in palio un posto tra una squadra della zona oceanica e una della zona asiatica (che ha già qualificato Giappone e le due Coree), si sono scontrate Nuova Zelanda e Bahrein. L'hanno spuntata gli oceanici, che così vanno a fare compagnia alla già qualificata Australia.

I gironi del continente africano avevano già emesso i propri verdetti, qualificando la prima di ogni raggruppamento. Oltre al già qualificato Sudafrica paese ospitante, ce l'hanno fatta Camerun, Nigeria, Ghana, Nigeria e Costa d'Avorio. Grandi deluse Egitto, Marocco e Tunisia, che guarderanno da casa il primo mondiale africano della storia.

Ci sono proprio tutte, adesso: per le nazionali l'appuntamento adesso è il 4 dicembre a Johannesburg, per i sorteggi degli 8 gironi, che definiranno la prima fase di questa attesissima competizione.

19 novembre 2009

Henry dà una mano alla Francia: defraudata la piccola Irlanda del Trap


Ho letto il termine "vergogna" praticamente ovunque, dopo lo scempio consumato ieri sera allo Stade de France: quotidiani e siti web non si sono potuti esimere dall'inneggiare allo scandalo, e francamente neanche io riesco a trovare termine più appropriato di questo. Perchè quello che è successo è qualcosa di lontano anni luce dal concetto di sport e sportività, e se tutto ciò fa rabbia a noi non oso immaginare come possa sentirsi in questo momento un calciatore, un tifoso, un qualunque irlandese.

I sogni di una notte di una nazione intera, andati in pezzi non per il fato avverso, non per via di un avversario più bravo, ma perchè in un minuto è stato calpestato il concetto di rispetto: delle regole, del verdetto del campo, di un avversario che ti sta dominando. Di fronte ad una posta in palio altissima, anche un campione come Henry diventa il più efferato dei truffatori, ben coadiuvato dalla vergognosa terna arbitrale, colpevole almeno quanto l'attaccante transalpino.

Minuto 103, una Francia allo sbando è sotto di un gol, e deve ringraziare Keane e compagni per essersi divorati più volte il colpo del ko. Punizione da metà campo di Malouda la palla rimbalza e sta per andare fuori, se non fosse per lo stop di mano doppio di Henry: che stoppa e si aggiusta la sfera prima di metterla al centro dove Gallas, a un metro dalla porta, segna di testa. E mentre gli irlandesi protestano come degli indiavolati, i francesi esultano in egual maniera, dando corpo al termine "vergogna".

Pietosa la giustificazione di Henry, che afferma: "Ero dietro due irlandesi, la palla mi finisce sulla mano, continuo a giocare, l’arbitro non fischia. Non sono io l'arbitro". La sensazione è che l'attaccante cerchi proprio di addomesticare con la mano un pallone che sembrava ormai destinato a spegnersi a bordocampo: e così facendo, di fatto ha mandato a casa un'Irlanda che ha come unica colpa quella di non essere stata più forte di una terna arbitrale da radiazione immediata.

Povero Trap, che dopo aver preso tatticamente a pesci in faccia quel mediocre di Domenech (dalla Normandia alla Provenza si chiedono il perchè sieda ancora su quella panchina), è rimasto vittima del successore di quel Byron Moreno che tutti ricordiamo ancora.

Cosa succederà adesso? Credo nulla, come sempre. Anche se gli irlandesi proveranno a richiedere la ripetizione della gara invocando l'errore tecnico dell'arbitro, sarà difficile che riescano a ottenere qualcosa. Il campo ha parlato, e ha detto probabilmente quello che doveva dire.

All'Irlanda vanno i migliori complimenti per una prestazione straordinaria, al cospetto di una formazione di qualità decisamente superiore. Questa Francia, se si libera di un ct che definire inadeguato è eufemistico (perchè l'ostracismo nei confronti di Benzema?), può essere una squadra temibile.

Senza Henry, però. Non ci può essere giustificazione di nessun tipo per il gesto antisportivo che ha spostato l'inerzia della gara, falsandone l'esito e danneggiando irrimediabilmente l'altra squadra. Per l'attaccante del Barcellona sarebbe esemplare una maxi-squalifica: sette giornate, giusto la durata massima di un mondiale nel caso in cui la squadra riesca ad arrivare in finale. Sarebbe una presa di posizione importante, un deterrente per eventuali episodi analoghi in futuro.

E il bello è che questi galantuomini francesi dicevano peste e corna di noi italiani, specie dopo il mondiale tedesco. Ne avranno ancora il coraggio, adesso?

16 ottobre 2009

Lippi e Maradona, a ruota libera

Marcello Lippi e Diego Armando Maradona. Sfoghi diversi, al termine di partite dal coefficiente di importanza decisamente diverso, ma figli comunque di tensioni accumulate per via di situazioni che dentro e fuori dal campo sono andate a toccare direttamente l'orgoglio dei due ct.

Lo sfogo di Lippi, tutto sommato, rientra nelle possibili reazioni all'ennesima manifestazione di inferiorità del tifo nostrano al cospetto di quello inglese e spagnolo. Fischiare la squadra e inneggiare a calciatori non convocati (Cassano), mentre la squadra sta perdendo contro Cipro rischiando una figuraccia storica (nonostante la qualificazione già in cassaforte), non è il massimo.

Poi, che la nazionale non incanti, che le scelte di Lippi siano spesso controcorrente e Cassano sia assurdamente fuori dal giro, è un altro discorso, già ampiamente argomentato in altre occasioni. Concordo però col ct sul fatto che l'italiano dovrebbe volere più bene alla sua nazionale, avere un atteggiamento comunque più positivo e non aspettarla sempre al varco per poterla colpire al primo calo-crollo-momento di difficoltà. E questo non per il solito "siamo campioni del Mondo", che ormai col mondiale alle porte è un fregio che lascia il tempo che trova. Il punto è che siamo italiani, e non si può non tifare Italia perchè le convocazioni non sono quelle giuste o il commissario tecnico non va a genio.


Squallida, volgare e fuori luogo l'esternazione del ct (?) argentino Maradona dopo la vittoria di misura in Uruguay che ha dato il pass mondiale ai biancocelesti.

Come si può vedere nel video, Maradona invita chiaramente chi non credeva nella sua Seleccion a "succhiarlo", chiedendo scusa alle signore. Considerando gli scempi fatti sulla panchina di una delle nazionali più forti al mondo, avrebbe fatto meglio a star zitto, ringraziando la buona sorte che gli ha permesso di uscire vincitore dalle gare con Perù e Uruguay. Una squadra, la sua Argentina, senza il minimo filo logico, appesa alle invenzioni dei singoli e ancora alla ricerca di un gruppo base. La qualificazione raggiunta in questo modo, rischiando fino all'ultima giornata di restare fuori dal mondiale, non è una vittoria dell'operato di Maradona, ma un chiaro segnale dell'inadeguatezza del "Pibe de Oro" al ruolo assegnatogli.

Se l'Argentina vuole dire la sua in Sudafrica, forse sarebbe il caso di affidare la guida tecnica ad un vero ct, non ad un totem che ha fatto le fortune delle squadre in cui ha militato, ma non è forse in grado di sostenere le pressioni e le difficoltà che la fase "gestionale" richiede.

14 ottobre 2009

Siamo ai mondiali, parte la corsa alla lista dei 23

Il punto raccolto a Dublino contro l'Irlanda ha di fatto portato la nazionale di Marcello Lippi in Sudafrica con un turno di anticipo, e considerata la bagarre che sta coinvolgendo in mezzo mondo nazionali blasonate (alcune già campioni) come Argentina, Francia, Portogallo e Uruguay, tutte a rischio qualificazione, è già un bel risultato.

Tra un anno però ci vorrà una squadra di spessore nettamente diverso, per difendere il titolo vinto nell'indimenticabile notte di Berlino: un gioco e una cifra tecnica come quelle viste nel girone di qualificazione, difficilmente potranno bastare al cospetto di squadre di primissimo piano come Brasile, Inghilterra e Spagna, colpevolmente assenti alla stretta finale del mondiale tedesco. Con un occhio particolare anche alla sempre solidissima Germania, all'Argentina (a patto che si qualifichi, ed esoneri Maradona prendendo un vero ct), con Olanda e Francia possibili outsider.

Il gruppo azzurro continua, per ammissione dello stesso Lippi, il processo di ricostruzione di una nazionale uscita a pezzi dalla Confederations Cup e che non potrà ancora imperniarsi totalmente sullo zoccolo duro dei "campioni del mondo". Buffon, Zambrotta, Materazzi, Cannavaro, Grosso, Gattuso, Perrotta, Camoranesi, Pirlo, Totti, Toni..questi gli undici che scesero in campo il 9 luglio 2006. Qualcuno in Sudafrica sarà ancora lì a difendere il titolo, per altri invece il mondiale sarà soltanto un appuntamento televisivo.

La corsa alle 23 maglie disponibili è già partita. Per avere una visione d'insieme della corsa alle maglie azzurre, vediamo il borsino reparto per reparto.

PORTIERI (3 posti)

Il numero uno sarà sempre lui, Gigi Buffon, e su questo non c'è concorrenza. La continuità delle ultime convocazioni del ct porta comunque a pensare che difficilmente ci saranno novità anche per i ruoli di secondo e terzo portiere: Amelia e Marchetti favoriti (il primo era presente già nel 2006), De Sanctis pronto a fare lo sgambetto ad uno dei due.

DIFESA (7-8 posti) 
 

Il reparto su cui si è fondato il successo tedesco, rimarrà probabilmente immutato per tre quarti: Chiellini prenderà il posto che fu di Materazzi (ormai fuori dal giro), accanto a Cannavaro, mentre gli esterni (merce ormai rara nel nostro Paese) dovrebbero essere ancora Zambrotta e Grosso. Spera Santon, che piace tanto a Lippi e può rappresentare un'importante alternativa, a patto che torni quello visto la scorsa stagione all'Inter. Della spedizione sarà anche Legrottaglie, mentre sarà decisiva la stagione per decidere a chi andranno i restanti posti disponibili: in corsa, i genoani Bocchetti e Criscito (molto duttili tatticamente), il viola Gamberini, e qualche chance potrebbe averla anche il romanista Motta (esterno destro, discreta alternativa a Zambrotta).


CENTROCAMPO (7-8 posti)



Scontate le presenze di Pirlo e De Rossi, pressochè certe le convocazioni di Camoranesi e Marchisio (in continua crescita, e ormai titolare anche nella Juventus); Palombo nell'ultima apparizione azzurra è sembrato un pò frenato dal peso della maglia (non si è visto il leader blucerchiato, ma un onesto comprimario), ma è elemento di grande sostanza in mezzo al campo e non sembra essere in discussione la sua presenza in Sudafrica. Gattuso non ringhia più da tempo, ma ormai è un senatore anche nel gruppo azzurro ed è difficile pensarlo fuori dai 23. Per le maglie disponibili, un posto per un regista di valore come D'Agostino credo vada trovato, anche se con le scelte di Lippi non si può mai dire. Qualche speranza per il Sudafrica possono coltivarla anche Montolivo e Marchionni, che potrebbero entrambi tornare utili alla causa azzurra; Aquilani è qualitativamente un pezzo da novanta, ma va visto dopo l'infortunio e dopo l'annata a Liverpool; il parmigiano Galloppa è in costante ascesa, ma le sue possibilità attuali sono davvero poche.

ATTACCO (6 posti)


Ed eccoci al settore più delicato. Gilardino, Iaquinta, Di Natale, e Rossi sembrano decisamente intoccabili, il bello viene per le maglie da assegnare. Quagliarella, Amauri, Cassano, Pepe, Totti. Sì, proprio Totti, che non voleva saperne più dell'azzurro, ma che recentemente ha aperto un importante spiraglio ad una eventuale presenza nel gruppo mondiale, tra l'altro corrisposta dal ct (che non sembra disdegnare la possibilità di avere il pupone nel gruppo). Cassano, nonostante sia senza ombra di dubbio il miglior talento italiano in circolazione, non sembra invece rientrare nella logica "le porte della nazionale sono aperte a tutti": lui incanta, disegna calcio, ha messo la testa a posto, ma Lippi non sembra volerne sapere. Difficile che un testardo come il ct cambi idea, ma sinceramente aprire ad un Totti che si è defilato dopo Berlino e ricompare magicamente adesso che gli altri hanno raggiunto il Sudafrica, e chiudere quasi del tutto le porte ad un talento scalpitante come il barese è quantomeno incomprensibile.

Riguardo Amauri, la sensazione è che appena otterrà il passaporto italiano Lippi non esiterà a convocarlo almeno per qualche amichevole. E considerato che Toni non è più nel giro, un centravanti di peso come il brasiliano potrebbe far comodo alla causa azzurra. Mi viene in mente una battuta di Severgnini uscita su sportweek qualche settimana fa, come commento alla frase dell'attaccante bianconero "Scelgo l'Italia perchè è il Paese che mi ha visto crescere calcisticamente". Il giornalista ha aggiunto che, ovviamente, il fatto che Dunga non lo consideri minimamente, è del tutto irrilevante. Ma lasciamo perdere questo piccolo particolare..

Le quotazioni di Quagliarella sono in lieve ribasso, travolto dalla mediocrità del Napoli; l'attaccante è comunque da tempo nel giro azzurro, e può ancora rimettere in piedi la sua annata, beneficiando del cambio tecnico. Pepe è in una situazione un pò particolare, potendo essere convocato sia come attaccante che come centrocampista: dipenderà dal tecnico, eventualmente, decidere dove inserirlo nella lista dei 23. Il calciatore dell'Udinese, protagonista nel decisivo gol del 2-2 di Dublino che ci ha portato al mondiale, piace molto a Lippi per le sue caratteristiche che lo rendono sia punta, sia esterno offensivo di un 4-2-3-1, e quindi è ragionevole pensare che possa essere un serio candidato alla rassegna iridata.

In Germania è "bastato" il cuore, e una concomitanza di circostanze favorevoli. Tra un anno ci sarà bisogno di un calcio più moderno e propositivo, e l'auspicio (che si spera non sia vano) è quello di vedere una nazionale che faccia bel calcio e possa vendicare le figuracce della prima, scadente apparizione in Sudafrica..

14 giugno 2009

Confederations Cup, si parte!

Parte oggi alle ore 15 con Sudafrica-Iraq la tanto attesa Confederations Cup (a tal proposito, segnaliamo il blog dedicato alla competizione) , che vedrà impegnate le nazionali vincitrici dei sei trofei continentali più la squadra campione del mondo e il Sudafrica Paese organizzatore.

La competizione è nata nel 1992 come torneo amichevole su invito, mentre a partire dal 1997 è stata organizzata dalla Fifa prima con cadenza biennale e poi quadriennale (dal 2005) nell’anno che precede il mondiale. Oltre che testare la qualità e il potenziale delle squadre in campo è anche un’occasione per verificare le strutture degli stadi e come procede l’organizzazione del Mondiale. L’ultima edizione è stata vinta dal Brasile che nel 2005 ha battuto il finale l'Argentina per 4-1.

L'Italia campione del Mondo partecipa alla competizione per la prima volta, come nazione detentrice del trofeo mondiale, alzato da Cannavaro nella notte di Berlino: gli azzurri sono inseriti nel girone B con Stati Uniti (campioni del Nord e CentroAmerica), Brasile (vincitore della Coppa America) ed Egitto (vincitore della Coppa d'Africa). Nel girone A troviamo invece la Spagna campione d’Europa, Sudafrica (organizzatore), Nuova Zelanda (campione di Oceania), e Iraq (campione d’Asia).

Oggi alle 15 in fischio d'inizio, si chiude il 28 giugno con la finale. Ecco il calendario completo della manifestazione (gli orari sono riferiti al fuso orario italiano)

GRUPPO A:
- 14 giugno, ore 15 (Johannesburg) Sudafrica-Iraq;
- 14 giugno, ore 19.30 (Rustenburg) Nuova Zelanda-Spagna;
- 17 giugno, ore 15 (Bloemfontein) Spagna-Iraq;
- 17 giugno, ore 19.30 (Rustenburg) Sudafrica-Nuova Zelanda;
- 20 giugno, ore 19.30 (Johannesburg) Iraq-Nuova Zelanda;
- 20 giugno, ore 19.30 (Bloemfontein) Spagna-Sudafrica.
GRUPPO B:
- 15 giugno, ore 15 (Bloemfontein) Brasile-Egitto;
- 15 giugno, ore 19.30 (Pretoria) Stati Uniti-ITALIA;
- 18 giugno, ore 15 (Pretoria) Stati Uniti-Brasile;
- 18 giugno, ore 19.30 (Johannesburg) Egitto-ITALIA;
- 21 giugno, ore 19.30 (Pretoria) ITALIA-Brasile;
- 21 giugno, ore 19.30 (Rustenburg) Egitto-Stati Uniti.
SEMIFINALI:
- 24 giugno, ore 19.30 (Bloemfontein) 1A-2B;
- 25 giugno, ore 19.30 (Johannesburg) 1B-2A.
FINALE TERZO POSTO:
- 28 giugno, ore 14 (Rustenburg).
FINALE PRIMO POSTO:
- 28 giugno, ore 19.30 (Johannesburg).

Favorite d'obbligo Italia, Spagna e Brasile, coi verdeoro di Dunga che forse partono con un leggerissimo vantaggio sulle altre due nazionali. Occhio alla Spagna di Del Bosque comunque, mai così competitiva come negli ultimi due anni: hanno un centrocampo e un attacco da paura.

Queste le rose delle tre grandi favorite

ITALIA

Portieri
: Marco Amelia (Palermo), Gianluigi Buffon (Juventus), Morgan De Sanctis (Galatasaray)

Difensori: Fabio Cannavaro (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Andrea Dossena (Liverpool), Alessandro Gamberini (Fiorentina), Fabio Grosso (Lione), Nicola Legrottaglie (Juventus), Davide Santon (Inter), Gianluca Zambrotta (Milan)

Centrocampisti: Mauro German Camoranesi (Juventus), Daniele De Rossi (Roma), Gennaro Gattuso (Milan), Riccardo Montolivo (Fiorentina), Angelo Palombo (Sampdoria), Andrea Pirlo (Milan)

Attaccanti: Alberto Gilardino (Fiorentina), Vincenzo Iaquinta (Juventus), Simone Pepe (Udinese), Fabio Quagliarella (Napoli), Giuseppe Rossi (Villarreal), Luca Toni (Bayern Monaco)


SPAGNA

Portieri: Iker Casillas (Real Madrid), Diego Lopez (Villarreal), José Manuel Reina (Liverpool)

Difensori: Raul Albiol (Valencia), Alvaro Arbeloa (Liverpool), Joan Capdevila (Villarreal), Carlos Marchena (Valencia), Gerard Piqué (Barcellona), Carles Puyol (Barcellona), Sergio Ramos (Real Madrid)

Centrocampisti: Xabi Alonso (Liverpool), Sergi Busquets (Barcellona), Santiago Cazorla (Villarreal), Francesc Fabregas (Arsenal/Ing), Xavi Hernandez (Barcellona), Pablo Hernandez (Valencia), David Silva (Valencia), Albert Riera (Liverpool)

Attaccanti: Juan Manuel Mata (Valencia), Fernando Llorente (Athletic Bilbao), Daniel Guiza (Fenerbahce), David Villa (Valencia), Fernando Torres (Liverpool)

BRASILE


Portieri: Gomes (Tottenham), Julio Cesar (Inter), Victor (Gremio)

Difensori: Alex (Chelsea), Andres Santos (Corinthians), Daniel Alves (Barcellona), Juan (Roma), Kleber (Internacional), Lucio (Bayern Monaco), Luisao (Benfica), Maicon (Inter)

Centrocampisti: Anderson (Manchester United), Elano (Manchester City), Felipe Melo (Fiorentina), Gilberto Silva (Panathinaikos), Josuè (Wolfsburg), Julio Baptista (Roma), Ramires (Cruzeiro)

Attaccanti: Luis Fabiano (Siviglia), Nilmar (Internacional), Pato (Milan), Robinho (Manchester City)