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Fuori anche l'
Argentina, ancora più clamorosamente rispetto al
Brasile, che comunque contro l'
Olanda si è giocato la sua gara e tutto sommato è stato punito da due disattenzioni.
La
Selecciòn è stata letteralmente asfaltata da una
Germania fresca, spumeggiante, spettacolare: in poche parole, una squadra, a differenza dell'accozzaglia di punte e trequartisti messa in campo da
Maradona con unico schema quello di sperare che i fenomeni lì davanti creino la giocata che sblocchi la partita.
Non c'è logica nè equilibrio nell'undici albiceleste, a conferma dell'inadeguatezza del Pibe de Oro a guidare una nazionale che aveva già faticato ad approdare in
Sudafrica, e alla prima avversaria di caratura elevata è andata in panne, subendo una delle più dolorose sconfitte della sua storia. Già contro il
Messico (che non è Nigeria, Corea del Sud e Grecia) ci era voluto l'errore mastodontico della terna per sbloccare una gara tutt'altro che semplice.
Il modulo argentino è un inno al suicidio: un 4-1-2-3 senza un briciolo di razionalità, con
Mascherano a fare da frangiflutti davanti ad una difesa a quattro composta da 4 centrali (Otamendi a destra, orrore) e poi
Di Marìa e
Maxi Rodriguez, due ali, a sostenere (si fa per dire) il tridente
Messi-Higuain-Tevez. Chissà, se qualcuno avesse spiegato col dovuto anticipo a Diego che non basta mettere 5 punte per dominare le gare, magari ci avrebbe riflettuto su prima di lasciare a casa
Cambiasso e
Zanetti, e rinunciare a
Veron per 90'.
Il risultato di questo obbrobrio tattico è che l'
Argentina non solo non crea nulla di nulla, ma sbanda paurosamente, concedendo ad una
Germania che gioca a memoria occasioni su occasioni. Il gol di
Muller (grandissimo giocatore) è il preludio alla goleada, e se
Klose non fallisse poco dopo il comodo 2-0 su assist dello stesso
Muller il massacro sarebbe iniziato con un tempo di anticipo.
Poco importa però, perchè l'Argentina è assolutamente inconcludente, con
Messi ingabbiato e mai pericoloso da fuori a rimpiangere le geometrie e il gioco razionale del suo
Barcellona. Già, perchè questa
Argentina è tutta improvvisazione, e con l'approssimatività nel calcio non si va lontano.
La Germania di
Low è invece una sinfonia piacevolissima. I tedeschi, col nuovo mix tra biondi purosangue e figli di emigrati come
Ozil,
Khedira e
Boateng, si muovono sul campo con movimenti sincronizzati, perfetti sia nell'imbastire trame offensive che nel ripiegare, chiudendo tutti i varchi.
Sanno soffrire, nei primi 20' della ripresa, quando la sfuriata dei sudamericani (più coi nervi che col gioco) produce qualche grattacapo dalle parti di
Neuer, colpendo poi al momento giusto con quell'animale d'area di rigore di Miro
, che conclude nel migliore dei modi una magistrale azione
Muller-Podolski, dando il colpo di mannaia alle residue speranze di un'Argentina sull'orlo di una crisi di nervi. Poco dopo è
Schweinsteiger a fare il fenomeno, scherzando tre avversari prima di recapitare sul ginocchio di
Friedrich il pallone del 3-0, e al 90' è
Klose a servire il poker che dà al risultato i connotati dell'umiliazione.
Passa la squadra migliore, quella che finora ha espresso il miglior gioco e che è stata capace di rifilare 8 reti complessive ad avversarie che partivano coi favori del pronostico come
Inghilterra e, appunto,
Argentina, strameritando in entrambe le occasioni nonostante contro gli inglesi il gol-non gol di
Lampard gridi ancora vendetta. E poi, questa
Germania la cui età media è di 24 anni e 96 giorni è l'emblema di un calcio che ha saputo svoltare dopo una fase di transizione complicata e adesso raccoglie pian piano i frutti di un lavoro che ha portato finora, dal 2002 ad oggi, una finale e due semifinali. Contro la
Spagna, senza
Muller, per i tedeschi sarà dura, ma questi ragazzi sembra che la paura non sappiano neanche cosa sia.
Che dire dell'
Argentina che non sia stato già detto. Leggendo le squadre rimaste ai quarti, sembrava che si andasse verso la finale dei sogni, Argentina-Brasile: forse stavamo sopravvalutando entrambe, o sottovalutando le potenzialità delle squadre del vecchio continente. Comunque sia, mentre il
Brasile, come dicevo prima, esce tutto sommato in modo particolare dopo una gara dominata per 60', per la squadra di
Maradona non c'è alcuna giustificazione, e il principale responsabile è proprio il ct che in realtà ct non è.
Mettere un totem dalle competenze quantomeno discutibili alla guida di una nazionale piena di campioni è stato un errore clamoroso, e la qualificazione al mondiale acciuffata per i capelli avrebbe dovuto far riflettere in tal senso, ma così non è stato. Si è perseverato nel portare avanti un progetto senza futuro, imperniato sulla casualità e sulle capacità dei singoli di vincere da soli una partita, coi risultati che abbiamo visto tutti.
La sua
Argentina senza equilibrio esce dal mondiale mestamente, con le ossa rotte per gli scempi in serie commessi da un tecnico che non ha fatto altro che provocare da quando è arrivato al mondiale, e che definire tale è un mezzo insulto per la categoria: è il mio pensiero, sia chiaro, ma credo che oggi parecchi addetti ai lavori molto più autorevoli del sottoscritto la pensino esattamente allo stesso modo.