A due giorni dalla disfatta della nazionale di Lippi contro la Slovacchia, non mi voglio lanciare in una sfrenata esaltazione di
Cassano,
Balotelli,
Miccoli e
Borriello, perchè innanzitutto sarebbe troppo facile, e poi non c'è la controprova che inserendo qualcuno dei sopracitati il prodotto offerto dagli azzurri sarebbe stato migliore.
Continuo a pensare che
Cassano in Sudafrica dovesse andarci, che aver portato
Gattuso e non
Ambrosini sia stato uno scandalo, e che se vuoi far giocare
Marchisio alla
Perrotta tanto vale portarti
Perrotta, che a quanto mi risulta era italiano nel 2006 e lo è ancora anche a distanza di quattro anni. Ma parliamo di chi c'era.
Lippi nel 2006 ha vinto perchè, oltre a disporre di ben altro materiale, era riuscito a creare un gruppo solido e compatto, cosa che evidentemente in
Sudafrica non è riuscita. Era chiaro che questa nazionale, tra le più scarse dell'intera storia azzurra (al confronto quella del 2002 del Trap era il Brasile di Pelè e Rivelino) anche a causa dell'inesistente ricambio generazionale in alcuni ruoli chiave, non avrebbe potuto bissare
Germania 2006, e questo credo fosse chiaro a tutti.
Certo è che, pur con tutti i suoi limiti, questa
Italia anche senza
Pirlo e
Buffon avrebbe dovuto passare senza problemi con almeno 6-7 punti un girone che, tolto l'ostico
Paraguay, aveva in
Nuova Zelanda e
Slovacchia due formazioni ampiamente alla sua portata. E invece, sempre sotto di un gol e mai in vantaggio, sempre bucati da attacchi non certo di livello mondiale, mai capaci di imbastire una manovra degna di tal nome e appigliati solo al caso e alla dea bendata, che stavolta si è guardata bene dal dare una mano dopo l'eccesso di lavoro del 2006. E di tutto questo, la colpa maggiore non può che essere del timoniere, quel
Marcello Lippi che con le sue scelte cervellotiche e i continui stravolgimenti tattici ha creato soprattutto tanta, tanta confusione.
Non mi ero sbagliato nella previsione pre-
Slovacchia, quando dissi che con un pareggio saremmo passati, visto che difficilmente la Slovacchia avrebbe battuto il
Paraguay. Questo significa che per passare un girone dal coefficiente di difficoltà pari a zero, sarebbero bastati 3 punti: attenzione, non 3 punti contro gli slovacchi, ma 3 punti in 3 partite, cosa che non sarebbe stata sufficiente in nessun'altro degli 8 gironi. Eppure non ci siamo riusciti, con l'onta ulteriore di un ultimo posto che calpesta la dignità sportiva di chi ancora si fregiava del titolo di "campione del mondo".
Vincere il raggruppamento significava giocarsi gli ottavi contro il non certo temibile
Giappone (anche se scommetto che contro
Cannavaro e
Chiellini anche
Honda sarebbe sembrato
David Villa), con un possibile approdo ai quarti di finale che sarebbe stato già una sorta di vittoria per una squadra qualitativamente non all'altezza delle favorite. Era il minimo sindacale per ricevere applausi, invece adesso c'è spazio solo per fischi e pernacchie.
Ma torniamo alle scelte di
Lippi. La formazione scesa in campo nella gara decisiva contro gli slovacchi non aveva nè capo, nè coda: giocarsi il passaggio del turno con quel che resta di Ringhio
Gattuso (dopo un anno a scaldare la panchina) in mezzo al campo, già gettava le basi per la debacle: tutto questo epurando
Marchisio, il trequartista che trequartista non è.
Inoltre, si era parlato tanto dell'innesto di
Maggio al posto di un
Criscito timido seppur diligente, in modo da avere più spinta sulla destra, con
Zambrotta dalla parte opposta. Opzione interessante, e che a mio parere andava impostata fin dall'inizio: ovviamente, poi in campo
Maggio ci è andato solo come soluzione della disperazione, e tanti saluti alla spinta sulle fasce e ai bei propositi della vigilia.
Infine, che dire di
Pepe: tanto mobile, quanto inutile. Eppure sempre in campo, escludendo il secondo tempo contro la
Nuova Zelanda, per cui tra l'altro si è pure arrabbiato. Ha fatto più
Quagliarella in mezz'ora di
Pepe in tre gare, ma a quanto pare a
Lippi tutto quel movimento senza costrutto del neo-juventino piaceva, e così nonostante la sua pochezza tecnica è diventato un intoccabile.
Il
Lippi-bis, conti alla mano, si è rivelato una sciagura: dopo la fugace apparizione nella Confederations Cup, sbattuti fuori da
Egitto e
Usa, il ritorno in Sudafrica è stato peggiore. E intanto, i colori azzurri dopo l'exploit di quattro anni fa, continuano a collezionare figuracce in serie, alimentando un trend che adesso Cesare Prandelli sarà chiamato a invertire. Perchè si può perdere, si può essere eliminati, ma non così.