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14 ottobre 2013

Liverani come Strama, nel girone degli ignavi (con riserva)


Avrei voluto scrivere questo post diversi giorni fa, quando l'esonero di Liverani da parte del presidente Preziosi era ormai cosa fatta e aprire una discussione del genere avrebbe avuto forse molto più senso di quanto non ne abbia invece adesso. Ad ogni modo, il tempo è quello che è ultimamente, e confido nel fatto che il concetto principale che voglio esprimere in questo articolo sia ancora interessante e non abbia superato la fatidica data di scadenza.

Vorrei partire da una nozione basilare tratta dal kit di sopravvivenza per tecnici del nostro campionato: nella serie A attuale, e con certi presidenti capaci di mangiarsi allenatori come fossero noccioline, il risultato per chi guida una prima squadra è l'unica via percorribile per garantirsi un futuro saldo, duraturo e per quanto possibile al riparo da fantasmi sempre pronti a uscire dall'oscurità dopo i primi scivoloni. Concetto abbastanza ineccepibile essendo le società di calcio delle vere e proprie aziende, ingrediente letale se d'estate si parla di progetto e costruzione salvo poi far rotolare teste alla terza o quarta giornata di campionato per un pareggio o una sconfitta di troppo.

18 settembre 2012

Juve, sei la più forte. Ma il fattore-Champions..

Asamoah esulta dopo il gol che chiude la partita.

Un carrarmato. La Juventus di Conte/Carrera non si è fermata neanche a Genova, nonostante le basi per interrompere la striscia di imbattibilità fossero tanto solide quanto lo erano state nella notte di Napoli nella quale la rimonta firmata Estigarribia-Pepe inserì nuova fiducia nel motore della squadra che di lì a poco si sarebbe laureata campione d'Italia.

18 ottobre 2009

Troppa Inter, 5-0 al Genoa!

Ricordo una frase di Mourinho di qualche tempo fa, detta in risposta a una domanda riguardante l'allora ipotizzata (ma molto remota) partenza di Ibrahimovic. Il tecnico portoghese disse pressappoco così: "Nessun giocatore vale quanto un club".

Ieri, assistendo allo show dei nerazzurri a Genova, questa frase mi è tornata prepotentemente in testa. La grande emergenza ha partorito la più rotonda vittoria esterna del campionato, e una delle più rotonde della centenaria storia del club di Massimo Moratti: un 5-0 senza repliche, proprio sul campo in cui maturò qualche sabato addietro la prima sconfitta stagionale (firmata Pazzini). Mancavano Milito e Motta (e addio derby degli ex), negli ultimi giorni si era aggiunto anche il forfait di Eto'o: sul campo però non se n'è accorto nessuno, assistendo ad una prestazione da parte dei campioni in carica addirittura superiore a quella sfoderata, al gran completo, nel derby col Milan.


Le scelte di Mourinho hanno pagato, stavolta. Senza i suoi bomber di fiducia, addio 4-3-1-2 e largo ad un 4-3-2-1, con Balotelli terminale offensivo, supportato da Stankovic e Sneijder, in gran serata. In mezzo al campo, cerniera formata da Zanetti-Cambiasso-Muntari. Là davanti il "colored" bresciano, al di là della solita spocchia mista a nervosismo, assolve benissimo il compito di unica punta, e col suo movimento non dà punti di riferimento alla retroguardia rossoblù.

Il gol di Cambiasso mette sposta subito l'inerzia della gara dalla parte dei nerazzurri. Il raddoppio porta la firma di Balotelli, ben servito da Sneijder e bravo a battere in diagonale Amelia. Da applausi il 3-0, arrivato allo scadere del primo tempo: Amelia esce abbondantemente dall'area di rigore, sbaglia il rinvio recapitando il pallone tra i piedi di Stankovic che non ci pensa due volte e al volo da 50 metri spedisce il pallone nella porta sguarnita. L'erroraccio del portiere genoano non sminuisce la bellezza del gesto tecnico del serbo, che chiude così un primo tempo senza storia. Per Julio Cesar, un primo tempo di tutto riposo.

Nel secondo tempo, accademia e poco altro. Il Genoa non ci crede più, Mou inizia a pensare alla Dinamo Kiev e risparmia un dolorante Cambiasso facendo spazio a Vieira. E' proprio la serata del tecnico di Setubal, visto che proprio il capriccioso francese sigla il gol del 4-0, concretizzando al meglio un assist del solito Sneijder. Maicon chiude il pokerissimo pochi minuti dopo, sfruttando l'ennesimo pasticcio della retroguardia dei grifoni, poi si aspetta solo il fischio finale, che arriva senza che l'arbitro assegni un solo minuto di recupero. In una serata così, non avrebbe avuto senso darne.

L'Inter si proietta così in testa alla classifica, in attesa dell'esito di Lazio-Sampdoria. Una vittoria esterna dei blucerchiati farebbe sorridere almeno una metà di Genova e manderebbe Cassano e company in coabitazione coi nerazzurri.

Certo è che una prova del genere mette pressione alla concorrenza, in considerazione del valore dell'avversario e della condizione dei nerazzurri, privi di tre uomini chiave e con i nazionali sudamericani ritornati solo venerdì dalla trasferta intercontinentale con le rispettive nazionali. Tanti si aspettavano una frenata, è arrivato un prepotente segnale di fuga: se la Juventus non riprende a correre, c'è il rischio che ad arginare l'incedere nerazzurro rimanga davvero solo la Sampdoria.


21 maggio 2009

Inter: presi Milito e Motta, Arnautovic quasi

L'Inter va di fretta, e dopo aver chiuso il campionato, scatta per prima anche sul mercato. E' notizia di ieri l'ufficialità dell'acquisto da parte dell'Inter di Diego Milito e Thiago Motta dal Genoa. A scrivere la parola fine alla lunga trattativa che ha portato i due giocatori alla corte di Moratti, ci ha pensato il presidente rossoblù Preziosi: "Ho incontrato oggi (ieri, ndr) il presidente Moratti ed abbiamo raggiunto l'accordo per la cessione a fine stagione di Milito e Motta, che ringrazio per tutto quello che hanno dato".

Al club ligure vanno 18 milioni più il cartellino di Acquafresca, attaccante del Cagliari di proprietà dell'Inter, oltre ai prestiti dei giovani Bonucci e Viviano. Inoltre, sempre il presidente Preziosi dichiara di aver preso Floccari dall'Atalanta per 11 milioni, rimpolpando praticamente subito il parco attaccanti rimasto sguarnito dalla prossima partenza del Principe.

L'Inter ha fatto sicuramente un gran colpo, assicurandosi un attaccante di valore assoluto e un centrocampista universale che riesce ad abbinare qualità e quantità, oltre ad avere un gran senso del gol. Mi lascia perplesso il sacrificio di Acquafresca, senza il quale però l'affare non si sarebbe mai sbloccato. L'attaccante di origini polacche è un giovane promettente e con ampi margini di miglioramento: ha movenze che mi ricordano il primo Inzaghi, ma è più tecnico del bomber milanista. E poi fa gol. Insomma, per l'immediato va bene così, ma non è detto che tra un paio d'anni i nerazzurri non si pentano del sacrificio.

I campioni d'Italia però non si fermano a Milito e Motta, e sembra in dirittura d'arrivo un altro colpo, orientato in proiezione futura: si tratta di Marko Arnautovic, attaccante austro-serbo di 19 anni del Twente, autore quest'anno di 12 reti. Per l'acquisto dell'attaccante, indicato come "il nuovo Ibrahimovic", mancano ormai solo le firme, come ripete l'avvocato Peter Baars, socio dell'agente Robert Groener: "Abbiamo parlato con l'Inter già nei giorni scorsi e nell'ultima settimana: Arnautovic firmerà un contratto di cinque anni". Anche i termini dell'operazione per acquistare l'attaccante del Twente sono ormai definiti: "È una cifra vicina agli otto-nove milioni di euro".

Insomma, mentre le rivali storiche sono ancora alle prese con scelte importanti legate alla prossima guida tecnica, l'Inter ha già piazzato tre colpi: il rinnovamento della squadra di Mourinho (tentato dal Real Madrid, ma che afferma di restare al 99,99%) prosegue, e certamente non finirà qui. Anche perchè tra non molto si entrerà nel vivo della questione-Ibrahimovic, e c'è da scommettere che per i vertici nerazzurri sarà un'estate molto calda..

19 aprile 2009

Juve irriducibile, Grygera la salva all'ultimo respiro. Lazio, Zarate da 3 punti

L'Inter domina, la Juve mostra il suo straordinario carattere: è 1-1 a Torino, risultato che se da un lato permette ai bianconeri di non deporre definitivamente le armi di fronte agli acerrimi rivali, di fatto dà una consistenza sempre maggiore allo scudetto nerazzurro numero 17.

Mancano 6 giornate alla fine, e la squadra di Mourinho mantiene il +10 su quella di Ranieri, che adesso rischia di essere agguantata dal Milan, qualora i rossoneri riescano nel non impossibile compito di battere il Torino a San Siro.

Eppure, il risultato suona come una beffa proprio per la capolista, raggiunta a tempo scaduto da un colpo di testa di Grygera su azione di calcio d'angolo. In vantaggio con Balotelli al 19' della ripresa, l'Inter ha preso in mano la partita, e quando Tiago si è fatto espellere per un fallaccio sull'irridente attaccante di colore, sembrava fatta. Ma l'orgoglio, come ammette lo stesso Ranieri nel dopo-partita, premia ancora una volta la sua squadra.

Mourinho è comunque soddisfatto della prestazione e il suo sorriso rilassato e sereno dopo il fischio finale la dice lunga sullo stato d'animo del tecnico portoghese. "Mi piace giocare nello stadio di una squadra storica, pareggiare e vedere tutta la gioia di una compagine che torna a casa con un vantaggio di 10 punti. L'Inter oggi ha dimostrato perché si trova in testa alla classifica, perché è la migliore, la più forte". Sullo scudetto non c'è ancora alcuna certezza, ma ormai siamo alle ultime curve del tracciato. "La matematica ancora non ci dà ragione e non ci assegna lo scudetto. Nel gol marcavamo tutti, ma è arrivato Grygera come uomo-extra in area ed ha segnato il pareggio. La partita, però, era sotto il nostro controllo - ha aggiunto l'allenatore nerazzurro -. La gioia della Juve a fine match è una grandissima dimostrazione di stima per noi. Balotelli? Ha fatto i movimenti che avevamo provato - ha concluso Mourinho - ma non mi piace che parli con l'arbitro. Capisco che è un ragazzo di 18 anni, con una pressione addosso di un certo tipo; deve comunque rimanere concentrato e non fare caso ai cori razzisti".



Ed ecco l'intervista all'uomo partita sky, Mario Balotelli





Nell'anticipo del pomeriggio, un gol di Zarate al 60' ferma la corsa del Genoa di Gasperini. Partenza sprint dei Grifoni e Muslera fa un miracolo su colpo di testa di Biava. La Lazio risponde due volte con Pandev, ma Rubinho prima respinge, poi esce a valanga e devia il pallonetto. Al 42' e' Muslera ad uscire su Sculli. La ripresa e' tutta biancoceleste e il gol arriva al 60' con Zarate che batte Rubinho in diagonale. Nel recupero palo della Lazio, che adesso vede l'Uefa, mentre il Genoa, ancora orfano del Principe Milito, rischia di subire il sorpasso da parte della Fiorentina.