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01 agosto 2011

Addio ad Andrea Pazzagli, portiere cantautore


51 anni. Solo 51 anni, ed un destino avaro che per lui aveva scelto di fischiare la fine. Ci lascia Andrea Pazzagli, personaggio positivo che in carriera difese i pali di Bologna, Milan e Roma, sempre col sorriso. Calciatore di professione, cantautore per diletto, questo era Andrea. Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di un grande uomo, strappato troppo presto da questa terra.

Buon viaggio, portierone. E, come cantavi tu in una tua canzone, "speriamo che esistano gli angeli"..

09 gennaio 2010

Sangue sulla coppa d'Africa, 3 morti nell'attentato al bus del Togo



Un pullman di una nazionale africana viaggia verso l'Angola, sede della Coppa d'Africa 2010. Saltano fuori dei commandos, per quella che è un'imboscata in piena regola: in 20 minuti partono numerose raffiche di colpi, e si consuma una tragedia di proporzioni spaventose.

Tre morti e nove feriti, questo il bilancio dell'agguato. L'autista del pullman della squadra, l’allenatore in seconda Hubert Velud e l’addetto stampa non ce l'hanno fatta. Kodjovi Obilalé, portiere, sarebbe stato trasferito in Sudafrica in condizioni gravissime. A rivendicare l'attentato è stato il Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda (Flec).



Il Governo del Togo, dopo l'accaduto, ha ritirato la squadra dalla manifestazione, che a quanto pare verrà disputata nonostante tutto. Intanto però serpeggia la paura, e alcuni dei club che detengono i cartellini dei calciatori impegnati nella rassegna iniziano a chiedere il rientro dei propri tesserati (l'Udinese ha già chiesto il rimpatrio di Asamoah).

Assurdo che nel 2010 ci siano ancora Paesi ridotti a teatri di guerriglia e guerre civili. Assurdo come tante delle cose che accadono nel continente africano, dove si muore per poco e vivere è un privilegio più che un sacro diritto.

Andrebbe fermato tutto, questa coppa d'Africa già sporca di sangue rischia di costituire un serio pericolo per nuovi possibili attentati. E intanto, in attesa di nuovi sviluppi, l'Africa piange la morte di tre uomini e la vergogna di un fratricidio che va avanti da troppo, troppo tempo.

11 novembre 2009

Germania shock: si suicida Robert Enke



La Germania piange la morte di Robert Enke, trovato morto nel tardo pomeriggio di lunedì dopo l'impatto violento della sua automobile con un treno a un passaggio a livello a Neustadt am Rübenberge, nei pressi dell'abitazione del giocatore. Il portiere tedesco si è suicidato, per ragioni ancora non del tutto note. La polizia tedesca ha rinvenuto una lettera d'addio del giocatore, che conferma l'idea del suicidio.

"Era psicologicamente instabile", afferma Martin Kind presidente dell'Hannover. Nonostante i dubbi sul posto da titolare che Löw non poteva garantirgli, Enke "si è fatto sopraffare. Tutto questo non ha niente a che vedere con il calcio".

Qualsiasi sia la ragione che ha spinto un uomo di 32 anni a buttarsi sotto un treno, la sostanza comunque non cambia. Enke non ce l'ha fatta a sconfiggere il suo mostro, a vincere la partita più importante. E questo episodio dà nuovi spunti di riflessione: la depressione è un cancro invisibile, e non ne è immune neanche la gente spesso disegnata frettolosamente come "fortunata" solo perchè economicamente più agiata.

Addio, numero 1.

09 agosto 2009

Tragedia a Coverciano, muore Daniel Jarque

Agghiacciante. Ingiusto. E le parole scarseggiano, di fronte a tragedie del genere. A Coverciano, dove l'Espanyol si trovava in ritiro in vista dell'amichevole in programma a Rimini contro il Bologna, il centrocampista Daniel Jarque, 26 anni e capitano della squadra, è deceduto per un attacco cardiaco o per aneurisma, mentre parlava al telefono con la fidanzata.

Ad un certo punto, Jarque ha smesso di parlare. La donna ha subito chiamato i dirigenti del club catalano, che sono accorsi nella stanza del ragazzo, trovandolo però privo di sensi. Inutile la corsa in ospedale. Jarque, 26 anni compiuti il 1° gennaio, non ce l'ha fatta, e la Spagna piange un altro giovane calciatore a due anni dalla scomparsa di Antonio Puerta, che crollò in campo colto da infarto durante un Siviglia-Getafe.

Io mi chiedo come sia possibile perdere la vita in questo modo, a 26 anni. E non trovo una risposta, perchè risposta non può esserci. Un ragazzo della mia età ha perso la vita in pochi secondi, senza rendersene conto. E no, non riesco a capacitarmi di come possa essere possibile che ciò accada. Non ci sono disegni, non ci sono leggi che governano un bel niente. C'è solo il caos, che in questa vita rende tutto così imprevedibile e sfuggente.

Riposa in pace, giovane capitano.

24 maggio 2009

Tragedia a Parma: morto il tifoso vicentino

Non ce l'ha fatta Eugenio Bortolon, il tifoso 19enne precipitato ieri dal settore ospiti dello stadio Tardini di Parma. Le sue condizioni, già gravissime ieri, sono andata peggiorando fino alla morte per arresto cardiaco, dopo che era stato ricoverato all'Ospedale maggiore di Parma.

A nulla è servito l'intervento chirurgico all'addome, a cui era stato sottoposto il ragazzo. Durante l'operazione le condizioni del paziente si sono aggravate, "a causa di una gravissima emorragia e per il concomitante gravissimo trauma cranio-facciale". Nonostante le terapie adottate - conclude la note - la funzione cardio-circolatoria si è deteriorata fino all'arresto cardiaco".

Testimonianze e interrogatori di queste ore stanno intanto cercando di ricostruire con esattezza quanto accaduto. Bortolon, che da poco tempo seguiva in trasferta la compagine vicentina, si sarebbe semplicemente sporto dalla balaustra che chiude sui due lati la curva che ospita i tifosi ospiti, e avrebbe perso l'equilibrio, precipitando per alcuni metri. Contrariamente a quanto dichiarato in un primo momento, la gravità di quanto accaduto sarebbe stata immediatamente percepita da tutto lo stadio. Circostanza che riaccende le inevitabili polemiche sulla decisione di continuare la partita, dopo la sospensione voluta dai giocatori in campo, con Leon che spedisce il pallone in tribuna e le due squadre che si raccolgono in mezzo al campo ad aspettare notizie sulel condizioni del giovane. Poi, dopo 20 minuti, l'annuncio dello speaker del Tardini che parla di "condizioni critiche ma stabilizzate", e la decisione di portare a termine i 90 minuti. Le condizioni di Bortolon, in realtà, erano già gravissime.

Doveva essere un giorno di festa per la città di Parma, dopo che la squadra era riuscita ad ottenere la certezza del ritorno in serie A. E invece si è consumata la tragedia. Una assurda tragedia.

Stadi ancora una volta teatro di morte. E anche se stavolta non c'entrano scontri tra tifosi nè violenze sugli spalti, rimane la tristezza per eventi che con lo sport non dovrebbero mai avere nulla a che fare. Oggi sui campi si osserverà un minuto di silenzio.